Nei rifugi trascurati di Ferrara: “Bunker” mette in luce la memoria bellica
Esiste una memoria celata all’interno delle mura di Ferrara. Una memoria composta da tunnel, rifugi, timori, famiglie separate e fughe durante i bombardamenti. È da questo contesto che prende vita “Bunker – Memorie dal sottosuolo“, il nuovo spettacolo itinerante e site-specific di Officina Teatrale A_ctuar, che si svolgerà sabato 9 maggio alle 17.30 al Baluardo di Santa Maria della Fortezza.
“Si credeva che Ferrara sarebbe stata risparmiata dai bombardamenti perché era la città di Italo Balbo. Tuttavia, le bombe arrivarono, e si comprese che i rifugi erano spesso più una questione psicologica che realmente sicura“, racconta Sara Draghi, coordinatrice del progetto.
Un’idea che si è trasformata, nei mesi scorsi, in un ampio percorso di ricerca storica, ascolto e teatro partecipato. Tutto è iniziato quasi per caso, grazie a un suggerimento di Andrea Marchesi della Biblioteca Ariostea, che aveva proposto ad A_ctuar di esplorare il tema dei rifugi antiaerei presenti in città. Da quel momento è emersa subito una peculiarità tipicamente ferrarese: parte di quei rifugi è ancora oggi visibile all’interno delle mura storiche, tra viale Belvedere e Porta Mare, sopravvissuta al passare del tempo e rimasta silenziosamente integrata nel paesaggio urbano.
“Ci siamo accorti che esisteva un capitolo di storia fondamentale che però non veniva realmente narrato”, spiega Draghi. “Per noi era cruciale che la comunità potesse riappropriarsi di queste storie“.
Il progetto si è sviluppato intrecciando ricerca archivistica, materiali video conservati nei fondi storici e, soprattutto, testimonianze dirette. Officina Teatrale A_ctuar ha incontrato e intervistato una decina di ferraresi tra gli 80 e i 90 anni che, da bambini o adolescenti, avevano vissuto i bombardamenti sulla città. Dai racconti emergono fame, paura, razionamenti, mercato nero, fughe dalla città, ma anche una società profondamente divisa. “Abbiamo raccolto storie di solidarietà, ma anche di conflitti familiari, tra fratelli che si trovavano su fronti opposti. La guerra permeava ogni aspetto“.
C’era chi scavava rifugi improvvisati nel terreno, chi si rifugiava nelle cantine e chi cercava protezione all’interno delle strutture costruite lungo le mura. Alcuni di quei rifugi, noti come ‘tubolari’, erano stati progettati come strutture sicure, ma si rivelarono tragicamente vulnerabili. Uno di questi, nella zona di Porta Reno, fu colpito, causando la morte di 77 persone.
“Quella dei rifugi rappresenta anche l’immagine di un’Italia in crisi“, osserva Draghi. “Si faceva ciò che era possibile, spesso senza piani di protezione adeguati per la popolazione”.
Tuttavia, Bunker non è solo uno spettacolo sulla guerra. È principalmente un progetto sul presente, nato dall’idea di creare un teatro di comunità in grado di mettere in relazione generazioni diverse attraverso la memoria condivisa.
“In questo periodo si tende spesso a privilegiare una politica della distrazione piuttosto che della riflessione”, sottolinea Draghi. “Per questo sentivamo l’esigenza di riportare al centro storie scomode, fragili, non risolte. Raccontare la guerra oggi significa interrogarsi sul presente e sulla necessità del dialogo”.
Per questo motivo, il percorso ha coinvolto anche le scuole e un gruppo di 18 giovani tra i 15 e i 22 anni che saranno in scena sabato. Con loro, le testimonianze sono state rielaborate creativamente fino a diventare un’esperienza teatrale immersiva progettata per abitare gli spazi della città.
L’incontro tra i ragazzi e i testimoni è stato uno dei momenti più intensi del progetto. “È stato molto toccante – racconta Draghi -. Oggi questi momenti di scambio intergenerazionale sono quasi assenti. Esiste una frattura tra le generazioni che genera incomunicabilità”. All’inizio, ammette, nei giovani non c’era un interesse immediato verso quelle storie lontane. Poi qualcosa è cambiato. “Quando hanno ascoltato queste storie dal vivo, superando i manuali scolastici, la memoria è diventata concreta, vicina, tangibile”.
Lo spettacolo si svilupperà come una camminata teatrale tra sopra mura e sottomura, accompagnata dalle musiche dal vivo della violinista Natalia Abbascià. Il pubblico sarà immerso in una sorta di corteo poetico e civile che attraversa Ferrara, trasformando il paesaggio urbano in un luogo di memoria attiva.
L’idea, racconta Draghi, era quella di realizzare uno spettacolo ‘site specific’, concepito per abitare realmente quei luoghi e non per rinchiudersi in un teatro. “Volevamo che potesse essere visto anche da chi passa lì per caso, che fosse qualcosa di straordinario all’interno della quotidianità, capace di interrogare lo spazio urbano e la città”.
Per Officina Teatrale A_ctuar, Bunker intende diventare così “un dispositivo culturale e poetico di trasformazione del territorio“, in grado di riattivare attraverso il teatro luoghi che conservano ancora le tracce della memoria collettiva. Un corteo laico della memoria che parla della guerra per riflettere sul presente e sulla pace.
“Viviamo una conflittualità molto alta anche nella nostra vita quotidiana”, conclude Draghi. “È necessario dialogare anche con chi è più distante da noi e dai nostri pensieri“.
Il progetto proseguirà anche dopo il debutto ferrarese. Sono già previste una replica a Bologna il 30 maggio e nuove date nel Delta del Po a settembre in collaborazione con Anpi. Parallelamente, verranno realizzati un podcast in collaborazione con Cumbre e una mappatura digitale dei rifugi antiaerei cittadini, concepita come archivio accessibile per restituire questa memoria alla città.
“Bunker – Memorie dal sottosuolo” si svolgerà sabato 9 maggio alle 17.30 al Baluardo di Santa Maria della Fortezza. Il ritrovo è fissato nel parcheggio di via G. Mameli. La partecipazione è gratuita. Lo spettacolo prevede una camminata di circa 500 metri, accessibile e priva di barriere architettoniche.
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