Rinvenuto in Messico un altare tolteco contenente quattro teschi: “possibile utilizzo rituale”
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L’altare con le offerte ai margini dell’area archeologica di Tula, nello Stato di Hidalgo. Foto: Gerardo Peña, INAH
Un altare in pietra risalente all’epoca tolteca, ben conservato e circondato da resti umani e doni rituali, è riemerso dal suolo nello stato messicano di Hidalgo durante i lavori per la nuova linea ferroviaria che collega Città del Messico a Querétaro.
La scoperta, comunicata dall’INAH, l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, è avvenuta nelle vicinanze del sito archeologico di Tula Chico, in un’area già conosciuta ma mai esplorata a fondo dagli studiosi. La notizia è stata divulgata dallo stesso Istituto e ripresa da riviste di settore internazionali, in particolare da Constanza Ontiveros Valdés per The Art Newspaper.
L’altare – un momoztli di circa un metro per lato, strutturato su tre livelli – presenta alla base quattro crani e ossa lunghe, probabilmente femori, disposti come offerte. Accanto, ceramiche, ossidiana e tracce di strutture murarie suggeriscono un contesto più ampio, forse un cortile di un complesso d’élite. “Inizialmente abbiamo rinvenuto un piccolo basamento, poi, ampliando lo scavo, sono emersi gli angoli dell’altare e gli altri vertici”, racconta l’archeologo Emmanuel Hernández Zapata. La datazione colloca la struttura tra il 900 e il 1150 d.C., durante la fase Tollan, quando Tula era una delle principali capitali del Mesoamerica. Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di un elemento coerente: “Gli altari erano una parte comune dell’architettura civica, cerimoniale e residenziale tolteca”, osserva Víctor Francisco Heredia Guillén, coordinatore del progetto. Tuttavia, ogni nuovo esempio aggiunge nuove sfumature: qui, in particolare, colpisce il legame tra spazio rituale e insediamento abitativo, che suggerisce una geografia urbana più complessa, estesa oltre i confini monumentali noti.
I resti umani sono ora oggetto di analisi approfondite. Non si esclude che si tratti di offerte parziali, selezionate: “È poco probabile trovare scheletri completi, forse venivano deposte solo alcune parti degli individui”, osserva Heredia Guillén. Le ossa potranno fornire ulteriori informazioni su età, sesso e possibili segni di decapitazione, una pratica che – spiegano gli archeologi – veniva ancora eseguita con lame di ossidiana, capaci di lasciare tracce nette sul tessuto osseo.
Il cantiere continua e con esso le domande. Il tracciato ferroviario non è ancora definitivo e già in altri punti è stato modificato per evitare danni a beni archeologici, come nel caso dei petroglifi di El Venado. “Una volta stabilito il percorso finale, valuteremo attentamente la conservazione del patrimonio e le esigenze del progetto”, afferma Heredia Guillén. Nel frattempo, l’altare di Tula rappresenta un ulteriore elemento nella comprensione e nella conoscenza della pratica dei sacrifici umani presso le popolazioni mesoamericane, già documentata dai codici preispanici (come il Codice Borgia) e da rilievi e pitture murali che mostrano scene rituali, e oggetto di studio da parte di numerosi archeologi, tra cui Eduardo Matos Moctezuma, che fin dagli anni Settanta dirige gli scavi del Templo Mayor di Tenochtitlán, e lo statunitense Michael D. Coe, scomparso nel 2019, professore emerito di antropologia alla Yale University e curatore emerito al Peabody Museum of Natural History.
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