Trentini, l’appello di don Ciotti: “Fare tutto per riportarlo a casa. Mobilitiamoci ogni giorno”

Trentini, l’appello di don Ciotti: “Fare tutto per riportarlo a casa. Mobilitiamoci ogni giorno” 1

Un banner è stato esposto alla conclusione della conferenza ‘Libertà per Alberto subito’ per richiedere il rilascio di Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da un anno, presso palazzo Marino a , 15 novembre 2025. /MOURAD BALTI TOUATI (ansa)

“L’arresto di Alberto Trentini non può essere considerato tale, ma piuttosto un rapimento. L’Italia ha la responsabilità di riportarlo a casa”. Queste sono le riflessioni di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, in merito al cooperante italiano trattenuto in Venezuela da 411 giorni. “L’Italia, che in eventi pubblici si affianca ai ‘grandi’ deve fare tutto il possibile per riportarlo dai suoi genitori”. E invita tutti a: “mobilitarci ogni giorno, organizzarci e rimanere tutti dalla parte di Alberto, dalla parte della libertà e della dignità della vita umana”.

Quarantasei anni, originario di , al momento dell’arresto operava come cooperante per l’ong Humanity & Inclusion. “Alberto – ha affermato don Ciotti – rappresenta il meglio dell’Italia, quella che studia, lavora e si dedica al servizio degli altri, quella che porta in tutto il mondo i nostri valori costituzionali”. Da , dove ha partecipato alla marcia per la pace organizzata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, giustizia e pace, il presidente di Libera sottolinea che “il nome di Alberto non porta con sé alcuna colpa. È semplicemente vittima di un gioco di che lo supera. È intrappolato in una situazione geopolitica sempre più complessa”. E lascia intendere che l’Italia potrebbe non aver ancora fatto sufficientemente.

“Altri ostaggi sono stati liberati, anche da paesi che sono apertamente ostili al governo venezuelano – ricorda. È tempo di dimostrare che l’Italia ha una credibilità internazionale e sa farla valere”. Il presidente di Libera tocca un punto delicato della diplomazia nazionale e internazionale. “Da una parte c’è l’apparenza: le passerelle dei politici durante gli incontri internazionali, i sorrisi, le promesse e le strette di mano – osserva – dall’altra ci si augura ci sia sostanza: un dialogo intenso che mobiliti ogni risorsa per la vita di Alberto Trentini”.

Secondo don Ciotti, “nessuna possibilità deve essere trascurata. Nessun contatto deve essere perso. Nessuna risorsa, materiale o immateriale, deve essere risparmiata. Perché Alberto non ha risparmiato la sua energia e il suo coraggio e noi gli dobbiamo lo stesso impegno generoso. Combattere per la libertà di Alberto Trentini significa combattere per la libertà di tutti, in Venezuela, in Italia e nel mondo intero. Significa affermare che la libertà è un diritto universale che trascende ogni interesse personale”.

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