Percival Everett: “La letteratura rappresenta ciò che perdura dell’America più autentica”

Percival Everett: “La letteratura rappresenta ciò che perdura dell’America più autentica” 1

«L’arte e la politica sono strettamente connesse. E l’arte rappresenta sempre una forma di resistenza». Percival Everett ha ricevuto il premio Pulitzer nel 2025 con James, una reinterpretazione di Huckleberry Finn dal punto di vista dello schiavo Jim. Dalla sua residenza a Los Angeles, dove osserva «pieno di vergogna» le nuove guerre che turbano il mondo, discute della letteratura come un mezzo di guarigione. Insegna inglese e scrittura creativa all’University of Southern California, l’autore afroamericano, pubblicato in Italia da La nave di Teseo, trae ispirazione dalla sua America, quella di Faulkner e di Toni Morrison. Morrison è una delle sei autrici che insieme a Everett, presenterà ai suoi lettori a partire dal 9 marzo.

Everett, la letteratura americana ha una sua specificità?

«La sua caratteristica principale è l’autoriflessione: in gran parte si tratta di un commento spesso brutalmente sincero sulla cultura e sulla società. Purtroppo, però, gli americani non leggono molto. La letteratura modifica la cultura lentamente. Forse entrerà in qualche modo nella coscienza collettiva, ma come scrittore mi rattrista spesso il fatto che sia difficile credere che il nostro lavoro possa giovare al mondo».

Esiste un canone americano?

«Mi oppongo all’idea di canone: è intrinsecamente sessista e razzista».

Le cito alcuni nomi di grandi autori americani: Herman Melville, William Faulkner.

«Innanzitutto dobbiamo riconoscere che nella letteratura americana, proprio come nell’esperienza americana, tutto è influenzato dalla razza. Quando un’opera non menziona la razza, questa mancanza è già un modo di affrontarla. Citava Faulkner: per me rappresenta il tentativo del Sud di confrontarsi con la propria identità, con le questioni di razza e di classe».

Toni Morrison, Harper Lee e Alice Walker?

«Morrison è una scrittrice straordinaria, con una profondità di esperienza eccezionale. Anche Alice Walker ha svolto un ottimo lavoro. Harper Lee è interessante perché rappresenta il tentativo liberale dei bianchi del Sud di affrontare la questione razziale. Tuttavia, devo dire che il romanzo per cui è più conosciuta, Il buio oltre la siepe, non è, a mio avviso, artisticamente molto valido».

Nel suo racconto “Un po’ di fede” (che regaliamo ai lettori, ndr) la piccola e indifesa Penny si trova circondata da numerosi serpenti velenosi. Cosa simboleggia?

«Apprezzo molto quel piccolo personaggio, ma non specifico mai cosa rappresentano le mie opere, perché i lettori lo comprendono meglio di me».

Il racconto affronta il tema delle minoranze: quale ruolo possono avere i libri per i diritti delle persone?

«Non ne sono certo. So che sarei felice di sapere che le mie storie fanno riflettere qualcuno in questo Paese».

La letteratura è politica?

«Sì e non è possibile separarle. E se si tenta di farlo, allora si tratta di una dichiarazione politica. E non è affatto una buona dichiarazione».

Negli Stati Uniti è tornata la censura di libri da scuole e biblioteche pubbliche. Perché suscitano così tanta paura?

«I libri spaventano i fascisti. Fanno paura perché contengono non solo conoscenza, ma anche possibilità. Rappresentano il desiderio di costruire qualcosa di migliore. È questo il compito dell’arte: ci ricorda che possiamo cambiare le cose. Ed è questo che temono coloro che vietano i libri: che le persone pensino».

Gli scrittori sono diventati bersaglio in molte parti del mondo. Ha mai temuto di esprimere le sue ?

«No. Se mai avessi paura, sarebbe proprio in quel momento che saprei che è il momento di scrivere».

Ha senso per uno scrittore prendere posizione oggi?

«Se un artista non è sincero con se stesso, nessuno si interesserà al suo lavoro».

Se potesse leggere un solo libro quest’anno, quale sceglierebbe?

«Due. Perché non sono cristiano di Bertrand Russell. E La fattoria degli animali di George Orwell. Osservi cosa sta accadendo nel mondo. Orwell è sempre attuale. E ammiro il ragionamento di Russell».

Quali libri l’hanno influenzata come lettore?

«Tutto mi influenza. Adoro La via di tutta la carne di Samuel Butler. Tristram Shandy di Laurence Sterne è un grande romanzo. Ammiro Chester Himes: E se grida, lascialo andare. E adoro Italo Calvino».

Lei insegna scrittura creativa. Cosa pensano

i suoi studenti della letteratura?

«I miei studenti sono autoselezionati. La popolazione universitaria in generale forse legge meno, ma i miei alunni sono desiderosi di apprendere e sono brillanti. Tuttavia, molti non leggevano molto al liceo».

Cosa pensa delle recenti azioni militari degli Stati Uniti?

«Sono imbarazzato dal mio Paese».

La poesia e la letteratura possono salvarci?

«Sono tutto ciò che ci rimane. Ciò che possiamo fare è continuare a parlare e a creare».

La collana

La collana Voci d’America, in edicola con il quotidiano il 9, 10 e 11 marzo e il 16, 17 e 18 marzo, offre ai lettori sei racconti di sei grandi autori della letteratura: Raymond Carver, Don DeLillo, Percival Everett, Toni Morrison, Joyce Carol Oates, David Foster Wallace

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