Il sito di Repubblica, una storia di primati

Il sito di Repubblica, una storia di primati 1

Ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana: l’informazione online di non si arresta mai. E non ha limiti: le ultime notizie, le indagini, gli approfondimenti, i reportage dei nostri inviati e corrispondenti, le narrazioni dall’Italia e dalle redazioni locali, le immagini dei videomaker, i podcast dei grandi autori, le storie sui nostri social, i progetti multimediali. Un sistema digitale a cui contribuisce ogni singolo nostro giornalista.

Un’esperienza all’avanguardia. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti in un giornale che ha l’innovazione nel proprio dna? La storia del sito di Repubblica è, infatti, una storia di primati.

Il primo tentativo di informazione digitale in Italia

Primo tentativo di informazione digitale in Italia, con la finestra online aperta grazie all’impegno pionieristico di Ernesto Assante, Gualtiero Peirce e Vittorio Zambardino durante le elezioni politiche del ’96. La prima redazione dedicata al web: Repubblica.it nasce il 14 gennaio 1997 e questa data non è certo casuale. Poi un susseguirsi di successi, sostenuti dal talento di coloro che, negli anni a venire, hanno guidato la testata (Mario Tedeschini Lalli, Loredana Bartoletti, Giuseppe Smorto e Alessio Balbi). Infine – e siamo a circa dieci anni fa – la svolta: l’inclusione nel giornale online di tutte le redazioni e di ogni singolo giornalista. Repubblica.it perde il suffisso e diventa Repubblica anche nel logo, poiché il nostro giornalismo è uno solo. E i lettori lo riconoscono: il nostro giornale continua a primeggiare nella classifica dei siti di informazione più letti.

Il tavolo circolare dell’ufficio centrale è oggi il cuore pulsante della macchina digitale di Repubblica e il terminale del lavoro pratico dei nostri giornalisti. In pochi secondi, una notizia può occupare la nostra homepage (la homepage degli italiani, come è stata definita) e arrivare come notifica sui vostri cellulari. Ma in quei brevi istanti, ogni volta, c’è il peso di mezzo secolo di storia.

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