Storie di Storia / 95. Tre storie sullo Yangtze

Storie di Storia / 95. Tre storie sullo Yangtze 1

Nilo, Yangtze, Tigri, Eufrate, Tevere: fin dall’infanzia, insegnanti e materiali scolastici ci hanno trasmesso l’idea che nessuna grande civiltà possa esistere senza un fiume. Sorgente di acqua potabile o risorsa per irrigare i campi, il fiume è spesso anche un mezzo di trasporto cruciale per il commercio o una via di accesso al mare. Paesaggi straordinari immortalati da artisti e ponti leggendari narrati da poeti rappresentano riflessi di millenni di storia. Queste narrazioni, incentrate sul Yangtze, continuano una serie di racconti legati ai grandi fiumi del mondo. Buona lettura!

LA STORIA

INIZIO CON IL FIUME

Tre racconti sullo Yangtze

Di Davide De Leo (Linguista, PhD)

Lo Yangtze, noto anche come Fiume Azzurro, è intrinsecamente connesso al territorio, alla storia e all’economia della Cina. Primo fiume del Paese, rappresenta una significativa fonte di energia e un canale di comunicazione navigabile, cruciale per il commercio . La regione del bacino del Fiume Yangtze è, non a caso, la zona più sviluppata economicamente e la più densamente popolata in tutta la Cina, con circa 400 milioni di abitanti, ovvero circa il 28% della popolazione cinese totale. Qui sotto sono narrate tre storie legate allo Yangtze. Successivamente, 100 fatti e curiosità sul fiume.

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Cartina del bacino idrografico dello Yangtze, con i principali affluenti e le città più grandi. Autore: User:Shannon1. Fonte: Lavoro proprio con dati presi da Natural Earth 

LA BATTAGLIA DELLE SCOGLIERE ROSSE

(208-209 D.C.)

Nel 208 d.C. il fiume Yangtze divenne lo scenario di una delle battaglie più celebri della storia cinese, un conflitto che avrebbe alterato per sempre il destino dell’impero. La Cina, un Paese frammentato, attraversava uno dei suoi periodi più turbolenti: la dinastia Han, al potere da secoli, si trovava in crisi a causa di guerre interne, ribellioni e pressioni esterne. I tre principali contendenti per il controllo della Cina erano Cao Cao, un generale ambizioso che dominava il nord, Sun Quan, che governava il sud-est, e Liu Bei, un leader popolare e carismatico che si alleò con Sun Quan per affrontare la crescente minaccia di Cao Cao.

Questi, dopo aver consolidato il proprio dominio nel nord della Cina, decisero di spostarsi verso sud per unificare l’intero impero sotto la sua autorità. La sua armata, composta da circa 800.000 soldati, si diresse verso il centro del Paese, attraversando il bacino del fiume Yangtze. Sun Quan e Liu Bei disponevano di una flotta di circa 50.000 uomini. La disparità numerica faceva presagire una sconfitta. Tuttavia, la geografia e la strategia giocarono un ruolo cruciale in quello che sarebbe diventato uno dei più grandi capolavori di strategia militare della storia.

Lo Yangtze non era solo un fiume: era un potente alleato per chi sapeva sfruttarlo. La forza delle sue acque e la presenza di numerosi affluenti più piccoli permisero alla flotta alleata di rispondere in modo efficace a una battaglia che avrebbe determinato le sorti del sud. Mentre Cao Cao avanzava, Sun Quan e Liu Bei formarono un’alleanza fragile, consapevoli che solo unendo le forze avrebbero avuto una chance di sconfiggere l’esercito numericamente superiore di Cao Cao.

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”La Battaglia delle scogliere rosse”, spettacolo dell’Opera di Pechino che rappresenta la famosa battagliaTeatro Jingju di Shangai, 2015. Autore: ??. Fonte 

La battaglia decisiva si svolse sulle famose Scogliere Rosse, nel cuore del fiume Yangtze. Le forze alleate si preparavano all’ultimo scontro, mentre Cao Cao si avvicinava al fiume con la sua enorme flotta. A prima vista, la superiorità numerica di Cao Cao sembrava schiacciante, ma Sun Quan, il comandante della flotta alleata, aveva un asso nella manica: la conoscenza del terreno e del vento.

Le navi di Cao Cao erano legate insieme per formare una grande flotta compatta, ma questa strategia, che poteva sembrare vantaggiosa per trasportare più soldati, si rivelò una trappola mortale. L’alleanza tra Liu Bei e Sun Quan fece affidamento sulla natura stessa del fiume e sul vento stagionale. Utilizzando piccole navi incendiarie, i comandanti alleati riuscirono a farle veleggiare verso la flotta di Cao Cao, alimentando il fuoco grazie al forte vento che soffiava in quella stagione. Il risultato fu devastante: le navi di Cao Cao furono distrutte in poche ore, e i soldati, presi dal panico, cercarono di fuggire, ma la maggior parte fu sopraffatta dal caos.

La battaglia delle Scogliere Rosse non fu solo un trionfo della strategia, ma anche un colpo mortale alle ambizioni di Cao Cao. La sua armata fu costretta a ritirarsi e a tornare verso nord, incapace di unificare la Cina sotto il proprio controllo. La vittoria degli alleati non solo bloccò l’avanzata di Cao Cao, ma segnò anche l’inizio della divisione permanente della Cina, avviando il periodo dei Tre Regni. Il fiume Yangtze, che fino a quel momento aveva separato il nord dal sud, si affermò come una barriera naturale che avrebbe mantenuto divisi i principali regni per secoli.

La Ribellione dei Taiping e la conquista di Nanchino (1853-1864)

Nel cuore del XIX secolo, la Cina si trovava a una svolta cruciale. La dinastia Qing, al governo da secoli, stava attraversando una profonda crisi. La corruzione, le disuguaglianze sociali e l’influenza crescente delle potenze straniere avevano indebolito il governo imperiale. In questo contesto di disordini interni e pressioni esterne, emerse un movimento rivoluzionario che minacciava il potere della dinastia Qing e le cui sorti si sarebbero giocate sul fiume Yangtze: la Ribellione dei Taiping.

Alla sua guida c’era Hong Xiuquan, un uomo che si proclamò il fratello minore di Gesù Cristo e fondò un movimento che univa ideologie cristiane e tradizioni cinesi. La burocrazia imperiale aveva istituito esami rigorosi da superare per accedere alle cariche amministrative. Hong, dopo aver fallito ripetutamente gli esami imperiali, ebbe una visione religiosa che lo convinse della propria missione divina per salvare il popolo cinese dalla corruzione e dalla tirannia. La sua dottrina includeva l’abolizione della proprietà privata, l’uguaglianza tra uomini e donne e la costruzione di una società più giusta.

Nel 1850, Hong Xiuquan e i suoi seguaci iniziarono a ribellarsi contro il governo Qing. La rivolta si diffuse rapidamente, in particolare nel sud della Cina, dove le condizioni di vita erano estremamente difficili e la popolazione era pronta a ricevere un messaggio di rinnovamento e speranza. Nel 1853, i Taiping conquistarono Nanchino, una città strategica sulle sponde dello Yangtze, che divenne la loro capitale. Hong ribattezzò la città Tianjing, la “Capitale celeste”, rendendola il cuore del regno.

La conquista di Nanchino rappresentò un simbolo di resistenza contro l’oppressione; per i Taiping non solo un trionfo militare, ma anche un segno di legittimità divina. La città divenne un centro amministrativo dove Hong e i suoi generali cercarono di mettere in pratica i propri ideali sociali e politici.

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Sigillo del Regno Celeste di Taiping, 1864. Autore: Samhanin 

Il fiume Yangtze giocò un ruolo cruciale nella vicenda. Essendo un’importante via di trasporto, facilitò sia il rifornimento di uomini e risorse per i Taiping, sia l’arrivo successivo delle forze imperiali. La battaglia per il controllo dello Yangtze divenne una questione fondamentale della guerra civile. Le forze Qing tentarono di riconquistare la città con l’aiuto di generali abili, come Zeng Guofan, che imposero un lungo assedio.

Il conflitto durò circa quattordici anni, e il fiume Yangtze fu testimone di innumerevoli battaglie, massacri e sofferenze. Alla fine, la resistenza Taiping fu schiacciata e Nanchino cadde nel 1864. La città fu devastata, milioni di persone persero la vita nel conflitto. La Ribellione dei Taiping, pur fallendo, cambiò radicalmente la storia della Cina, rivelando le profonde disuguaglianze sociali e politiche del Paese e rimanendo un esempio per futuri movimenti rivoluzionari.

L’INCIDENTE DI WUHAN DEL 1938 E L’ALLUVIONE DELLO YANGTZE DURANTE LA GUERRA SINO-GIAPPONESE

Nel 1938, il fiume Yangtze si trovò al centro di uno degli eventi più drammatici della storia moderna della Cina, durante la guerra sino-giapponese che infuriava in quel periodo. L’invasione giapponese della Cina, iniziata nel 1937, avanzava apparentemente inarrestabile. Le truppe imperiali giapponesi avevano conquistato molte delle principali città costiere della Cina, tra cui Shanghai e Nanchino, e si dirigevano verso l’interno, puntando su Wuhan, una delle città più strategiche della Cina, lungo il fiume Yangtze.

Wuhan, situata nell’entroterra del Paese, era una base industriale e commerciale di rilievo, oltre a essere uno dei principali centri amministrativi della Cina. La sua posizione sul fiume Yangtze la rendeva un nodo cruciale non solo per il commercio, ma anche per il controllo delle risorse e delle linee di comunicazione tra il sud e il nord della Cina. Per il governo cinese, la difesa di Wuhan era vitale, poiché rappresentava l’ultima roccaforte prima di una possibile caduta dell’intera Cina centrale nelle mani dei giapponesi.

Nel tentativo di fermare l’avanzata giapponese, il governo cinese prese una decisione drammatica: nel giugno del 1938 le forze cinesi, sotto il comando del generalissimo Chiang Kai-shek, ordinarono la distruzione parziale degli argini del Fiume Giallo, a monte di Wuhan. L’obiettivo era inondare la pianura circostante e rallentare l’avanzata giapponese, che si stava preparando a conquistare la città. Tuttavia, questa decisione ebbe conseguenze devastanti per il fiume Yangtze e per le persone che vivevano lungo le sue rive.

Con la distruzione degli argini, l’acqua del Fiume Giallo si riversò massicciamente nelle terre circostanti, causando una vasta inondazione che devastò ampie porzioni di territorio. Sebbene l’inondazione non colpisse direttamente il corso del Yangtze, il Fiume Giallo, essendo uno dei suoi principali affluenti, influenzò pesantemente la portata del Fiume Azzurro, ingrossandone le acque. Il risultato fu una catastrofe che coinvolse milioni di persone.

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Corpi di rifugiati cinesi massacrati dalle truppe giapponesi nello Yangtze, dicembre 1937Autore: Moriyasu Murase 

Le acque del fiume Yangtze, già ingrossate dai fiumi tributari, portarono con sé distruzione e morte. Le inondazioni distrussero raccolti, abitazioni, infrastrutture e causarono una delle peggiori crisi umanitarie della guerra. Oltre tre milioni di persone furono costrette a lasciare le proprie case, mentre i campi agricoli venivano sommersi dalle acque, aggravando la già drammatica scarsità di cibo. Le città vicine al fiume, come Wuhan e Chongqing, furono invase da decine di migliaia di rifugiati. Le forze giapponesi, pur non riuscendo a invadere Wuhan immediatamente, trovarono comunque una resistenza ridotta, poiché gran parte della popolazione era stata annientata o costretta a fuggire.

L’inondazione e la guerra lasciarono cicatrici profonde. Wuhan, pur non cadendo nelle mani giapponesi fino al 1939, subì danni irreparabili. La Cina, nel disperato tentativo di fermare l’invasione giapponese, pagò un prezzo altissimo in termini di vite umane e risorse economiche. La decisione di “sacrificare” il fiume Yangtze e il Fiume Giallo non fu solo un atto difensivo, ma un segno della disperazione del governo cinese.

Le inondazioni rappresentarono simbolicamente e letteralmente la furia distruttiva della guerra e l’uso del fiume come strumento di resistenza. Lo Yangtze, che fino a quel momento era stato una fonte di vita, si trasformò in una fonte di distruzione. Le conseguenze dell’inondazione durarono decenni e influenzarono l’intera guerra sino-giapponese. Anche se gli alleati, tra cui gli Stati Uniti, fornirono supporto a Chiang Kai-shek e alla Cina, il conflitto continuò a causare sofferenze indicibili.

LO YANGTZE

100 fatti e curiosità

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Lo Yangtze nella contea di Fengjie. Autore: Boris Kasimov. Fonte: https://www.flickr.com/photos/kasio69/44310505450/in/album-721576

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