Ferrara commemora e saluta Fabrizio Plessi, scomparso all’età di 86 anni. Riconosciuto come un grande pioniere della videoarte a livello internazionale, ha a lungo intrecciato la sua storia con la città estense, considerata la prima capitale della videoarte, da cui è partita la sua ricerca.
Originario dell’Emilia, ma adottato da Venezia, Plessi ha avviato una proficua collaborazione di oltre trent’anni con Ferrara, inizialmente legata all’attività espositiva curata da Franco Farina a Palazzo dei Diamanti e al Centro Attività Visive, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Successivamente, ha dato vita a un vero e proprio sodalizio con il Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora e con la supervisione tecnica di Carlo Ansaloni, che ha contribuito a scrivere la storia della videoarte.
Il debutto ferrarese di Plessi risale alla metà degli anni Sessanta, quando il suo lavoro era ancora ancorato alla pittura e al disegno, come dimostra la sua partecipazione alla mostra Prospettive I (1966), curata da Enrico Crispolti e Giorgio di Genova. Negli anni successivi, nei primi anni Settanta, ha presentato in due occasioni (1972 e 1974) le sue ricerche concettuali, che lo hanno portato a esplorare oltre i tradizionali mezzi pittorici, interrogandosi con ironia sul ruolo dell’arte nella realtà contemporanea.
È quindi giunto il momento di avventurarsi nel video, e Ferrara si è rivelata il contesto ideale, poiché dal 1973 Bonora aveva inaugurato il Centro Video Arte. Questa struttura pionieristica rappresentava un unicum nel panorama museale italiano, in quanto disponeva di mezzi di produzione per realizzare video-interviste agli artisti e opere video vere e proprie. Con Acquabiografico e Travel, realizzati nel 1974 in collaborazione con il Centro, inizia una ricerca che esplora le molteplici possibilità del video come mezzo espressivo, grazie al costante supporto tecnico-scientifico della struttura ferrarese.
Inizialmente, la ricerca di Plessi utilizza il video per documentare performance in cui vengono esplorati i molteplici significati dell’elemento acquatico, che diventa il fulcro delle sue indagini. Durante gli anni Settanta, anche grazie all’apertura di nuovi spazi a Ferrara, come la Sala Polivalente, le sue produzioni acquisiscono una crescente complessità: i monitor si moltiplicano e si integrano nelle performance, creando un fertile cortocircuito tra sonorità, movimenti corporei, fluidità dell’elemento acquatico e dinamicità del linguaggio video. È proprio nella Sala Polivalente che Plessi realizza la sua prima videoinstallazione, Liquid Gravity Center, nel 1982, in cui l’immagine elettronica interagisce con l’ambiente, coinvolgendo direttamente l’esperienza fisica e percettiva del pubblico. L’anno precedente, grazie alla produzione del Centro Video Arte, era stata creata anche la prima videoscultura, Arco liquido, che collegava due monitor con un neon in una poetica e ironica rievocazione del tema del chiaro di luna. Questo segna l’inizio di una produzione che avrebbe conquistato spazi sempre più ampi e modalità percettive sempre più coinvolgenti, esplorando la natura dei vari elementi e la loro relazione con la storia e l’immaginario collettivo. Un percorso che ha portato Plessi a esporre in musei prestigiosi e manifestazioni internazionali, rappresentando l’Italia nel 1986 alla 42a Biennale di Venezia, affermandosi come uno dei più significativi interpreti delle ricerche videografiche degli ultimi decenni.
Fino all’inizio degli anni Novanta, il Centro Video Arte ha sostenuto la creazione di opere ambiziose e innovative, come Roma allestita a Documenta a Kassel nel 1987 o Tempo Liquido, realizzata al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nel 1990. In queste opere epocali, la presenza dei monitor si moltiplica in dispositivi scenografici potenti, attivando una rete di suggestioni percettive e significati simbolici: i miti legati all’acqua e alla ciclicità del tempo si riattivano grazie all’attualità del linguaggio video, creando un’esperienza coinvolgente e immersiva, capace di intrecciare memoria arcaica e contemporaneità tecnologica.
Alla struttura ferrarese si deve anche un attento lavoro di promozione della cultura del video, a partire dall’opera di Plessi, che nel 1974 con Travel ha ricevuto il Premio Speciale dell’International Film Festival di Asolo. L’organizzazione di festival, come U-tape, Videoset, L’immagine elettronica, Poliset, e la collaborazione con musei e istituzioni internazionali, dal Centre Pompidou al Moma alla New York University, ha creato una rete di relazioni a livello globale che ha sostenuto la produzione e la diffusione di un medium la cui eredità continua a essere fertile.
Questo prezioso patrimonio si è accumulato a Ferrara in un ampio archivio, di cui il lavoro di Plessi costituisce il nucleo più significativo: negli ultimi anni è stato restaurato e catalogato dal Comune di Ferrara, in collaborazione con l’Università di Udine, grazie al generoso supporto della Fondazione Giuseppe Pianori, e potrà essere valorizzato tra i capolavori delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara (GAMC), con la prossima e attesa riapertura di Palazzo Massari, nell’ambito della sezione dedicata alla videoarte prevista nel nuovo percorso museale ospitato nell’edificio, a conclusione dell’imponente intervento di restauro post sisma.
“Fabrizio Plessi rappresenta chiaramente quanto Ferrara sia stata cruciale per la videoarte e quanto la nostra città abbia saputo, in diverse epoche storiche, costruire una propria dimensione culturale e artistica, dando spazio e voce alla grande arte. Dalla nostra città è partita la ricerca di Plessi e ora gli archivi comunali custodiscono il frutto di quel percorso straordinario, che ha contribuito a creare un nuovo linguaggio per l’arte contemporanea. Un linguaggio che fa parte del patrimonio delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea di Ferrara e che potrà trovare nuovamente voce con la grande riapertura di Palazzo Massari”, ha ricordato il sindaco Alan Fabbri.
“È stato un vero pioniere della videoarte, capace di trasformare la tecnologia in un linguaggio artistico di straordinaria forza poetica. Il suo percorso è stato caratterizzato anche da un importante legame con Ferrara e con Palazzo dei Diamanti, dove, grazie alla collaborazione con Franco Farina, ha saputo portare una visione profondamente innovativa, contribuendo a fare di questo luogo un laboratorio aperto alla ricerca e ai nuovi linguaggi dell’arte contemporanea. Quella collaborazione rappresenta un capitolo significativo nella storia di Palazzo dei Diamanti e nella capacità di Ferrara di accogliere e valorizzare le esperienze artistiche più avanzate del proprio tempo”, ha aggiunto l’assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli.
Foto in copertina: Gianni Toti, Lola Bonora, Fabrizio Plessi e Janus, dicembre 1984 Ferrara, © GAMC, foto Marco Caselli Nirmal