Racconti di Storia / 96. Groenlandia. Millenni di storia e importanza geopolitica nell’Artico.
I ghiacciai di Scoresby Sund, in Groenlandia. Con una lunghezza di 350 km, Scoresby Sund è il fiordo più lungo del pianeta e uno dei più profondi (oltre 1500 m). Autore: Agenzia spaziale europea, Monja Šebela, Sentinel-2. Fonte
La più grande isola del mondo… mai così rilevante
Di Davide De Leo (Linguista, PhD) Con un patrimonio culturale millenario, la Groenlandia occupa una posizione unica nella storia globale e nella geopolitica attuale. È la più estesa isola del mondo, situata tra l’Oceano Artico e l’Atlantico, un vasto territorio in gran parte coperto di ghiaccio e poco popolato. Contestualmente, la sua posizione strategica tra Nord America ed Europa e la disponibilità di risorse minerarie e terre rare la rendono oggi un nodo cruciale di notevole rilevanza militare ed economica. Comprendere la Groenlandia significa quindi rivivere una storia che va dalle prime migrazioni paleo-eschimesi fino ai dibattiti contemporanei sull’indipendenza e alle tensioni fra le potenze mondiali. In questa edizione cercheremo di fornire alcune informazioni fondamentali e rispondere alle domande chiave relative all’isola. Buona lettura!
Posizione della Groenlandia nel globo terrestre. Autore: Sanjay Rao. Fonte: opera propria.
Le prime migrazioni e le culture pre-inuit
La presenza umana in Groenlandia risale a oltre 4.500 anni fa. Tra il 2500 a.C. e il primo millennio d.C., diverse ondate migratorie attraversarono l’Artico nordamericano, utilizzando le isole canadesi come “ponte” naturale verso la Groenlandia nord-occidentale. Queste migrazioni non seguirono un percorso lineare, ma rappresentarono una serie di arrivi, adattamenti e scomparse, influenzate dalle variazioni climatiche e dalle risorse disponibili.
Gli archeologi hanno individuato diverse culture distinte. Tra le più antiche troviamo la cultura Independenza I (circa 2500–1800 a.C.), seguita dalla Saqqaq (circa 2300–900 a.C.), prevalentemente diffusa lungo le coste occidentali. Successivamente si svilupparono la Independenza II (circa 1200–700 a.C.) e la cultura Dorset, suddivisa convenzionalmente in I (circa 600 a.C.–100 d.C.) e II (circa 700–1200 d.C.). Queste popolazioni crearono tecniche di caccia e sopravvivenza avanzate in uno degli ambienti più ostili del pianeta, basate sulla caccia alle foche, ai caribù e sull’uso esperto di strumenti in osso e pietra.
Verso l’XI secolo apparve la cultura thule, diretta antenata degli inuit moderni. Proveniente dall’Alaska, essa introdusse innovazioni cruciali, come le slitte trainate da cani, le imbarcazioni di grandi dimensioni (umiak) e una caccia più efficiente alle balene. Da questa cultura si sviluppò, tra il XII e il XIII secolo, l’inugsuk, che consolidò la presenza inuit in gran parte dell’isola.
L’arrivo dei vichinghi
La Groenlandia entrò nella storia europea con l’arrivo dei vichinghi. Nel 982 d.C. Erik il Rosso, un norvegese esiliato dall’Islanda per omicidio, raggiunse l’isola e ne esplorò le coste meridionali. Tornato in Islanda, descrisse la nuova terra come fertile e accogliente, chiamandola “Groenlandia” (terra verde), probabilmente per attrarre coloni.
Eric il rosso, XVII secolo. Autore sconosciuto. Scansione da: Coureurs des mers, Poivre d’Arvor. Pubblico dominio
Nel 986 Erik organizzò una spedizione che portò alla creazione di due insediamenti norreni principali: l’Insediamento orientale, nei pressi dell’attuale Qaqortoq, e l’Insediamento occidentale, vicino all’odierna Nuuk. Nel periodo di massimo sviluppo, questi insediamenti potevano contare tra 3.000 e 6.000 abitanti distribuiti in circa 280 fattorie. La presenza di un’agricoltura basata sull’allevamento di bovini, ovini e caprini suggerisce che il clima fosse allora relativamente più temperato rispetto ai secoli successivi.
La Groenlandia norrena faceva parte di un sistema nord-atlantico più ampio collegato inizialmente alla Norvegia e poi alla corona danese-norvegese. Il cristianesimo giunse nell’XI secolo, introdotto da Leif Eriksson, figlio di Erik il Rosso, e nel 1126 fu istituita una sede vescovile. Testimonianza di questo periodo sono le rovine della chiesa di Hvalsey, uno dei siti medievali meglio conservati.
Rovine della Chiesa di Hvalsey. Autore: Number 57 su English Wikipedia. Fonte: opera propria.
A partire dal XIII secolo, i norreni iniziarono a interagire con gli inuit della cultura thule, che si espandevano verso sud. Le relazioni furono probabilmente complesse, oscillando tra scambi e conflitti. Nel XIV secolo gli insediamenti norreni iniziarono a declinare, probabilmente a causa di un raffreddamento climatico legato alla cosiddetta “Piccola era glaciale”, di una diminuzione dei commerci con l’Europa e di difficoltà nel adattamento alle nuove condizioni. Nel XV secolo, la presenza norrena in Groenlandia scomparve completamente.
La colonizzazione danese e l’era missionaria
Dopo la scomparsa dei norreni, la Groenlandia rimase abitata esclusivamente dagli inuit. Tra il XVI e il XVII secolo, balenieri olandesi e inglesi frequentarono le acque attorno all’isola, ma senza avviare una colonizzazione permanente. Questa riprese solo nel 1721, quando il missionario norvegese Hans Egede, con il supporto della corona danese-norvegese, fondò un insediamento e una missione luterana nei pressi di Nuuk.
Egede era inizialmente convinto di dover “ritrovare” i norreni, temendo che fossero rimasti cattolici e isolati dalla Riforma. Scoprì invece che la Groenlandia era ormai una terra inuit e si impegnò per convertirla al cristianesimo. Questo segnò l’inizio della vera epoca coloniale.
Nel corso del XVIII e XIX secolo, la Danimarca consolidò il proprio dominio sull’isola, instaurando un monopolio commerciale statale e limitando l’accesso straniero. La politica coloniale danese si caratterizzò per un paternalismo volto a uno sviluppo graduale, mantenendo però la Groenlandia in una condizione di dipendenza economica. Dopo la separazione tra Danimarca e Norvegia nel 1814, la Groenlandia rimase sotto sovranità danese.
Dal colonialismo all’autonomia
Nel XX secolo, la posizione internazionale della Groenlandia divenne oggetto di contese diplomatiche. Nel 1916 gli Stati Uniti riconobbero formalmente i diritti danesi sull’isola, nel contesto dell’acquisto delle Indie occidentali danesi da parte di Washington. Una controversia con la Norvegia fu risolta nel 1933 dalla Corte permanente di giustizia internazionale, che confermò la sovranità danese.
La Seconda guerra mondiale rappresentò una svolta significativa. Dopo l’occupazione tedesca della Danimarca nel 1940, la Groenlandia si trovò in una situazione anomala. Gli Stati Uniti, preoccupati per la sicurezza dell’Atlantico settentrionale, ottennero diritti di base sull’isola tramite un accordo con l’ambasciatore danese a Washington, Henrik Kauffmann. Questo segnò l’inizio di una presenza militare statunitense destinata a perdurare fino ai giorni nostri.
Nel dopoguerra, sotto l’impulso delle Nazioni Unite per la decolonizzazione, la Groenlandia cambiò il proprio status. Nel 1953 cessò formalmente di essere una colonia e fu integrata nel Regno di Danimarca, ottenendo due seggi nel parlamento danese. Nel 1979 fu creato il parlamento groenlandese (Inatsisartut), mentre nel 2009 una nuova legge sull’autogoverno riconobbe il diritto dei groenlandesi a decidere sul proprio futuro, inclusa l’eventuale indipendenza.
La prospettiva dell’indipendenza e le controversie più recenti
L’idea dell’indipendenza è attualmente ampiamente condivisa in Groenlandia come obiettivo a lungo termine. Tuttavia, essa si scontra con una realtà economica complessa. La popolazione dell’isola conta circa 57.000 abitanti, sparsi su un territorio vasto e caratterizzato da condizioni climatiche estreme. L’economia è fortemente dipendente dalla pesca e da un significativo trasferimento annuale di fondi dalla Danimarca, pari a circa 600 milioni di dollari, che sostiene il welfare e i servizi pubblici.
Per molti groenlandesi, l’indipendenza è auspicabile solo se non comporta il collasso dello Stato sociale. Da qui l’attenzione verso lo sfruttamento delle risorse naturali, come idrocarburi e minerali rari, rese più accessibili dallo scioglimento dei ghiacci. Contestualmente, tali progetti sollevano forti preoccupazioni ambientali e dividono l’opinione pubblica.
La Groenlandia nella geopolitica del XXI secolo
La rilevanza geopolitica della Groenlandia deriva principalmente dalla sua posizione strategica nell’Artico. Durante la Guerra fredda, le basi statunitensi sull’isola svolsero un ruolo cruciale come “avamposto” nel monitoraggio dei missili sovietici e dei sottomarini nucleari.
Con i cambiamenti climatici e l’apertura progressiva delle rotte artiche, l’importanza della Groenlandia è ulteriormente aumentata. L’Artico è diventato un’area di competizione tra grandi potenze, interessate sia alle nuove vie di navigazione che alle risorse naturali. In questo contesto si inseriscono le recenti tensioni con gli Stati Uniti, in particolare durante le presidenze di Donald Trump.
Trump ha rilanciato l’idea di un’acquisizione americana della Groenlandia, presentandola come una sorta di “affare immobiliare” e giustificandola con esigenze di sicurezza ed economiche. Le sue affermazioni, culminate nel 2025 e nel 2026 con riferimenti espliciti all’uso della forza, hanno suscitato una ferma reazione da parte della Danimarca e delle autorità groenlandesi, che hanno ribadito il principio di autodeterminazione.
Le elezioni del 2025 in Groenlandia si sono svolte in un contesto dominato dalla questione della sovranità. La netta opposizione della popolazione a un’annessione agli Stati Uniti è emersa chiaramente dai sondaggi e dai risultati elettorali. Nonostante le differenze riguardo a tempistiche e modalità dell’indipendenza, i partiti groenlandesi hanno mostrato una sostanziale unità nel respingere le pressioni esterne.
Immagine satellitare dei ghiacciai di Borgjokulen, in Groenlandia. Autore: Sentinel Hub. Fonte
Alcuni dati sulla Groenlandia
Capitale Nuuk, che ospita circa 20.000 abitanti, un terzo della popolazione totale dell’isola.
Superficie 2.166.086 chilometri quadrati. L’80% della superficie è coperta dalla calotta glaciale (la seconda al mondo dopo quella antartica). Se si sciogliesse tutto il ghiaccio della Groenlandia, il livello del mare globale aumenterebbe di circa 7 metri. A causa del clima, la Groenlandia non ha foreste, ma vanta il parco nazionale più grande del mondo, il Parco nazionale della Groenlandia nordorientale.
Valuta La valuta della Groenlandia è la corona danese.
Popolazione Circa 57.000 abitanti
Bandiera La Groenlandia possiede una propria bandiera dal 1985.
La bandiera della Groenlandia (CGI). Autore: Aerra Carnicom. Fonte: opera propria (elementi presi da altro file)
Lingue Groenlandese, danese e inglese. Il groenlandese si divide in quattro dialetti: groenlandese meridionale, groenlandese occidentale, groenlandese orientale e thule. Il groenlandese occidentale, o kalaallisut, è la lingua ufficiale che tutti i bambini apprendono a scuola, insieme a danese e inglese.
Aspettativa di vita 71 anni (uomini); 76 anni (donne)
Capo dello Stato: Re Federico X di Danimarca
Primo Ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen dal 2025
Linea aerea di bandiera Air Greenland, controllata in maggioranza dal governo groenlandese. Alcune quote appartengono alla Danimarca e alla compagnia SAS. Il ruolo degli aerei è fondamentale, insieme a quello delle imbarcazioni, poiché Nuuk e i vari villaggi non sono collegati da strade, né esiste una rete ferroviaria.
La capitale Nuuk. Sulla sinistra la cattedrale. Autore: Quintin Soloviev. Fonte: opera propria.
Di chi è la Groenlandia? La Groenlandia è parte del Regno di Danimarca, che comprende anche la Danimarca
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