Un giovane di 26 anni condannato per aver investito un’auto ferma al semaforo, causando la morte di una donna.
Argenta. Per la tragica scomparsa di Marika Cucchiarini, la madre di 45 anni, deceduta il 7 giugno 2024 a seguito di un grave incidente stradale verificatosi la sera precedente lungo la SS16 Adriatica, a San Nicolò, nel comune di Argenta, ieri (9 aprile) mattina, un 26enne di Ferrara – attualmente sotto processo per omicidio stradale e lesioni, aggravate dalla guida in stato di ebbrezza – è stato condannato a 3 anni e 4 mesi dal gup Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara, dopo che la Procura aveva inizialmente richiesto una pena significativamente più alta, pari a 5 anni e 4 mesi.
Quella sera, Cucchiarini – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – stava accompagnando a casa il figlio, un altro ragazzo e due ragazze – tutti di 18 anni – dopo una serata trascorsa in discoteca per festeggiare la conclusione dell’anno scolastico. I cinque – che si trovavano a bordo di una Citroen C3 – erano fermi al semaforo di un cantiere lungo la Strada Statale 16 Adriatica, quando l’automobile, una Renault Clio, guidata dal 26enne – risultato positivo all’alcoltest – li tamponò violentemente.
La 45enne perse la vita nel pomeriggio di venerdì 7 giugno nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore di Bologna, dove era stata trasportata in elisoccorso in condizioni critiche e disperate, a seguito dell’incidente avvenuto intorno alle 2 di notte del 6 giugno.
Gli altri quattro giovani presenti in auto con lei, tutti gravemente feriti, ma fortunatamente senza mai essere in pericolo di vita, si erano salvati.
Inizialmente arrestato e posto ai domiciliari, durante l’interrogatorio davanti al gip Silvia Marini del tribunale di Ferrara, il 26enne – assistito dagli avvocati Pasquale Longobucco e Carmelo Marcello – aveva dichiarato di sentirsi distrutto e mortificato per quanto accaduto e di non aver notato l’auto davanti a lui. Aveva inoltre riferito che il front assist della sua automobile, un sistema di sicurezza attiva progettato per prevenire le collisioni frontali, non si sarebbe attivato in quei tragici momenti precedenti all’impatto.
Nel pronunciare la propria sentenza, il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche, considerandole prevalenti rispetto alle aggravanti, senza però accogliere la richiesta di concorso di colpa, come sostenuto dalla difesa dell’imputato, in particolare per le lesioni subite dai ragazzi: quelli seduti nei sedili posteriori non avrebbero indossato le cinture di sicurezza al momento dell’incidente. Il procedimento, celebrato con rito abbreviato, si è svolto senza alcuna costituzione di parte civile, a seguito dell’avvenuto risarcimento dei danni a favore di tutte le persone coinvolte.
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