La denuncia di Chimamanda Ngozi Adichie: “Mio figlio morto per negligenza criminale”

La denuncia di Chimamanda Ngozi Adichie: “Mio figlio morto per negligenza criminale” 1

La scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie 

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«Mio figlio sarebbe ancora vivo oggi se non fosse stato per un incidente accaduto all’Euracare Hospital il 6 gennaio». Così inizia il messaggio che Chimamanda Ngozi Adichie aveva redatto per i suoi familiari, ma che ora è stato reso pubblico su X da Arise News, e confermato anche dal team della scrittrice nigeriana.

L’autrice di Americanah e L’ibisco viola (pubblicati in Italia da ) descrive con toni sobrii l’incubo che ha vissuto quando ha dovuto ricoverare il piccolo Nkanu – uno dei due gemelli concepiti tramite inseminazione artificiale con il marito Ivara Esege – all’ospedale di Lagos per un intervento che appariva inizialmente banale.

«Eravamo» scrive, nella capitale nigeriana per le festività natalizie e «Nkanu aveva ciò che pensavamo fosse solo un semplice raffreddore, ma che si è rapidamente trasformato in un’infezione molto seria, portandolo al ricovero all’Atlantis Hospital». Il giorno successivo, il 7 gennaio, la famiglia avrebbe dovuto volare negli Stati Uniti, dove un team della Johns Hopkins lo stava aspettando a Baltimora. I medici americani, continua Adichie, «avevano richiesto una puntura lombare e una risonanza magnetica. Il team nigeriano aveva anche deciso di inserire un “catetere venoso centrale” (utilizzato per somministrare farmaci per via endovenosa) in preparazione al volo di Nkanu. L’Atlantis Hospital ci ha indirizzati all’Euracare Hospital, ritenuto da loro il posto migliore per effettuare le procedure».

Così avvenne il trasferimento nell’altra struttura «con Nkanu tra le braccia di suo padre». Il bambino, secondo le indicazioni, doveva essere sedato per evitare movimenti durante la risonanza magnetica e l’inserimento del catetere. Le parole di Adichie: «Stavo aspettando appena fuori dalla sala operatoria. Ho visto alcune persone, incluso il dottor M, affrettarsi verso la sala e ho immediatamente compreso che qualcosa non andava. Poco dopo, il dottor M è uscito e mi ha informato che l’anestesista aveva somministrato a Nkanu una dose eccessiva di propofol, che era diventato insensibile ed era stato rapidamente rianimato. Ma all’improvviso Nkanu è stato attaccato a un ventilatore, intubato e trasferito in terapia intensiva. Poco dopo ho appreso che aveva avuto delle convulsioni. Arresto cardiaco. Tutto ciò non era mai accaduto prima. Alcune ore più tardi, Nkanu se n’era andato».

Ma alla notizia della morte del bambino si aggiunge il resto della vicenda: la denuncia della scrittrice, alla quale l’ospedale ha risposto esprimendo le proprie condoglianze alla famiglia di Chimamanda Adichie, contestando però le accuse di negligenza medica.

«È emerso che Nkanu – sostiene la scrittrice non era mai stato monitorato dopo aver ricevuto una dose eccessiva di propofol. L’anestesista aveva semplicemente portato Nkanu sulle spalle in sala operatoria, quindi nessuno è a conoscenza di quando esattamente Nkanu abbia perso conoscenza. Come si può sedare un bambino malato e trascurare di monitorarlo? Più tardi, dopo la procedura del catetere venoso centrale, l’anestesista ha disattivato con indifferenza l’ossigeno di Nkanu e ha deciso di portarlo di nuovo sulle spalle in terapia intensiva!». Quindi la conclusione: «L’anestesista è stato criminalmente (scritto in caratteri maiuscoli) negligente. È stato fatalmente superficiale e indifferente alla vita preziosa di un bambino. Non è stato seguito alcun protocollo adeguato. Abbiamo portato un bambino che non stava bene ma era stabile e che doveva viaggiare il giorno successivo. Siamo venuti per eseguire procedure di base. E all’improvviso, il nostro bellissimo bambino se n’è andato per sempre. È come vivere il peggior incubo possibile. Non riuscirò mai a superare la perdita di mio figlio».

Infine, la ragione che deve aver spinto la scrittrice e il suo compagno a questa dichiarazione pubblica: «Abbiamo ora appreso di due casi precedenti in cui lo stesso anestesista ha somministrato dosi eccessive a bambini. Perché Euracare gli ha permesso di continuare a lavorare? Questo non deve mai più accadere a un altro bambino».

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