Il gip Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara ha preso una decisione e ha accolto la richiesta della Procura di Ferrara, archiviando l’indagine avviata a seguito della denuncia presentata dalla moglie di un detenuto per un presunto caso di tortura che si sarebbe verificato il 7 settembre 2024 all’interno del carcere di via Arginone ai danni del coniuge. Sotto esame da parte degli inquirenti erano finiti cinque agenti della Polizia Penitenziaria, tutti assistiti dall’avvocato Denis Lovison, per i quali era stata richiesta l’archiviazione.
L’archiviazione era stata contestata dall’avvocato Giuseppe Incandela, legale del detenuto che avrebbe subito violenze durante l’episodio.
Secondo quanto riportato nella denuncia, tutto sarebbe iniziato nella quinta sezione del carcere di via Arginone, dove si sarebbe verificato un litigio tra due detenuti stranieri. Uno dei due avrebbe colpito l’altro con uno schiaffo attraverso le sbarre della cella. A quel punto, il detenuto che oggi denuncia di aver subito torture avrebbe preso una lametta ricavata da un rasoio e, durante l’intervento di un agente della Polizia Penitenziaria, lo avrebbe ferito a un braccio. Gli agenti sarebbero quindi intervenuti per immobilizzarlo e trasferirlo in isolamento.
È in queste fasi concitate che, secondo quanto riportato nella denuncia, si sarebbero verificate le presunte violenze. La moglie del detenuto ha comunicato ai carabinieri che il marito era stato colpito a calci e pugni all’interno dell’ascensore mentre veniva accompagnato dal terzo piano al piano terra e di aver subito ulteriori percosse nella cella di isolamento. Ha inoltre riferito che era stato spogliato e lasciato al freddo dopo la rimozione di una finestra, ricevendo nuovamente i propri vestiti soltanto il giorno successivo.
Le indagini hanno permesso di acquisire anche le immagini delle telecamere interne dell’istituto penitenziario. Secondo la Procura, dai filmati risulterebbe che almeno un agente avrebbe colpito il detenuto, mentre un altro sarebbe intervenuto per fermare l’azione del collega. Gli inquirenti hanno però ritenuto che l’intervento del personale dovesse essere valutato nel contesto della resistenza opposta dal detenuto e che le condotte accertate, sebbene in parte criticabili, non hanno raggiunto il livello richiesto dalla legge per configurare il reato di tortura. Per quanto riguarda la spoliazione e la rimozione della finestra, la Procura le ha considerate parte delle procedure di sicurezza adottate dopo l’episodio, pur evidenziando un ritardo nella restituzione degli indumenti.
Da qui la richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero, accolta dal gip del tribunale di Ferrara. Tuttavia, nell’ordinanza, il giudice riconosce comunque sussistente il reato di lesioni personali a carico di un agente della Polizia Penitenziaria, ma sottolinea l’assenza di una valida condizione di procedibilità. La querela, infatti, era stata presentata dalla moglie del detenuto, mentre avrebbe dovuto essere sporta dallo stesso interessato oppure da un procuratore speciale da lui designato per poter essere poi ritenuta utilizzabile.