Attenzione ai dodici intenzionati a rimuovere i leader della Brexit, il romanzo di Enrico Franceschini.
Inizia come una barzelletta, di quelle politicamente scorrette che si narravano un tempo: «Ci sono un italiano, un francese e uno spagnolo». Tuttavia, in questo caso i protagonisti non sono tre, ma dodici. Una «sporca dozzina» di giornalisti, otto uomini e quattro donne, di nazionalità diverse, così come la loro età: tutti corrispondenti da Londra per i principali quotidiani del “Continente”, che si incontrano periodicamente al Cinnamon Club, un ristorante esclusivo a pochi passi da Downing Street e Westminster, famoso per le colazioni di lavoro con i potenti o power breakfast. È proprio lì che si trovano quando si apre il sipario su questa vicenda, colti nel momento in cui a Londra si consuma la dolorosa frattura della Brexit. E proprio “romanzo della Brexit” potrebbe essere il sottotitolo di Arrivederci Londra, l’ultima opera di Enrico Franceschini, una dark comedy surreale come la pagina di storia che dieci anni fa ha diviso l’Europa.
Tra di loro figura anche Andrea Muratori, soprannominato Mura, una vecchia conoscenza per coloro che hanno seguito Franceschini non solo come storico corrispondente estero di Repubblica — iniziando da New York, poi Washington, Mosca, Gerusalemme e infine Londra, dove risiede attualmente — ma anche nel suo percorso come romanziere. Al personaggio di “Mura”, ex inviato di punta di un importante quotidiano e suo alter ego letterario, l’autore aveva già dedicato la trilogia noir ambientata in Romagna, composta da Bassa marea, Ferragosto e Un’estate a Borgomarina. Ora lo ritroviamo, in una sorta di prequel ideale, sempre nei panni del giornalista con «il blazer blu e i jeans in tutte le stagioni», ma con qualche anno in meno e l’incarico di corrispondente da Londra proprio per Repubblica. Un uomo che, oltre al fascino del suo lavoro, sembra essere molto influenzato dalle sue colleghe donne. Insieme agli altri undici cronisti europei, elaborerà un piano per eliminare uno dopo l’altro i “brexitiani” di ferro della capitale britannica, ritenuti da loro colpevoli di aver perpetrato un vero e proprio “tradimento”.
Senza svelare troppo, essendo pur sempre un giallo per quanto semiserio, possiamo affermare che ci saranno morti e feriti. Tuttavia, le pagine più divertenti rimangono quelle della caccia alle vittime designate, quartiere per quartiere, con gli atroci scherzi messi in atto, i pedinamenti in coppia e la rocambolesca sorte che attende alcuni dei malcapitati traditori. D’altronde, l’ironia è uno strumento che Franceschini dimostra di saper utilizzare con grande abilità. A partire dalle primissime pagine, quando ci descrive l’Unione Europea: «Chi non desidererebbe far parte di una simile associazione di Paesi democratici? Non a caso la lista dei candidati a iscriversi è lunga, sebbene uno dei membri abbia deciso di andarsene, sebbene non sia del tutto chiaro dove». Fino alle critiche a Boris Johnson, soprannominato BoJo dai tabloid, le cui opinioni sono «variabili come le condizioni meteorologiche in Inghilterra».
Inoltre, riesce altrettanto bene a mescolare il ritmo del romanziere con le tecniche del giornalista che sa come mantenere viva l’attenzione dei suoi lettori. Anche quando non si tratta di fantapolitica, come nel suo precedente thriller Le notti di Mosca, ma di eventi e personaggi reali. Se la trama del complotto contro i brexitiani è infatti frutto di fantasia, tutto il resto è stato sotto i nostri occhi nel corso dell’ultimo decennio. Dal risultato del referendum, quel beffardo 51,9 contro 48,1 dei “Remain”, alle prime vittime di Covid con cui si conclude il romanzo. Insieme all’auspicio che un giorno i sudditi di Sua Maestà rientrino nella Ue, «perché gli inglesi appartengono all’Europa». E parafrasando una vecchia battuta sul proverbiale euroscetticismo britannico, non dobbiamo permettere che la nebbia sulla Manica isoli per sempre la Gran Bretagna.
Il libro
Arrivederci Londra di Enrico Franceschini (Baldini + Castoldi, pagg. 256, euro 19)
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