Addio a Francesco Guccini, una voce che ha segnato anche Ferrara.

La dipartita di Francesco Guccini lascia un grande vuoto nella musica e nella cultura italiana, ma anche a Ferrara, città con la quale il cantautore modenese aveva instaurato nel corso degli anni un legame profondo, caratterizzato da concerti indimenticabili, amicizie, collaborazioni artistiche e incontri letterari.

Francesco Guccini è venuto a mancare nella mattinata di giovedì 6 agosto, all’età di 86 anni, nella sua abitazione di Pavana, situata sull’Appennino Tosco-Emiliano, il piccolo paese al quale era rimasto fortemente legato e dove aveva scelto di vivere lontano dai riflettori. La famiglia ha comunicato la notizia della sua scomparsa, informando che il cantautore è deceduto circondato dall’affetto dei suoi cari. Per sua espressa volontà, i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata, mentre una cerimonia commemorativa sarà organizzata nel mese di settembre.

Ferrara, come già accennato, è stata una delle tappe più frequenti delle sue tournée. Dai teatri ai concerti al Palasport, il pubblico ferrarese ha sempre accolto con entusiasmo quello che per molti era semplicemente “il Maestrone”. Anche dopo il suo ritiro dalle scene, annunciato nel 2013, Guccini è tornato più volte in città come scrittore, partecipando a presentazioni di libri, incontri culturali e iniziative dell’Università di Ferrara.

Tuttavia, il legame più profondo con il territorio è stato rappresentato dai musicisti ferraresi che hanno condiviso con lui una parte significativa della carriera.

Tra questi spicca Roberto Manuzzi, sassofonista, clarinettista e polistrumentista ferrarese, che è entrato stabilmente nella band di Guccini nella seconda metà degli anni Ottanta e ha continuato a suonare al suo fianco fino all’ultimo concerto. Per quasi trent’anni, Manuzzi ha contribuito a definire il suono del Guccini più maturo, alternandosi tra sax, clarinetto, armonica, fisarmonica e tastiere, partecipando a centinaia di concerti e alle registrazioni degli ultimi album.

Alla notizia della morte del cantautore, è stato proprio lui a condividere uno dei ricordi più toccanti, pubblicandolo sul proprio profilo Facebook: “Ho appena saputo della scomparsa di Francesco. Per me è un dolore immenso, come la perdita di un familiare, ma tutta Italia oggi si sentirà più triste e sola senza di lui”.

Accanto a Manuzzi, un altro nome fortemente legato a Ferrara è quello del bassista Ares Tavolazzi, figura di spicco della scena jazz italiana e storico collaboratore di Guccini sin dagli anni Settanta, quando entrò a far parte della sua formazione insieme al pianista Vince Tempera e al batterista ferrarese Ellade Bandini. Bandini è stato effettivamente uno dei musicisti più rilevanti della band di Guccini, condividendo il palco anche con Tavolazzi e, negli anni successivi, con Manuzzi.

Il legame con Ferrara non è stato solo di natura artistica. Nel gennaio 2019, Guccini si trovò al centro di una piccola polemica politica dopo aver espresso con amarezza il suo parere sulla vittoria della Lega alle elezioni comunali di Ferrara. Il cantautore parlò di una città che, a suo avviso, aveva cambiato orientamento politico, suscitando la reazione del neo sindaco Alan Fabbri, che rivendicò il risultato elettorale invitando Guccini a rispettare la scelta dei ferraresi. Uno scambio di opinioni che trovò ampio spazio anche nel dibattito cittadino, ma che non intaccò il legame affettivo tra l’artista e il pubblico locale.

Del resto, Ferrara e Guccini hanno sempre condiviso molto più della semplice prossimità geografica. Nelle sue canzoni risuonano continuamente la pianura padana, il Po, la memoria contadina, le osterie, la provincia emiliana e quella malinconia capace di trasformarsi in racconto collettivo: un immaginario che il pubblico ferrarese ha sempre percepito come profondamente proprio.

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