Addio Mauro Piccoli, grande capocronista e gentiluomo del giornalismo
Mauro Piccoli (a destra) con Ezio Mauro
Il nostro collega Mauro Piccoli ci ha lasciato, creando un grande vuoto all’interno di Repubblica. Mauro aveva 76 anni ed era malato da tempo; era arrivato a “Piazza Indipendenza” (la nostra storica sede, dove Repubblica è nata il 14 gennaio 1976) negli anni Novanta, dopo aver lavorato a Paese Sera e al Messaggero. Eccellente capocronista, dotato di una qualità rara nei “settori di corsa” dei giornali, ovvero la calma, all’interno di Repubblica ha diretto diversi reparti, dalla Cronaca di Roma al Politico, passando per molti anni in Cronaca Nazionale, lasciando sempre un’impronta significativa sia professionale che umana in coloro che hanno collaborato con lui. Nel 2004 Mauro ha assunto la direzione della Domenica, il prestigioso inserto culturale che arricchiva il giornale con racconti, riflessioni e analisi, per poi dedicarsi all’organizzazione del festival di Repubblica delle Idee.
Figlio di Flaminio Piccoli, leader della DC, e padre di due figlie adorate, Arianna ed Elisa, Mauro Piccoli è stato un mentore per una generazione di cronisti e croniste. Con un fiuto eccezionale per la notizia, la sua porta era sempre aperta (all’epoca non c’erano gli open space) e anche nei momenti più frenetici, Mauro dedicava preziosi minuti a spiegare qual era il “cuore” del pezzo, quale fosse il dettaglio cruciale, sempre mantenendo un rigoroso controllo su dati e fonti. E se il giorno seguente il settore commetteva “un buco”, cioè riportava una notizia errata, si assumeva – sempre – la responsabilità. Il suo commento, caratterizzato dal suo inconfondibile senso dell’umorismo, era: “Pazienza, ogni giorno ha la sua croce. Con cosa mi sorprendere per domani?”.
Inoltre, la sua porta era aperta anche per questioni personali: Mauro ascoltava, agiva, riportava la calma e proteggeva. In Cronaca Nazionale aveva implementato la riforma voluta da Ezio Mauro delle celebri ultime pagine, che sono poi diventate un modello per tutti i quotidiani: partire dai grandi eventi del giorno, sempre accompagnati da un approfondimento che rendesse duratura quella storia, per concludere con un tema di società o costume.
Disegnava le pagine a mano, con una grande matita grigia, fogli su fogli che consegnava ai grafici con una scansione delle notizie perfettamente delineata. E spesso accadeva che la sera, magari era già mezzanotte, invitasse colleghe e colleghi per una spaghettata a casa sua, con lunghe conversazioni e grandi risate che si protraevano fino a tarda ora. E il giorno seguente si ripartiva, perché i giornali sono anche questo, vita e lavoro che si intrecciano. Ciao Mauro, ci mancherai.