Lucio Dalla proietta il futuro di Arte Fiera.

Lucio Dalla proietta il futuro di Arte Fiera. 1

Il sole splende su Bologna, segnando l’inizio di Arte Fiera, la manifestazione artistica più antica d’Italia. “Cosa sarà” è il titolo scelto per questa 49esima edizione — che si svolgerà dal 6 all’8 febbraio — richiamando una delle canzoni più famose di Lucio Dalla, che riscalda l’atmosfera e anticipa le novità di questo nuovo percorso. Sono più di 170 le gallerie che partecipano, con un mix di ritorni significativi e nuove adesioni di rilievo.

Quest’anno la direzione è stata affidata a Davide Ferri, in collaborazione con il direttore operativo Enea Righi. Originario di Forlì e nato nel 1974, Ferri prende il posto di Simone Menegoi (in carica dal 2019 al 2025) e inizia con cambiamenti rilevanti: una nuova squadra di curatori e un progetto rinnovato per il padiglione del Moderno, che ne definisce l’identità, ponendo l’accento principalmente sull’arte italiana.

“‘Cosa sarà’ è un brano del 1979; desideravo rendere omaggio al più grande cantautore bolognese, ma il titolo richiama anche l’anno di fondazione di Arte Fiera, il 1974. Una lunga storia che oggi viene rilanciata: è un invito a riflettere sul futuro delle fiere d’arte”, afferma Davide Ferri.

Lucio Dalla proietta il futuro di Arte Fiera.1

Davide Ferri 

Direttore, come si può rilanciare una fiera al giorno d’oggi?

Molti vedono le fiere come un formato superato o esclusivamente commerciale, ma sono convinto che possano evolversi anche in un periodo complesso come quello attuale.

Quali ‘novità’ ha voluto introdurre?

Ho ristrutturato l’offerta delle sezioni curate. Da ex curatore, sono consapevole che queste conferiscono intensità alla visita: sono segmenti che riflettono la visione di un professionista e distribuiscono energia lungo i padiglioni. I nostri sono due, illuminati da , ma richiedono una lunga passeggiata; i visitatori necessitano di essere guidati in questo percorso.

Può spiegarcele nel dettaglio?

Le sezioni sono cinque. Iniziamo con Ventesimo+, la novità che offre una prospettiva sul Moderno rivolta a un collezionismo variegato. C’è poi Multipli, che si rivolge in modo inclusivo ai nuovi collezionisti: abbiamo il compito di promuovere il ricambio generazionale. Infine, Fotografia e dintorni è curata come una piccola esposizione, Prospettiva è dedicata alle gallerie emergenti e Pittura XXI a quelle storiche.

Ad accogliere i visitatori c’è un’opera di Marcello Maloberti: un cartello stradale di Bologna sollevato verso il cielo. Come è nata questa scelta?

Maloberti rappresenta la prima della fiera: l’abbiamo scelto perché crea un legame caloroso con il pubblico. Volevo una fiera accogliente, che rispecchiasse il carattere umano di Bologna. Creare un evento non noioso, che utilizzi un linguaggio diretto, è la premessa fondamentale per migliorare il sistema fieristico.

In conclusione, come posiziona Arte Fiera rispetto ad Artissima e Miart?

Si distingue per una forte identità italiana. Insieme a Enea Righi abbiamo deciso consapevolmente di mantenere questo baricentro: Arte Fiera deve essere la celebrazione delle gallerie italiane e onorare il sistema Paese. Questa è la nostra unicità.

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