La segreteria, la tipografia e l’archivio: le squadre invisibili che fanno il giornale

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Foto di Luigi Narici 

In una testata come , il lavoro più evidente è quello delle firme. Tuttavia, affinché tutto funzioni, tre gruppi operano lontano dai riflettori: la segreteria di redazione, la tipografia e l’archivio. Senza di loro, il giornale non potrebbe esistere.

La segreteria di redazione: semplificare il caos

Descrivere l’attività della segreteria non è semplice, poiché si caratterizza per sottrazione. Come affermava Rolando Montesperelli, storico segretario di redazione fin dal primo giorno, accanto a Eugenio Scalfari dalla fondazione, il solo obiettivo è rendere la vita della redazione il più semplice possibile.

Al giorno d’oggi, l’ufficio è guidato da Stella Somma, che ricopre anche il ruolo di segretaria della direzione. Questo incarico la porta a seguire da vicino l’agenda del direttore Mario Orfeo. Gran parte delle attività riguarda l’organizzazione dei viaggi degli inviati, sia in Italia che all’estero: voli, treni, hotel, accrediti. Eventi politici, sportivi o culturali: ogni particolare viene concepito dalla segreteria prima di trasformarsi in un racconto. Dalle riunioni del Consiglio europeo ai congressi di partito, dalle Olimpiadi alla Serie A, da Sanremo al concerto di un’artista emergente. Tutto deve funzionare, spesso in poche ore, affinché i giornalisti possano svolgere il loro lavoro senza impedimenti. Montesperelli partecipava anche alle riunioni di redazione e, quando intuiva che fosse necessario inviare un giornalista a seguire una storia, si alzava e si allontanava in silenzio. Andava a chiedere ai suoi collaboratori di attivare la macchina organizzativa. Era, a tutti gli effetti, il braccio destro di Scalfari.

In aggiunta, la segreteria regola i tempi della redazione: organizza le riunioni, anche in modalità mista per chi lavora in smart working, e verifica le presenze. Lavora anticipando i problemi più che risolvendoli. Non determina la linea editoriale, ma si assicura che quella linea non venga interrotta.

In foto Pierluigi Santi ed Ekaterina Koshkina. Fanno parte della segreteria anche Fabio Micheli, Giancarlo Peluso, Oriana Voltan, Stefania Spera e Stella Somma.

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Foto di Luigi Narici 

La tipografia: dare forma al giornale

Se la segreteria unisce le persone, la tipografia unisce il giornale come entità fisica. È il luogo in cui il contenuto diventa tangibile. Sotto la direzione di Cristiano Aluffi, si occupa del quotidiano, degli inserti, degli album e di tutta la produzione cartacea.

Il lavoro qui è differente da quello dei grafici, che progettano le pagine da zero. La tipografia interviene su pagine già disegnate: sistema, compensa, riequilibra titoli e testi. Anche le fotografie, di solito gestite automaticamente, vengono sottoposte al suo controllo quando hanno un grande valore, come nel caso delle immagini in prima pagina, o negli spazi dedicati alla cultura, e degli scatti scontornati di Sport e Spettacoli.

La tipografia funge anche da intermediario tra l’ufficio centrale che chiude il giornale e il centro stampa che lo produce fisicamente. Si occupa del timone, dell’impaginazione delle pubblicità e dell’edicola digitale, oltre agli sfogliatori che consentono ai lettori di leggere il giornale online. Carta e digitale coesistono nello stesso flusso. Dopo la chiusura della prima edizione, alle 23.30, il lavoro non finisce. Se ci sono correzioni o notizie da inserire – spesso dagli Stati Uniti, a causa del fuso orario – entra in gioco la ribattuta: si corregge, si aggiorna e si rimanda in stampa dove è ancora possibile. A volte si ricomincia da capo, come quando un evento (magari nel pomeriggio) sconvolge la giornata e costringe la redazione a rivedere il piano. È parte del mestiere. Il tempo è la vera sfida, e la tipografia lo affronta ogni notte.

In foto, da sinistra a destra in prima fila, Stefano Falchi, Andrea Carocci e Deborah Giovanelli; nella seconda fila, Antonio Masullo, Pietro Tardioli (proto) e Fabio Tondini. In tipografia lavorano anche Flaminia Mancioli, Claudio Paradisi, Sergio Semproni, Alessio Pulcinella, Daniele Amorese, Walter Trivellini, Cristiano Giacomini, Andrea Polidori e Cristiano Aluffi.

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Foto di Luigi Narici 

L’archivio: custodire la memoria

Esiste poi un ulteriore ufficio che lavora lontano dalla scena quotidiana, ma senza il quale il giornale perderebbe profondità, contesto e memoria. Si tratta dell’archivio documentario e fotografico, guidato da Pierluigi Magliocca, custode materiale e simbolico della storia di Repubblica. Un ruolo emerso con particolare forza in occasione del cinquantesimo anniversario del giornale, quando l’archivio ha supportato lo sforzo più complesso: la realizzazione della mostra al Mattatoio di Testaccio, a , curata dal vicedirettore Angelo Rinaldi. Il team di Magliocca si è occupato di reperire il 90% della documentazione esposta, tra immagini e articoli di giornale. Ha anche contribuito alla creazione del catalogo e all’inserto speciale pubblicato per sette giorni consecutivi insieme al quotidiano. Un lavoro che ha richiesto settimane di ricerca, selezione e verifica.

La scelta finale delle fotografie che appaiono in pagina spetta sempre a grafici e giornalisti. Tuttavia, è l’archivio che, quotidianamente, lavora per selezionare le immagini più idonee a raccontare le notizie. L’archivio di Repubblica è organizzato con una precisione quasi maniacale. Dal numero zero di gennaio 1976 in poi, nulla è tralasciato: tutto è conservato in faldoni. Dal 1984, l’intero patrimonio è anche digitalizzato. Tutti i testi pubblicati possono essere ricercati filtrando per data o per alcune parole chiave, rendendo accessibile una memoria che attraversa mezzo secolo di storia.

Ogni giorno, l’archivio cataloga ogni singola fotografia pubblicata dal giornale, fornendola di informazioni utili. Allo stesso tempo, svolge un lavoro meno visibile ma cruciale: una continua pulizia, per non perdere ciò che è veramente importante e per rendere tutto rintracciabile anche a distanza di anni. Ad esempio, quando si riceve la notizia della morte di una persona famosa, l’archivio viene coinvolto immediatamente per trovare immagini utilizzabili, di cui il giornale detiene i diritti. L’archivio non produce notizie, ma conferisce loro profondità. Custodisce ciò che è stato, nel caso possa tornare utile.

In foto Gianluca Perosillo, Rosalba Fruscalzo, Pierluigi Magliocca, Valeria Notari e Barbara Inwinkl. Fanno parte dell’archivio documentario e fotografico anche Alina Serafyn, Kerim Kaya e Daniela Cella.

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Foto di Luigi Narici 

Chi lavora in segreteria, tipografia o archivio non scopre notizie, non firma articoli, non redige titoli. Ma senza di loro, il giornale non arriverebbe mai nelle mani dei suoi lettori.

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