La stagione al Comunale si conclude con Lisistrata.
di Federica Pezzoli
La prima rappresentazione risale al 411 a.C., ma il suo tema – purtroppo – è più attuale che mai: la guerra come condizione costante della storia umana. Si tratta della Lisistrata di Aristofane, che sarà in scena a Ferrara, da venerdì 8 a domenica 10 maggio, per concludere la stagione di prosa del Teatro Comunale Claudio Abbado, con la regia di Serena Sinigaglia e la nota Lella Costa nel ruolo della “più saggia tra le donne d’Atene”.
La trama è ben nota: la guerra del Peloponneso infuria da oltre vent’anni e le donne di Atene e Sparta, guidate dall’ateniese Lisistrata e dalla spartana Lampitò, promettono di astenersi dai loro doveri – e piaceri – coniugali finché non venga siglato un accordo di pace. Non solo: per privare la guerra del supporto economico, le donne ateniesi occupano l’acropoli e bloccano l’accesso al tesoro della città.
L’allestimento offre una cornice narrativa per la rappresentazione: Lisistrata e alcuni protagonisti della storia hanno giurato di ricordare gli eventi che hanno condotto alla tregua, raccontandoli ogni anno come in un rito “finché la pace non avrà trionfato definitivamente in tutto il mondo” – pausa – “Sono duemilacinquecento anni di ripetizioni”.
Sinigaglia e Costa decidono di enfatizzare l’aspetto della violenza nelle relazioni umane, che il testo di Aristofane riesce a far emergere sia nella dimensione pubblica sia in quella privata: se le interazioni tra gli esseri umani si basano sulla violenza e sul possesso, non possono che condurre alla distruzione; se sono caratterizzate dalla cura, dall’ascolto e dal dialogo, possono invece portare alla prosperità. “Aristofane collega l’istinto naturale bellicoso dell’uomo all’istinto sessuale”, scrive Sinigaglia nelle note di regia, “Se non possediamo la grammatica dell’amore, se non esprimiamo gioiosamente le forze dionisiache dei nostri impulsi sessuali, ci sfogheremo sicuramente altrove e in quel luogo, con ogni probabilità, si manifesterà la guerra”.
“Lisistrata è la commedia classica che più di ogni altra alza la sua voce contro la guerra, evidenziandone il lato folle, assurdo e ridicolo”, afferma ancora Sinigaglia, “Un buon governo non conduce guerre. Punto”. Diventa quindi evidente la scelta di Maria Spazzi di riempire lo spazio scenico con enormi rocchetti e fili di lana ingarbugliati: per districare la matassa servono pazienza e intelligenza, proprio come suggerisce Lisistrata attraverso la voce della Costa.
L’allestimento mette in evidenza anche l’aspetto politico dell’azione delle donne, sempre più consapevoli delle loro capacità di imporre la propria volontà agli uomini, come atto di lotta collettiva e rivoluzionaria. L’astinenza non è accolta favorevolmente dalle donne, ma è un sacrificio che decidono di affrontare unite, convinte da Lisistrata e Lampitò che sia il loro strumento di lotta più efficace: anche in questo caso Aristofane risulta attualissimo, poiché nell’era del virtuale e delle campagne di mobilitazione digitale riporta al centro il corpo e l’occupazione degli spazi pubblici come mezzi di lotta politica.
Tutti questi temi, di grande rilevanza, vengono presentati in questo allestimento con notevole ironia, intelligenza e leggerezza: efficace l’escamotage dello scambio dei ruoli tra uomini e donne per sovvertire i generi, così come la cornice del rito per rendere il testo il più attuale possibile.
Lella Costa non delude nel ruolo di Lisistrata, asciutta e quasi ieratica nella sua veste rosso acceso, ed è affiancata da un solido gruppo di co-protagonisti – Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Pilar Perez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini – che riescono a essere comici senza scivolare nel grottesco.
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