Treviso, chiusa una scuola nel bosco completamente abusiva

Treviso, chiusa una scuola nel bosco completamente abusiva 1

– Bambini della Scuola Marie Curie, mangiano alla mensa scolastica con il pranzo di Milano Ristorazione 

Nessun suono di campanella ad annunciare l’inizio delle lezioni, nessun banco ordinato, né registri elettronici. Solo bambini, alberi, prati e un’idea di educazione distante dalla scuola convenzionale. Così si presentava il contesto educativo situato in un casolare immerso nella pedemontana asolana, a Monfumo, nel Trevigiano. Un luogo che si definiva “alternativo”, ispirato alla natura e a un apprendimento libero, quasi come una scuola nel bosco. Tuttavia, dietro quell’immagine idilliaca si celava una realtà ben diversa.

I sigilli

Il 23 dicembre scorso, quella che per molti genitori era diventata una risorsa educativa è stata ufficialmente bloccata. I controlli effettuati dall’Usl 2 Marca Trevigiana in collaborazione con i carabinieri del Nas hanno infatti confermato che la struttura operava senza alcuna autorizzazione regionale, risultando pertanto abusiva.

I controlli

L’ispezione è scattata dopo alcune segnalazioni riguardanti la proliferazione, soprattutto nel periodo post-Covid, di istituzioni scolastiche “alternative”. Quando sanitari e militari hanno varcato il cancello del casolare di via Ca’ Corniani, il 15 dicembre, all’interno erano presenti 14 bambini di età compresa tra i due e i cinque anni impegnati in attività che, a tutti gli effetti, costituivano un servizio educativo per la prima infanzia. In un’area separata del complesso, invece, si trovavano nove bambini più grandi, tra gli otto e i dieci anni, coinvolti in percorsi di istruzione parentale.

L’homeschooling

Ed è proprio su questa distinzione che si basa il fulcro della questione. L’homeschooling, in Italia, è permesso: i genitori possono optare per educare i propri figli al di fuori della scuola tradizionale, a condizione di rispettare precisi obblighi, come la comunicazione annuale alle autorità scolastiche e la verifica del raggiungimento degli obiettivi ministeriali. Tuttavia, la situazione è differente per i servizi educativi per l’infanzia. Per avviare e gestire un asilo sono necessarie autorizzazioni specifiche e il rispetto di requisiti strutturali, organizzativi e amministrativi molto rigorosi. Requisiti che, stando a quanto emerso dai controlli, non erano mai stati richiesti né ottenuti. L’attività rivolta ai bambini più piccoli veniva quindi svolta in totale assenza di titoli autorizzativi.

L’ordinanza del sindaco

A formalizzare la decisione è stata un’ordinanza firmata dal sindaco il 23 dicembre. Il provvedimento vieta la continuazione di tutte le attività svolte nel casolare: dal servizio educativo per l’infanzia all’istruzione parentale, fino alla somministrazione e al riscaldamento dei cibi. «Il provvedimento – si legge nell’ordinanza – è stato adottato per tutelare la salute pubblica», con particolare riferimento alla presenza di minori. L’associazione che gestiva la struttura, “Il Noce” di Pieve del Grappa, per il momento non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma lascia intendere che la questione potrebbe proseguire in sede legale.

La testimonianza

A descrivere ciò che accadeva all’interno è anche un’ex insegnante che ha lavorato nella scuola per un periodo di sostituzione. «Il metodo didattico era molto diverso da quello tradizionale, in tutte le materie – spiega –. L’ambiente era estremamente pulito e curato, soprattutto perché i bambini trascorrevano molto tempo sul pavimento. Le educatrici erano competenti, ma ho sempre pensato che i ragazzi potessero affrontare difficoltà di integrazione una volta arrivati alle scuole medie. Era un contesto molto particolare, quasi isolato».

Nato durante il Covid

Secondo il racconto della docente, molti genitori si erano rivolti a quella scuola anche per motivazioni legate alla pandemia. «Diversi erano no vax e durante il Covid i loro figli non avrebbero potuto frequentare la scuola tradizionale. Per questo provenivano anche da lontano: in zona non c’erano realtà simili. All’inizio c’erano classi molto piccole, sei o sette bambini, tutti con famiglie non vaccinate per scelta educativa. Poi la struttura ha cominciato a operare a pieno regime». Un esperimento educativo nato con l’intento di offrire un’alternativa, ma che si è scontrato con il limite invalicabile delle normative. E ora, dietro l’ della scuola nel bosco, rimane una questione aperta che potrebbe trasferirsi dai prati del Trevigiano alle aule di tribunale.

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