Le origini del partito nazista: fondazione nel 1920

Le origini del partito nazista: fondazione nel 1920 1

Il 24 febbraio 1920 a Monaco di Baviera, un gruppo politico fino ad allora poco rilevante dichiarò ufficialmente il proprio programma ideologico e adottò una nuova identità che, in poco più di dieci anni, avrebbe sconvolto la Germania e il mondo intero: il Partito Nazista.

In quella data fu presentato al pubblico il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, NSDAP), successore e trasformazione del Partito dei Lavoratori Tedeschi (DAP). Comprendere la nascita del partito nazista implica andare oltre la mera cronaca di un evento politico. Significa esaminare le condizioni storiche, sociali ed economiche che ne facilitarono l’ascesa, le strategie comunicative adottate fin dall’inizio e le ambiguità ideologiche che resero il nazionalsocialismo attraente per ampie fasce della popolazione tedesca del primo dopoguerra.

La Germania del dopoguerra: un terreno fertile per il radicalismo

Subito dopo la Prima guerra mondiale, la Germania si trovava in una situazione di sconfitta, umiliazione e profonda instabilità. Il Trattato di Versailles del 1919 impose severe condizioni economiche, territoriali e militari alla nuova di Weimar, alimentando un diffuso sentimento di ingiustizia . La perdita di territori, il peso delle riparazioni di guerra e la drastica riduzione delle forze armate furono percepiti da molti tedeschi come un’imposizione punitiva, piuttosto che come un accordo di pace.

A questo si aggiunse una crisi economica persistente, caratterizzata da disoccupazione, inflazione e insicurezza sociale. In tale contesto, la fiducia nelle istituzioni democratiche appariva fragile, mentre si rafforzavano movimenti politici radicali, sia di estrema sinistra che di estrema destra, che promettevano soluzioni semplici a problemi complessi.

Dalle origini del DAP alla trasformazione nazionalsocialista

Il Partito Nazista non emerse dal nulla. Le sue origini risalgono al gennaio 1919, quando a Monaco fu fondato il Partito dei Lavoratori Tedeschi (DAP), un piccolo gruppo nazionalista e antisemita guidato da Anton Drexler. Il DAP era inizialmente una formazione marginale, con pochi membri e una visibilità limitata, ma già esprimeva alcuni temi che sarebbero diventati centrali nel nazionalsocialismo: un nazionalismo esasperato, l’ostilità verso il marxismo e un forte antisemitismo.

Nel settembre 1919 si unì al partito un ex soldato reduce dalla guerra, destinato a diventare il principale leader e ideologo: Adolf Hitler. Dotato di notevoli capacità oratorie, Hitler si affermò rapidamente come figura centrale del movimento, contribuendo in modo decisivo alla sua riorganizzazione e alla definizione di una linea politica più strutturata e aggressiva.

Il 24 febbraio 1920 e la presentazione del nuovo programma

La svolta avvenne il 24 febbraio 1920, durante un’assemblea pubblica tenutasi presso la Hofbrauhaus, uno dei luoghi simbolo della vita politica e sociale di Monaco. Davanti a circa duemila persone, il partito presentò un nuovo programma in 25 punti e annunciò il cambio di nome in Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

Quella serata rappresentò un momento di autoaffermazione politica. Il nuovo nome non fu scelto a caso: combinava il richiamo al “socialismo”, inteso in senso nazionalista e non marxista, con l’enfasi sull’identità tedesca. L’obiettivo era attrarre sia i lavoratori delusi dalla sinistra tradizionale sia i ceti medi impoveriti, spaventati dall’instabilità economica e sociale.

I contenuti ideologici: nazionalismo, razzismo e populismo

Il programma presentato il 24 febbraio 1920 conteneva elementi che sarebbero rimasti centrali nell’ideologia nazista. Tra questi figuravano la richiesta di unificazione di tutti i tedeschi in un unico Stato, la revisione del Trattato di Versailles e l’esclusione degli ebrei dalla cittadinanza tedesca. L’antisemitismo veniva così elevato a principio politico fondamentale, non più confinato alla propaganda, ma inscritto in un progetto di riorganizzazione dello Stato.

Accanto a questi aspetti, il programma includeva anche proposte sociali, come la partecipazione agli utili delle grandi imprese e la tutela dei piccoli commercianti. Tali punti, spesso vaghi e contraddittori, avevano una funzione principalmente propagandistica: servivano a dare l’impressione di un movimento vicino al “popolo” e attento alle ingiustizie sociali, pur mantenendo una visione autoritaria e gerarchica della società.

La strategia comunicativa e il ruolo della propaganda

Uno degli elementi distintivi del Partito Nazista fin dalla sua nascita fu l’uso sistematico della propaganda. I comizi, le adunate e i simboli visivi, come la bandiera con la svastica, adottata poco dopo, erano progettati per suscitare emozioni forti e creare un senso di appartenenza. Il linguaggio utilizzato era semplice, diretto, spesso violento, e faceva leva su paure e risentimenti diffusi.

Hitler comprese presto l’importanza della comunicazione politica di massa. Le assemblee pubbliche, come quella del 24 febbraio 1920, non erano solo momenti di dibattito, ma veri e propri spettacoli politici, in cui l’oratoria e la teatralità giocavano un ruolo centrale nel mobilitare i presenti.

Monaco di Baviera come laboratorio politico

La scelta di Monaco di Baviera non fu casuale. Dopo la guerra, la città era un centro di forte fermento politico, caratterizzato da rivolte, repressioni e dalla presenza di numerosi gruppi nazionalisti e paramilitari. In questo contesto instabile, il Partito Nazista trovò uno spazio favorevole per sperimentare le proprie strategie e consolidare una base militante.

Monaco divenne così il laboratorio del nazionalsocialismo, il luogo in cui si formarono i primi nuclei di quello che sarebbe diventato un movimento di massa. La fondazione ufficiale del partito nel 1920 deve essere letta anche alla luce di questa particolare realtà locale, che amplificò la visibilità e l’impatto delle iniziative naziste.

Dalla marginalità al potere: una prospettiva storica

Nel 1920, il Partito Nazista era ancora una forza politica minoritaria, lontana dal potere e spesso sottovalutata dagli avversari. Tuttavia, la sua fondazione ufficiale e la presentazione del programma segnarono l’inizio di un percorso che, attraverso crisi economiche, errori politici e violenze sistematiche, avrebbe portato alla conquista del potere nel 1933.

Riflettere su quella data con il senno di poi significa riconoscere come elementi apparentemente marginali, un piccolo partito, un comizio in una birreria, possano trasformarsi, in determinate condizioni storiche, in fattori decisivi di cambiamento, con conseguenze drammatiche.

La fondazione del Partito Nazista il 24 febbraio 1920 non è soltanto un episodio della storia tedesca, ma un monito universale. In un’epoca in cui il discorso pubblico è nuovamente attraversato da tensioni identitarie e semplificazioni radicali, la memoria storica assume un ruolo fondamentale.

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