L’atroce massacro di Piazzale Loreto e i quindici oppositori al fascismo assassinati

Quindici uomini furono prelevati dal carcere di San Vittore, condotti in una piazza di Milano e fucilati senza processo. Era il 10 agosto 1944 e la città viveva sotto l’occupazione nazista e il controllo della Repubblica Sociale Italiana. L’eccidio di Piazzale Loreto costò la vita a quindici antifascisti, i cui corpi furono lasciati per ore esposti alla popolazione come strumento di intimidazione. La strage sarebbe diventata uno degli episodi più conosciuti della repressione nazifascista durante la Resistenza.

Milano stava attraversando uno dei momenti più critici della sua storia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la città era entrata nella zona sotto il controllo militare della Germania nazista e della Repubblica Sociale Italiana. Contemporaneamente, si erano intensificate le organizzazioni clandestine antifasciste, attive nelle fabbriche e nei quartieri cittadini.

Arresti, torture, deportazioni e fucilazioni accompagnavano la repressione della Resistenza. Il carcere di San Vittore era diventato uno dei principali centri di detenzione per oppositori politici, partigiani, ebrei e individui arrestati dalle autorità nazifasciste.

Proprio dalle sue celle furono selezionati gli uomini destinati a morire a Piazzale Loreto.

L’attentato di viale Abruzzi

Due giorni prima dell’eccidio di Piazzale Loreto, l’8 agosto 1944, due esplosivi detonarono contro un autocarro tedesco parcheggiato in viale Abruzzi.

L’attentato causò vittime e feriti tra la popolazione italiana, mentre nessun militare tedesco rimase ucciso. La responsabilità dell’azione rimase controversa e il comandante dei GAP milanesi Giovanni Pesce avrebbe negato che fosse stata eseguita dai suoi uomini.

Il comando tedesco decise comunque di reagire.

La rappresaglia fu organizzata sotto la direzione di Theodor Saevecke, capitano delle SS e comandante della polizia di sicurezza nazista a Milano. Quindici detenuti rinchiusi a San Vittore furono destinati alla fucilazione.

Non furono sottoposti a nessun processo per l’attentato.

La mattina del 10 agosto 1944

All’alba, i quindici prigionieri furono prelevati dal carcere e caricati su un camion. Indossavano tute da lavoro.

Il veicolo raggiunse piazzale Loreto intorno alle 5:45. Ad attenderli c’erano i militi della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, formazione armata della Repubblica Sociale Italiana incaricata di eseguire l’ordine impartito dal comando nazista.

Due dei prigionieri, Libero Temolo ed Eraldo Soncini, tentarono di scappare. Temolo fu immediatamente colpito dai proiettili, mentre Soncini riuscì a raggiungere un edificio vicino prima di essere raggiunto e ucciso. Gli altri uomini furono fucilati.

Perirono Gian Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo e Vitale Vertemati.

Erano uomini di diverse età e origini. Operai, impiegati, commercianti, militanti politici e membri della Resistenza, uniti dall’opposizione al nazifascismo.

I corpi lasciati in Piazzale Loreto

La fucilazione non segnò la fine della rappresaglia.

I cadaveri rimasero sul terreno per ore, sotto il sole di agosto. Le autorità impedirono inizialmente ai familiari di avvicinarsi e di recuperarli. L’esposizione pubblica aveva uno scopo preciso: dimostrare alla città quale sarebbe stata la sorte di chi si opponeva all’occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale Italiana.

Piazzale Loreto era un luogo particolarmente idoneo a questo scopo. Frequentato quotidianamente da lavoratori e cittadini, permetteva di trasformare l’uccisione in un messaggio rivolto all’intera popolazione milanese.

La violenza doveva essere visibile.

Proprio questa scelta contribuì a fissare profondamente l’eccidio nella memoria della città.

Chi ordinò l’eccidio di Piazzale Loreto

Una delle figure chiave della vicenda fu Theodor Saevecke, responsabile della sicurezza nazista a Milano e successivamente noto come il “boia di Piazzale Loreto”.

La giustizia italiana lo raggiunse soltanto molti decenni dopo.

Nel 1999 il Tribunale militare di Torino lo condannò all’ergastolo per l’eccidio. Saevecke viveva però in Germania e non scontò la pena. Morì nel dicembre del 2000.

La sua storia personale racconta anche uno degli aspetti più controversi del dopoguerra europeo: molti responsabili dei crimini commessi durante l’occupazione nazista riuscirono per decenni a sfuggire ai processi o furono giudicati quando erano già anziani.

Il ritorno a Piazzale Loreto

La storia avrebbe riportato l’attenzione sulla stessa piazza meno di nove mesi dopo.

Nell’aprile del 1945, il regime fascista stava crollando e Milano era stata liberata. Benito Mussolini, catturato mentre tentava di fuggire verso la frontiera, venne ucciso il 28 aprile insieme a Claretta Petacci.

I loro corpi, insieme a quelli di alcuni gerarchi della Repubblica Sociale Italiana fucilati a Dongo, furono trasportati a Milano ed esposti proprio a Piazzale Loreto, nello stesso luogo dove erano stati lasciati i corpi dei quindici antifascisti nell’agosto precedente.

La scelta del luogo non poteva essere dissociata dalla memoria della strage del 10 agosto.

Per questo le immagini di Mussolini a Piazzale Loreto, divenute tra le fotografie più celebri della fine del fascismo, raccontano soltanto una parte della storia di quella piazza. Per comprenderle è necessario tornare a ciò che era accaduto lì pochi mesi prima.

I quindici di Piazzale Loreto

L’eccidio di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944 rimane uno degli eventi più significativi della storia della Resistenza milanese. Non fu uno scontro tra combattenti né il risultato di un processo. Fu una rappresaglia decisa dalle autorità naziste ed eseguita materialmente da fascisti italiani contro uomini prelevati dal carcere.

L’esposizione dei cadaveri trasformò inoltre l’uccisione in uno strumento di terrore rivolto alla popolazione.

I nomi dei quindici uomini sono commemorati a Milano da una stele e dalle celebrazioni che si svolgono il 10 agosto.

La storia di Piazzale Loreto non inizia dunque con le fotografie della fine di Mussolini nell’aprile del 1945. Inizia almeno nove mesi prima, quando quindici antifascisti furono portati in quella piazza, fucilati e lasciati esposti affinché Milano vedesse quale prezzo poteva avere l’opposizione al nazifascismo.

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