Radice Pura
«La Sicilia è un giardino, il luogo perfetto per ospitare un festival dedicato ai giardini», afferma Mario Faro, creatore del Radicepura Garden Festival, un evento biennale che si svolge a Giarre, nella provincia di Catania, evidenziando la volontà di esaltare la cultura del paesaggio mediterraneo in una regione che è stata, sin dall’epoca di Federico II di Svevia, un punto di riferimento culturale per l’intera Europa.
Giardino Inviolabile Amuranza al parco Radice Pura. Foto Alfio Garozzo
Questo evento rappresenta un’opportunità per riscoprire i vantaggi e l’importanza di vivere all’aperto, rispettare la natura e apprezzare il clima temperato che la Sicilia ha il privilegio di offrire. Il tema della quarta edizione è Il giardino delle piante. In un contesto in cui i giardini si stanno sempre più disconnettendo dalla natura, a favore di una mera ostentazione del design, il direttore artistico Antonio Perazzi propone un ritorno alle piante e alla poetica dei luoghi, creando spazi in cui possiamo instaurare quotidianamente un autentico rapporto con le piante e il territorio, rispettando la biodiversità.
Antonio Pejrone, Antonio Perazzi e Mario faro. Foto Alfio Garozzo
Fino al 3 dicembre sarà possibile visitare 15 giardini e 4 installazioni, creati con le piante fornite da Piante Faro, un vivaio che raccoglie 800 specie e oltre 5 mila varietà.
I giardini sono progettati da paesaggisti di fama internazionale come Sarah Eberle, madrina del festival, James Hitchmough e Paolo Pejrone, il cui giardino Vento e acqua, tentativi di resilienza sarà inaugurato il 24 giugno. Pejrone, nato in Piemonte nel 1941, da oltre cinquant’anni realizza giardini privati e parchi pubblici in Europa, Asia e America, e tra le sue opere più significative si annoverano il parco di Villar Perosa della famiglia Agnelli e gli orti della basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma.
L’installazione UFO al parco Radice Pura. Foto Alfio Garozzo
Il suo giardino non ha l’intento di sorprendere o proclamare, ma illustra in modo quasi didascalico il funzionamento di un meccanismo: il vento catturato da una grande pompa eolica muove il flusso delle acque, che si spostano da vasca a vasca, vengono filtrate dalle radici degli iris e dei giunchi e, una volta purificate e cristalline, si inabissano e riavviano il ciclo. Le strutture non costringono, ma si pongono a servizio di un ecosistema che si autoregola e ne facilitano l’evoluzione naturale.
Tra tappeti di menta acquatica, ninfee e ciuffi di papiri racchiusi da un semplice muro dipinto a calce, il giardino intende evocare le atmosfere di una Sicilia ormai rara, con paesaggi aridi, dove però si può trovare ristoro nelle oasi, come la sorgente del fiume Ciane, nei pressi di Siracusa, o la fonte Aretusa a Ortigia. Ambienti delicati che rischiano di trasformarsi in miraggi, dove si fa sentire il leggero suono del vento accompagnato dal canto degli usignoli e dal gracidio delle rane.
Il parco Radice Pura in provincia di Catania. Foto Alfio Garozzo
Questa edizione presenterà anche sette giardini e un’installazione realizzati da otto team di architetti e paesaggisti under 36 provenienti da diverse parti del mondo. Come Alla mensa di Madre Etna di Linda Grisoli e Gordon Goh, che celebra la ricchezza delle piante commestibili con un giardino che si estende come una lingua di lava sul terreno grigio cenere.
Un tessuto di colori e profumi rivolto verso l’Etna come un simbolico banchetto per rendere omaggio al vulcano. Inviolabile Amuranza di Nicoletta Aveni mostra invece un complesso sistema vegetale in cui la presenza umana risulta superflua. Si illude di poterne avere accesso e comprenderlo, ma non è che un semplice spettatore che cerca di racchiudere nella sua limitata conoscenza il misterioso mondo vegetale, come simboleggiato dal grande cerchio rosa al centro, unico elemento artificiale.