Gli editoriali di Calabresi, Verdelli e Molinari
2016. “Il mondo che vogliamo raccontare” di Mario Calabresi
Un quotidiano come Repubblica deve quotidianamente aspirare a camminare al fianco del suo lettore per aiutarlo a identificare i segnali più significativi nel frastuono in cui siamo immersi e fornire contesti che consentano di interpretare con chiarezza gli avvenimenti quotidiani. Nel disordine informativo di oggi, così come nell’Italia confusa di quel primo giornale di quarant’anni fa, non abbiamo bisogno di aggiungere (emozioni, toni apocalittici, indignazione ingiustificata) ma di selezionare, di presentare a voi lettori ciò che ha valore e stimola la vostra intelligenza piuttosto che le vostre emozioni, perché alla fine, come affermava Montaigne, “è preferibile una mente ben formata a una mente ben piena”.
Ieri mattina ho ricevuto il testimone da Ezio Mauro, un direttore che è riuscito a garantire a questo giornale una nuova vita dopo la fase del suo fondatore, di conferirgli stabilità e resistenza per vent’anni e di accompagnarlo nel nuovo secolo. Ezio per me è stato un esempio di impegno, metodo e passione per le cose fatte con cura. Lasciandomi il suo posto, mi ha parlato della solitudine che un direttore vive nelle serate delle decisioni difficili e del valore di una redazione coesa e di una comunità di lettori molto forte. Iniziando questo percorso, ho portato con me ciò che considero fondamentale per affrontare la crisi di fiducia che oggi la società ha nei confronti dell’informazione: la capacità di mettersi in discussione, di correggersi in modo trasparente e di coltivare dubbi, che per me sono l’essenza della vita.
2019. “Un anno bellissimo” di Carlo Verdelli
Per il cittadino confuso, mi sento di garantire solo una cosa: ogni giorno ci impegneremo a comprendere e spiegare il tempo che stiamo vivendo, un periodo imprevisto e con esiti incerti, con la serietà, il rigore e la passione civile che rappresentano il vero patrimonio di questo giornale e della comunità che rappresenta. Una comunità variegata, che mai come oggi, nei mille rivoli in cui esprime il suo dissenso non verso un esito elettorale legittimo ma contro le fratture alla democrazia che quell’esito quotidianamente produce, ha il bisogno vitale di una casa comune dove ritrovarsi.
Noi siamo quella casa. E siamo disponibili, ogni ora e ogni giorno, nelle edicole e nel vasto mondo digitale. Pronti a informarvi, ma anche ad accogliervi, ad ascoltarvi, a progettare insieme a voi un’Italia diversa, e auspicabilmente più umana.
Come giornalista, non sono un prodotto di Repubblica e non mi sono formato in questa scuola. Tuttavia, anch’io sono cresciuto, sia professionalmente che personalmente, in sintonia con il lungo percorso di questa straordinaria avventura giornalistica e culturale. Da oggi ne prendo in prestito la guida, ringraziando l’editore per l’onore che mi ha concesso.
Il giornale, specialmente un giornale che rappresenta qualcosa di più di un semplice quotidiano, prospera sulla profonda sintonia con i propri lettori. Quelli che l’hanno sostenuto in molte battaglie per un Paese più civile. Quelli che andremo a cercare per ampliare la nostra casa comune. Il 2019 non sarà un anno bellissimo per l’Italia, ma faremo di tutto affinché non diventi terribile.
2020. “La sfida di un giornale e il Paese ferito” di Maurizio Molinari
Assumere la direzione di Repubblica implica raccogliere la sfida di descrivere un’Italia colpita dalla pandemia, ferita dalle disuguaglianze e segnata dal populismo, ma al contempo con le potenzialità per tornare a essere protagonista in Europa e nel mondo occidentale.
È una sfida che si basa sul rispetto per coloro che mi hanno preceduto nella guida di questo giornale, interpretando, sin dalla sua fondazione nel 1976, il bisogno di un’informazione di qualità, richiamandosi costantemente ai valori della Costituzione repubblicana e puntando, come ha affermato Eugenio Scalfari in una conversazione con Ezio Mauro, “sulla scommessa di trovare sempre nuovo pubblico”.
È altresì un rispetto per i lettori, che sono più intelligenti di noi e meritano ogni sforzo per spiegare quanto accade nelle nostre città e nel mondo, attraverso contenuti competitivi su ogni piattaforma, dalla carta al digitale.
La sfida che ci attende è descrivere un’Italia attaccata dalla pandemia e ferita dalle disuguaglianze, poiché queste rappresentano le più gravi prove per la sicurezza dei cittadini.