Questo pomeriggio, venerdì 19 giugno alle 18, presso la Galleria del Carbone, avrà luogo la presentazione di un’opera d’esordio. Si tratta di “L’ombra dentro”, pubblicato da SEM e scritto da Elena Buccoliero. Insieme a lei ci saranno Lucia Boni, che farà l’introduzione, e Alberto Urro, che si occuperà delle letture.
L’autrice ferrarese, attualmente in collaborazione con l’Università di Parma, è attiva da molti anni a livello nazionale su temi quali bullismo, violenza di genere e assistita, e tutela dei minori… su cui ha redatto vari saggi, ma è alle prime armi come narratrice.
Per quale motivo un romanzo?
Per l’esigenza di trasmettere tematiche complesse a un pubblico ampio. Se scrivo un saggio, so che saranno i miei colleghi a leggerlo. Un giallo, invece, può raggiungere tutti ed era proprio ciò che desideravo.
Dopo tanti anni di impegno, avvertivo una distanza tra la retorica riguardante la famiglia e l’infanzia e la realtà, spesso caratterizzata da violenza, in particolare verso donne e bambini. Allo stesso tempo, mi rattristava che il lavoro di tutela dei minori fosse frequentemente giudicato senza una reale conoscenza, mentre ritengo che rendere comprensibile il proprio operato sia uno dei doveri degli esperti. Per me, naturalmente, c’è anche il piacere della scrittura che mi accompagna fin dall’infanzia.
Perché hai scelto il giallo?
È un genere che mi affascina come lettrice, e ho voluto mettermi alla prova come autrice.
Quali sono i tuoi autori di riferimento?
In cima alla lista ci sono sicuramente Simenon e Camilleri, seguiti da molti altri, sia italiani che stranieri. Seguo diverse autrici internazionali: Louise Penny, Fred Vargas, Anne Holt, Alicia Jimenez Bartlett.
“L’ombra dentro” si ispira a una vicenda processuale reale?
No, è completamente frutto della mia fantasia.
Che tipo di commissario è Sebastiano Bellabarba?
È un uomo tormentato. Un alto e magro, appassionato di montagna e di Ivano Fossati. Psicologo di formazione, chitarrista per hobby, svolge il lavoro di poliziotto con un forte senso di giustizia e poca voglia di conformarsi all’immagine del duro, dell’uomo che detiene potere e ne trae soddisfazione. Sebastiano è in polizia per conoscere la realtà che brucia, comprendere meglio se stesso e offrire un servizio alla comunità.
La presentazione di venerdì pomeriggio si inserisce nella mostra “Insieme”, in cui 40 artiste ferraresi donano una loro opera al Centro Donna Giustizia di Ferrara. È una coincidenza?
Affatto. L’ombra dentro è una lunga riflessione sulla violenza contro donne e bambini. Non si tratta, però, di un romanzo a tesi, né di una semplificazione della realtà per offrire una visione rassicurante. Nemmeno quando si parla di giustizia, che in queste questioni presenta ancora molte lacune.
Ti riconosci nell’immaginario dell’uomo sempre violento e della donna sempre vittima?
Affatto. Innanzitutto, il romanzo inizia con una vittima, che è un uomo: Antonello Pennoncini, un avvocato di successo, deceduto in circostanze misteriose. Di lui emergeranno debolezze ed errori, ma rimane pur sempre una vittima. La madre, donna Ervedes, ha subito violenza per anni e l’ha interiorizzata al punto da riproporla sulla moglie di Antonello, Annalena.
Annalena è una vittima di violenza.
Sì, certamente, e ciò non significa che abbia sempre preso decisioni corrette nella vita. Nutro molta simpatia per il personaggio di Annalena, è una donna che è riuscita a cambiare, a uscire da una relazione violenta, un’impresa estremamente difficile, ma ha anche un passato non privo di macchie. L’ombra dentro appartiene un po’ a tutti i personaggi, come a ciascuno di noi. È anche questo il messaggio che volevo trasmettere.
Il romanzo è ambientato a Ferrara nel 2019. C’è un motivo per questa scelta? E perché la città non viene mai nominata?
L’ho scritto nel 2020 e desideravo una storia priva dell’influenza della pandemia, per questo ho scelto di ambientarla un anno prima. A febbraio, per anticipare le elezioni amministrative. E ho evitato di nominare Ferrara per un motivo un po’ infantile: non conosco la vita della questura e non volevo fare supposizioni. Così Ferrara diventa una città possibile, riconoscibile da chi ci vive e immaginabile da chi non la conosce.
Ci sono personaggi o eventi che appartengono alla nostra città?
Sì, sullo sfondo. Chi legge riconoscerà Domenico Bedin, ad esempio, e i galleristi del Carbone Lucia Boni e Paolo Volta… Ci sono anche alcuni riferimenti a episodi di quel periodo. Ho cercato di allontanarmi dall’immagine da cartolina, Castello Estense e Palazzo dei Diamanti, per presentare una Ferrara abitata, splendida ma anche conflittuale. Dove ci sono persone in difficoltà e associazioni che si occupano di loro, o dove il suicidio di un giovane straniero in stazione porta più di qualcuno a brindare, poiché, evidentemente, le vite hanno valore in base al passaporto, e il principio – costituzionale – di pari dignità può essere ignorato.
Il collaboratore più vicino a Bellabarba è l’ispettore Storti, omosessuale in incognito nella questura e nella sua città. Anche questo è un messaggio per il lettore?
Sogno un’epoca in cui nessuno debba nascondere la propria identità. La scelta di un ispettore omosessuale in incognito rappresenta il desiderio di inclusione. Posso aggiungere che l’ispettore non è l’unico personaggio omosessuale in questa storia. Ognuno ha la propria storia e un modo unico di esprimersi, perché credo che non sia possibile suddividere le persone in categorie rigide: così gli eterosessuali, così gli omosessuali. In fondo, “L’ombra dentro” è anche una riflessione sui molteplici modi di essere uomo.
Diversi lettori hanno apprezzato una caratteristica di Bellabarba: le liti di condominio. Cosa sono?
Sono momenti in cui Sebastiano si guarda dentro e ascolta le molte voci che risuonano in lui, alcune che lo criticano, altre che lo difendono, o lo esortano, o cercano giustificazioni per il suo comportamento. In genere, Sebastiano assiste alle proprie liti interiori e ne rimane frastornato, ma, in ultima analisi, è lui “l’amministratore di condominio”. Forse essere adulti è proprio questo.
Dopo “L’ombra dentro” ci saranno altri romanzi con protagonista il commissario Bellabarba?
Non ne sono certa. Ho alcune idee, ma non ho ancora iniziato a scrivere. Ho un romanzo successivo quasi pronto nel cassetto, ma con altri personaggi. Insomma, è tutto ancora da definire.