Hemingway, l’ultimo omaggio a una religiosa sedici giorni prima del suo suicidio

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Una copia firmata de Il vecchio e il mare, dedicata a suor Immaculata, l’infermiera che assistette Ernest Hemingway presso la Mayo Clinic durante i suoi ultimi mesi di esistenza, è stata donata al Nobel Prize Museum di Stoccolma. Il volume, custodito per oltre sessant’anni dalle Suore Francescane di Rochester (Minnesota), rappresenta probabilmente l’ultima testimonianza scritta dello scrittore premio Nobel, deceduto per suicidio il 2 luglio 1961. La donazione, realizzata giovedì 23 gennaio durante un evento pubblico al , segna l’ingresso del primo oggetto connesso a Hemingway nelle collezioni permanenti dell’istituzione svedese.

La dedica, datata 16 giugno 1961, recita: “A suor Immaculata: questo libro, con la speranza di poterne scrivere un altro altrettanto valido per lei quando la mia fortuna nella scrittura tornerà a girare. E lo farà”. Le parole rivelano una fiducia apparentemente incrollabile nella possibilità di tornare a scrivere, un ottimismo che rende ancor più straziante la consapevolezza di ciò che sarebbe accaduto solo sedici giorni dopo. Il 2 luglio 1961, nella sua residenza di Ketchum, Idaho, Hemingway si tolse la vita con un colpo di fucile alla testa, ponendo fine a mesi di sofferenza psicologica e deterioramento cognitivo.

Lo scrittore era stato ricoverato alla Mayo Clinic di Rochester nel dicembre del 1960 sotto il falso nome di George Saviers, ufficialmente per ipertensione, ma in realtà per una depressione clinica severa accompagnata da paranoia e pensieri suicidi. Durante due periodi di degenza (dicembre 1960–gennaio 1961 e aprile–giugno 1961) fu sottoposto ad almeno quindici sedute di elettroshock, terapia che – secondo le testimonianze successive della moglie Mary e di amici intimi – compromisse gravemente la sua memoria fotografica, strumento cruciale del suo metodo di scrittura.

Hemingway, che aveva sempre fatto affidamento sulla capacità di ricordare nei minimi dettagli luoghi, persone ed esperienze vissute, si trovò incapace di accedere al proprio archivio mentale.

Suor Immaculata, il cui nome di battesimo non è stato reso noto, era parte dell’équipe infermieristica che si occupò dello scrittore durante i ricoveri. Il gesto di donare e dedicare una copia del suo romanzo più famoso – quello che gli valse il Premio Pulitzer nel 1953 e contribuì al Nobel per la Letteratura nel 1954 – testimonia il legame che Hemingway aveva instaurato con il personale della clinica, nonostante la sofferenza di quei mesi.

Il volume era rimasto per decenni sugli scaffali della biblioteca dell’ospedale St. Mary’s di Rochester, sede della Mayo Clinic, senza che il suo valore fosse pienamente riconosciuto. La riscoperta è avvenuta solo nel 2021, quando le Suore Francescane hanno compreso l’importanza storica e letteraria dell’oggetto. A portarlo all’attenzione internazionale e a facilitare la donazione al museo svedese è stato Curtis DeBerg, professore in pensione della California State University di Chico e studioso di Hemingway, autore del recente Wrestling With Demons: In Search of the Real Ernest Hemingway (2024). DeBerg ha suggerito la donazione dopo aver visitato il Nobel Prize Museum e aver notato l’assenza di materiali legati allo scrittore americano.

Ulf Larsson, curatore senior del Nobel Prize Museum, ha definito l’oggetto “straordinariamente denso di significati” e “carico di storie”, sottolineando come racchiuda “la vita, la lotta interiore e il destino di Hemingway”. Il museo ha confermato che il volume sarà esposto al pubblico il prima possibile, offrendo ai visitatori l’opportunità di confrontarsi con uno degli ultimi gesti creativi dello scrittore. La donazione è avvenuta senza alcun scambio di denaro e l’autenticità della dedica è stata verificata tramite analisi calligrafica e ricostruzione storica del contesto.

La dedica assume un significato ancora più drammatico se letta alla luce degli effetti devastanti dell’elettroshock sulla capacità creativa di Hemingway. “È stata una cura brillante, ma abbiamo perso il paziente“, avrebbe commentato lo stesso scrittore secondo una citazione frequentemente ripetuta, riferendosi proprio all’effetto irreversibile delle terapie sulla sua memoria. L’impossibilità di ricordare – e quindi di accedere al materiale grezzo della propria esperienza per trasformarlo in letteratura – lo portò a un senso di totale impotenza professionale e personale che culminò nel suicidio. In questo contesto, la promessa fatta a suor Immaculata di scrivere “un altro” libro “altrettanto valido” appare come l’espressione di un desiderio irrealizzabile, un’ultima illusione prima del silenzio definitivo.

La copia autografata a suor Immaculata testimonia però anche un momento di speranza residua, un’ultima fiducia nella possibilità di recuperare “la fortuna nella scrittura” che non avrebbe mai più ritrovato. È questo contrasto tra la promessa e il suo tradimento involontario a rendere l’oggetto così potente dal punto di vista umano e letterario, trasformandolo in un documento sulla fragilità della creatività e sulla dignità della persona anche di fronte alla malattia mentale.

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