Da venerdì 11 luglio Giacomo Bottone non ricoprirà più il ruolo di amministratore delegato di Berco. La comunicazione è giunta nelle ultime ore e il suo successore ad interim sarà Patrick Buchmann, attualmente presidente di Forged Tech, un’azienda affiliata al gruppo Thyssenkrupp.
Giacomo Bottone
Stando a quanto si è appreso, la separazione, sebbene consensuale, sembra derivare da divergenze di vedute riguardo alla futura direzione strategica che l’azienda di Copparo dovrebbe seguire.
In ogni caso, Thyssenkrupp Forged Tech ha comunicato ai dipendenti che l’impegno per lo sviluppo a lungo termine rimane invariato, mentre l’obiettivo principale sarebbe quello di potenziare la competitività per garantire un futuro sostenibile.
Questa decisione di separarsi dall’amministratore delegato non sembra rassicurare i sindacati, soprattutto in vista dell’incontro programmato al Ministero delle imprese e del made in Italy a fine mese. L’appuntamento era stato inizialmente fissato per il 7 luglio, ma è stato posticipato.
Negli ambienti interni di Berco si avverte una certa inquietudine per una situazione che potrebbe diventare sempre più instabile. A due settimane dall’ultimo incontro, dal quale ci si aspettava chiarimenti sul piano industriale per i prossimi mesi e sulle prospettive future dell’azienda, le risposte attese non sono arrivate. Adesso, con il cambio di interlocutore, il dialogo rischia di dover ripartire da zero.
Buchmann, inoltre, assumerà un incarico ad interim mentre il nome del successore di Bottone non sembra essere ancora stato definito. In ogni caso, tra l’insediamento e l’analisi della situazione, è probabile che l’appuntamento al Mimit rimanga interlocutorio.
La conclusione dell’“era” Bottone si verifica a pochi giorni da un’altra significativa perdita nella dirigenza, quella di Alida Malatrasi, direttrice del personale che ha terminato la sua esperienza in Berco lo scorso 6 luglio.
Con il consiglio di amministrazione di Berco e con la sua figura di vertice, i sindacati avevano avuto numerose divergenze di opinione, ma erano anche stati i soggetti con cui si erano svolte le interlocuzioni dopo le quasi 400 ore di sciopero, una mobilitazione senza precedenti in Italia. Un impegno attuato dopo che nell’ottobre del 2024 era iniziata la vertenza con la dichiarazione da parte dell’azienda di 550 esuberi, 480 a Copparo e 70 nello stabilimento di Castel Franco Veneto. Il 10 aprile 2025 si era raggiunto un accordo per evitare 247 licenziamenti, dopo che quasi altrettanti lavoratori avevano optato per le dimissioni volontarie.