La prima bomba atomica sovietica e l’inizio della corsa nucleare

La prima bomba atomica sovietica e l’inizio della corsa nucleare 1

Per quattro anni gli Stati Uniti rimasero l’unica potenza mondiale a disporre della bomba atomica. Questo equilibrio si interruppe il 29 agosto 1949, quando nel poligono di Semipalatinsk, nell’attuale Kazakistan, fu testata la prima arma nucleare sovietica. L’esplosione della RDS-1 segnò l’inizio di una nuova fase della Guerra Fredda e accelerò la corsa agli armamenti tra Washington e Mosca. Nello stesso luogo sarebbero state condotte centinaia di esplosioni nucleari, con gravi conseguenze per la popolazione e l’ambiente. Esattamente 42 anni dopo, il 29 agosto 1991, il sito fu definitivamente chiuso.

Quando gli Stati Uniti sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945, nessun altro Paese possedeva ancora un’arma nucleare.

La superiorità americana appariva schiacciante. Il Progetto Manhattan aveva richiesto ingenti investimenti, strutture industriali segrete e il lavoro di migliaia di persone. Washington disponeva di una tecnologia in grado di alterare profondamente gli equilibri militari internazionali.

L’Unione Sovietica, tuttavia, stava già sviluppando il proprio programma atomico.

Per Stalin, ottenere la bomba era essenziale per impedire agli Stati Uniti di mantenere una superiorità strategica potenzialmente decisiva. Gli scienziati sovietici lavorarono sotto la guida scientifica di Igor Kurchatov, mentre il programma beneficiò anche di informazioni ottenute attraverso le attività di spionaggio condotte contro il progetto nucleare occidentale.

Era iniziata la competizione che avrebbe caratterizzato gran parte della .

Il primo test atomico dell’Unione Sovietica

La mattina del 29 agosto 1949, nel poligono di Semipalatinsk, l’Unione Sovietica fece esplodere la RDS-1, nota agli Stati Uniti con il nome di Joe-1.

L’ordigno aveva una potenza di circa 22 kilotoni, paragonabile a quella della bomba lanciata su Nagasaki quattro anni prima.

Per studiarne gli effetti, nell’area del test furono costruite strutture e posizionati mezzi militari, animali e altri materiali destinati a misurare le conseguenze dell’esplosione.

L’esperimento ebbe successo.

L’Unione Sovietica possedeva ora la bomba atomica.

Mosca mantenne inizialmente il silenzio sul test, ma gli Stati Uniti rilevarono materiale radioattivo nell’atmosfera grazie ai propri sistemi di monitoraggio.

Il 23 settembre il presidente Harry Truman annunciò pubblicamente che l’URSS aveva effettuato un’esplosione nucleare.

La notizia alterava gli equilibri internazionali.

La fine del monopolio atomico americano

Dal 1945 gli Stati Uniti avevano detenuto il monopolio delle armi nucleari. La RDS-1 dimostrava che quella fase era terminata molto prima di quanto alcuni osservatori americani avessero previsto.

Washington e Mosca potevano ora confrontarsi anche sul piano nucleare.

La reazione statunitense accelerò ulteriormente la competizione. Nel gennaio del 1950 Truman autorizzò lo sviluppo della bomba all’idrogeno, molto più potente delle bombe a fissione usate durante la .

Gli Stati Uniti testarono il primo dispositivo termonucleare nel 1952. L’Unione Sovietica effettuò il proprio test termonucleare l’anno successivo.

Iniziava così una corsa in cui non bastava possedere la bomba: era necessario costruire ordigni più potenti, aumentarne il numero e sviluppare sistemi capaci di portarli sempre più lontano.

Bombardieri strategici, missili balistici intercontinentali e sottomarini nucleari avrebbero progressivamente trasformato il confronto.

La paura della distruzione reciproca

L’accumulo degli arsenali produsse uno dei grandi paradossi della Guerra Fredda.

Stati Uniti e Unione Sovietica costruirono armi a sufficienza da poter infliggere all’avversario distruzioni immense, ma proprio questa capacità rendeva estremamente rischioso uno scontro diretto.

Un attacco nucleare avrebbe potuto provocare una risposta altrettanto devastante.

Da questa condizione nacque il principio della distruzione reciproca assicurata, diventato uno degli elementi centrali della deterrenza nucleare.

La crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962 mostrò quanto il rischio fosse concreto. Per tredici giorni Stati Uniti e Unione Sovietica si trovarono pericolosamente vicini a un confronto che avrebbe potuto coinvolgere le armi nucleari.

Ma la storia dell’atomica sovietica non riguarda solo il confronto tra governi e arsenali.

Per comprenderne il costo bisogna tornare proprio nel luogo dove tutto era iniziato nel 1949.

Semipalatinsk, il territorio dei test sovietici

Il poligono di Semipalatinsk era stato creato nella Socialista Sovietica Kazaka e occupava un’area vastissima.

Tra il 1949 e il 1989, l’Unione Sovietica vi effettuò 456 test nucleari, comprendenti esplosioni atmosferiche, in superficie e sotterranee.

Durante la prima fase numerosi test vennero condotti all’aperto. Le esplosioni dispersero materiale radioattivo nell’ambiente e interessarono territori nei quali vivevano comunità locali.

Per anni molte persone furono esposte alle radiazioni senza disporre di informazioni adeguate sui rischi.

Gli effetti sanitari e ambientali di Semipalatinsk divennero uno dei capitoli più pesanti dell’eredità nucleare sovietica. Studi successivi hanno esaminato l’aumento dell’esposizione alle radiazioni e le conseguenze sulla salute delle popolazioni residenti nelle aree interessate.

Mentre le bombe servivano a garantire la sicurezza strategica dell’URSS, il loro sviluppo aveva quindi un costo pagato anche molto lontano dai centri nei quali si prendevano le decisioni politiche.

Il movimento contro i test nucleari

Alla fine degli anni Ottanta, mentre l’Unione Sovietica attraversava le trasformazioni avviate da Michail Gorbačëv, anche in Kazakistan cresceva l’ ai test.

Nel 1989 nacque il movimento antinucleare Nevada-Semipalatinsk, guidato dal poeta e attivista kazako Olzhas Suleimenov.

Il nome collegava volutamente il poligono sovietico al Nevada Test Site degli Stati Uniti, sottolineando che gli effetti degli esperimenti nucleari non appartenevano a un solo blocco della Guerra Fredda.

Le coinvolsero migliaia di persone e contribuirono ad aumentare la pressione per la chiusura del sito.

Il momento decisivo arrivò due anni dopo.

Il 29 agosto 1991 Semipalatinsk chiude

Il 29 agosto 1991, il presidente della Repubblica Socialista Sovietica Kazaka Nursultan Nazarbayev firmò il decreto che chiudeva il poligono nucleare di Semipalatinsk.

La coincidenza della data era impressionante.

Erano trascorsi esattamente 42 anni dal primo test della RDS-1.

Nel 1949 il 29 agosto aveva annunciato al mondo la nascita della seconda potenza nucleare. Nel 1991, nello stesso giorno, veniva chiuso il luogo nel quale quella corsa era cominciata per l’Unione Sovietica.

Pochi mesi dopo la stessa URSS avrebbe cessato di esistere.

Il Kazakistan indipendente si ritrovò sul proprio territorio una parte considerevole dell’arsenale nucleare sovietico. Negli anni successivi decise di rinunciarvi e le testate furono trasferite in Russia.

Perché il 29 agosto è dedicato alla lotta contro i test nucleari

La doppia ricorrenza di Semipalatinsk ha assunto anche un significato internazionale.

Nel 2009 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì il 29 agosto come Giornata internazionale contro i test nucleari, su iniziativa del Kazakistan.

La scelta richiama direttamente la chiusura del poligono nel 1991 e l’eredità lasciata da decenni di esperimenti atomici.

Dal primo test sovietico, il numero degli Stati dotati di armi nucleari è aumentato e nel mondo sono state effettuate più di duemila esplosioni nucleari sperimentali.

Il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, adottato nel 1996, ha contribuito a consolidare una forte norma internazionale contro i test, ma non è ancora entrato in vigore perché manca la ratifica di alcuni Stati prevista dal trattato stesso.

La questione aperta il 29 agosto 1949, quindi, appartiene ancora al presente.

L’esplosione della RDS-1 pose fine al monopolio atomico degli Stati Uniti e trasformò il confronto tra le due superpotenze. Da quel momento la possibilità della distruzione nucleare entrò stabilmente nella politica internazionale. Il fatto che il poligono di Semipalatinsk sia stato chiuso proprio il 29 agosto 1991 due estremi della stessa storia: il giorno in cui l’Unione Sovietica dimostrò di possedere la bomba e quello in cui uno dei luoghi principali della corsa nucleare sovietica cessò finalmente di ospitarne i test.

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