Teresa e le sue sorelle, le testimonianze femminili che hanno trasformato l’Italia.

Teresa e le sue sorelle, le testimonianze femminili che hanno trasformato l'Italia. 1

Il racconto inizia con Teresa Vergalli, staffetta partigiana. Per narrare la rivoluzione condotta dalle donne nel secolo scorso, invisibile, tenace, priva di armi ma non di ferite, l’unica trionfante in un paese storicamente privo di rivoluzioni, Maria Novella De Luca e Simonetta Fiori hanno preso avvio dalla periferia di , «una serie di palazzi lungo viale Togliatti che si apre inaspettatamente su un’isola tranquilla di platani e querce». Qui, «in una casa luminosa nel vecchio pratone di Cinecittà», ha vissuto fino a maggio scorso, quando è scomparsa all’età di 97 anni, «la giovane che ottant’anni fa ha liberato l’Italia dai nazifascisti», nome di battaglia Annuska. Il primo appassionato ritratto delle «donne che hanno cambiato il futuro» è dedicato a lei, come recita il sottotitolo del meraviglioso libro — «indispensabile», lo ha definito Michela Marzano — scritto a quattro mani da De Luca e Fiori, giornaliste di lunga esperienza di , ora disponibile in edicola con il nostro giornale (a 12,90 euro).

Il titolo è Le appassionate e le loro storie sono davvero coinvolgenti. Dieci donne che le autrici, abituate per professione a esplorare le questioni sociali, storiche e culturali, hanno intervistato e a cui restituiscono voce viva tra le pagine di questo riuscito mosaico, in cui viene ricostruito un pezzo significativo della nostra storia. Infatti, c’era il fascismo quando sono nate Teresa Vergalli e Nunni Miolli, la casalinga femminista che negli anni Settanta subì, insieme a quattro compagne, un violento attacco terroristico nella sede di Radio Città Futura, completamente dimenticato dalla memoria storica. Era invece il 1991 quando è venuta alla luce Fumettibrutti, pseudonimo con cui, rivendicando la fluidità di genere contro le gabbie identitarie, la fumettista e attivista trans Josephine Yole Signorelli firma le sue opere. Tra le più giovani protagoniste di questi racconti, insieme alla sindacalista di origine indiana Hardeep Kaur, anche lei poco più che trentenne, impegnata in prima linea contro lo sfruttamento dei braccianti nell’agro pontino.

Inoltre, troviamo la giornalista Sandra Bonsanti, tra le prime a denunciare pubblicamente la violenza domestica e a inoltrarsi proprio dalle pagine di Repubblica, di cui è stata una delle pioniere, nei territori che fino a quel momento erano preclusi alle donne nei giornali, come la mafia, la massoneria, le stragi neofasciste, i misteri eterni d’Italia. La magistrata Gabriella Luccioli che, in un Paese dove fino al 1963 non era riconosciuto alle donne il diritto di entrare in magistratura, ha riscritto il diritto di famiglia (sua la sentenza rivoluzionaria sul fine vita). O la psichiatra basagliana Giovanna Del Giudice che ha liberato dai manicomi «l’umanità disumanata»: una rivoluzione culturale anche la sua, che ha modificato il modo di considerare la patologia mentale. E, ancora, la rettrice Antonella Polimeni, prima donna a guidare la Sapienza dopo sette secoli di predominio maschile, che fa della lotta contro le discriminazioni e le disuguaglianze il fulcro della sua gestione e non mai il pronome “io”, bensì “noi”.

Si tratta di dieci donne che, ciascuna a modo suo, hanno riscritto il futuro, con l’urgenza dei sentimenti o la forza della ragione, conquistando traguardi mai raggiunti prima che hanno spostato in avanti le frontiere femminili. De Luca e Fiori hanno seguito le loro storie da quell’osservatorio privilegiato che sono le pagine di un quotidiano e hanno deciso di raccoglierle in un racconto che va oltre la semplice intervista. Perché le protagoniste emergono tridimensionali da queste pagine e sembra di essere lì con loro, mentre lottano per quelle battaglie che sono anche le nostre. È fondamentale riscoprirle — e qui si racchiude l’urgenza di questo libro — in un momento in cui l’attualità ci mostra che il patriarcato non è mai finito e, anzi, si corre il rischio di tornare indietro.

Le due autrici sono partite proprio da qui: per non lasciare che cada nell’oblio quanto è stato realizzato dalle nostre madri, con il corpo o con la mente, con passione o con dolcezza, sotto i riflettori o nel silenzio della fatica quotidiana. Per non permettere che quei che ciascuna nel suo campo di “battaglia” ha lasciato svaniscano: dalla lotta per il suffragio universale a quella per il divorzio o l’aborto, dalla rivoluzione nei giornali a quella nelle accademie o in sala operatoria, dalla liberazione dei matti a quella delle trans o delle casalinghe.

Significativa è quindi la scelta delle protagoniste che si muovono tra queste storie: sono tutte nate nel secolo scorso, è vero, ma tra alcune di loro intercorrono diversi decenni. Perché alle testimonianze delle madri della cultura democratica le autrici hanno voluto affiancare quelle delle figlie e delle nipoti. Prima di tutto perché giovani e anziane ribelli parlano la stessa lingua, quella della solidarietà, dei diritti, della libertà e della dignità. Ma anche per non relegare nel passato le battaglie combattute fino ad ora: oggi più che mai è necessario raccontare il passato guardando al futuro.

Fiori e De Luca lo fanno ricordandoci l’esempio delle madri — anche le loro, a cui questo libro è dedicato — ma rivolgendosi alle figlie e ai figli che ne porteranno avanti il testimone.

Il libro

Le appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro di Maria Novella De Luca e Simonetta Fiori è disponibile in edicola con Repubblica a 12,90 euro in più e nel nostro bookshop

I commenti sono chiusi.