Giuseppe Petrosino: il valoroso italo-americano che oppose resistenza ai Black Hand

Nella New York di fine ‘800, un agente di polizia di nome Giuseppe Petrosino, noto come Joe, iniziò a farsi strada all’interno del dipartimento della Grande Mela.

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Proveniente da Padula, in provincia di Salerno, nel 1860 emigrò con la famiglia negli Stati Uniti e iniziò a lavorare come spazzino nel quartiere di Little Italy. Fu proprio in quel contesto che, secondo la leggenda, venne arruolato dalla polizia.

A soli 23 anni, entrò a far parte del dipartimento di New York e nel 1895 ricevette la promozione a sergente dall’assessore Theodore Roosevelt.

  • Nel 1905, ormai tenente, fondò la prima squadra di investigatori di origine italiana (Italian Branch), con l’obiettivo di infiltrare agenti nelle organizzazioni criminali.

Nel medesimo periodo in cui Giuseppe Petrosino si affermava nelle forze dell’ordine, la criminalità organizzata iniziava a radicarsi nel sud d’Italia, in particolare a Palermo, in Sicilia.

Black Hand (la Mano Nera): così veniva denominata dai giornali dell’epoca questa società segreta composta da assassini, estorsori e ladri.

Ma chi erano esattamente questi “Black Hand”?

Il termine “Mano Nera” derivava dal simbolo che i membri della malavita lasciavano su una busta, avvertendo chi la riceveva:

Questa è un’estorsione! Paga o saranno guai per te.

È interessante notare che tutto ciò avvenne prima ancora che il termine “mafia” venisse coniato, un termine di cui oggi si parla frequentemente in televisione e sui giornali.

Il termine Black Hand viene fatto risalire al 1880, quando iniziarono a comparire sui muri mani sporche di carbone.

La Mano Nera cominciò a espandersi grazie al fenomeno migratorio che portò molti italiani del sud a lasciare la propria terra per trasferirsi in America, e fu proprio da qui che iniziarono i problemi:

dal 1900 al 1920, i Black Hand occuparono New York, Chicago e San Francisco, rendendo sempre più difficile il loro controllo.

I membri di questa organizzazione criminale cercavano di estorcere denaro con la violenza, incendiando abitazioni, devastando negozi e rapendo i figli di coloro che si opponevano a tale sistema.

In quegli anni a New York erano già presenti attività criminali, poliziotti corrotti e tutto ciò che in gergo americano veniva definito “racket”, ma per sconfiggere i Black Hand era necessaria una persona in grado di comprendere il linguaggio e la cultura italiana, una persona che rispondeva al nome di Giuseppe Petrosino.

Il caso del Delitto del Barile

Joe non solo riuscì ad arrestare 500 criminali italo-americani, ma risolse numerosi casi, tra cui il Delitto del Barile: così chiamato per i resti di un malavitoso, Benedetto Madonia, rinvenuti all’interno di un barile nel 1903.

Petrosini analizzò la mappatura della criminalità di New York e scoprì un collegamento tra l’organizzazione americana e quella italiana; fu così che incontrò il Lupo.

Durante la sua carriera, Joe ebbe l’opportunità di incontrare Ignazio Saietta (il Lupo), capo della “mano nera”.

Un soprannome non scelto a caso, dato che riservava alle sue vittime una fine orribile appendendole a ganci da macello e bruciandole vive.

Dopo qualche anno, il Tenente Petrosino, insieme alla sua Italian Branch, riuscì a trovare la pista giusta, quella che avrebbe inflitto un colpo decisivo a Saietta, ma non appena i boss si resero conto di quanto questo poliziotto rappresentasse una minaccia per i loro affari illeciti, decisero di eliminarlo.

Ingannato e ucciso.

<pCosì, il 12 marzo del 1909, fu rinvenuto il corpo di Giuseppe Petrosino, al centro di piazza Marina, vicino all'hotel in cui soggiornava nei pressi di Palermo.

Fu colpito da quattro proiettili e il colpo alla testa fu quello fatale. Joe Petrosino perdeva la vita, così, nel luogo in cui avrebbe dovuto incontrare un informatore, un uomo che avrebbe dovuto fornirgli informazioni su Don Vito Cascio Ferro (boss siciliano).

E mentre il Console statunitense telegrafava al suo governo:

Petrosino ucciso a revolverate nel centro della città questa sera. Gli assassini sconosciuti. Muore un martire.

la salma giunse in America, dove una folla di oltre 250 mila persone lo attendeva per rendere omaggio al primo poliziotto assassinato dalla mafia.

Nonostante la sua notorietà, la verità sul suo omicidio rimase nascosta per oltre 100 anni, fino a quando, nel giugno del 2014, emerse il vero mandante dell’omicidio: il boss Cascio Ferro.

Gli anni sono trascorsi, ma è importante per noi ricordare figure come queste che, proprio come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, hanno sacrificato la loro vita per combattere un veleno chiamato Mafia.

Silvia Morreale

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