Temperature elevate per settimane, animali sottoposti a stress e impianti di ventilazione e raffrescamento in funzione praticamente senza sosta. Le ondate di caldo che hanno contraddistinto l’estate stanno mettendo a dura prova anche gli allevamenti bovini del Ferrarese, dove negli ultimi anni le aziende hanno dovuto investire sempre di più per garantire condizioni adeguate nelle stalle e limitare le ripercussioni sulla salute degli animali e sulla produzione di latte.
“Si è registrato un calo produttivo, ma nel nostro caso non ha avuto un impatto particolarmente grave proprio grazie ai sistemi di raffrescamento e ventilazione”, afferma Lorenzo Scalabrin, allevatore di Portomaggiore e presidente della sezione zootecnica di Confagricoltura Ferrara, che gestisce una stalla con oltre 400 bovini. “Più che la produzione, ciò che mi preoccupa è l’effetto delle temperature sugli animali più vulnerabili, come quelli in fase di parto e post parto. Purtroppo, abbiamo registrato il decesso di una vacca già indebolita, sul quale il caldo ha avuto un ruolo. Al momento si tratta di un caso isolato”.
Il problema, evidenzia Scalabrin, è ormai diventato strutturale. “Le temperature degli ultimi anni non sono più quelle a cui eravamo abituati e dobbiamo adattarci. Per le aziende significa però affrontare contemporaneamente molteplici fattori: il caldo, le grandinate e altri eventi climatici, ma anche l’aumento dei costi di foraggi, paglia ed energia. Il paradosso è che nei periodi più critici diminuisce la produzione di latte e allo stesso tempo può ridursi anche il prezzo riconosciuto agli allevatori”.
L’impatto economico delle contromisure è particolarmente evidente negli allevamenti. Michele Prandini, vicepresidente della sezione zootecnica di Confagricoltura Ferrara, alleva circa 170 bovini a Poggio Renatico. “Da aprile manteniamo le ventole accese giorno e notte, con costi energetici molto elevati. È importante considerare che i bovini iniziano già a percepire il caldo intorno ai 24 gradi: quando all’esterno si raggiungono quasi i 40, senza sistemi adeguati la sofferenza diventa ineluttabile”.
Uno stress che non necessariamente si esaurisce con il ritorno di temperature più fresche. “Gli animali mangiano meno e gli effetti possono protrarsi anche nelle settimane successive. Arrivati a settembre possono manifestarsi conseguenze dello stress accumulato e diverse patologie”, aggiunge Prandini.
Gli investimenti tecnologici stanno quindi assumendo un’importanza sempre maggiore. Claudio Farinella, allevatore associato a Confagricoltura Ferrara e consigliere della sezione zootecnica, gestisce a Portomaggiore un allevamento con circa 230 capi, di cui 120 in mungitura. “Da circa quindici anni ci dedichiamo al miglioramento della ventilazione e del raffrescamento e quest’anno abbiamo ulteriormente aggiornato il sistema. Sopra la mangiatoia una tubazione, attraverso ugelli, combina acqua e aria con intervalli temporizzati. Il funzionamento è regolato da una centralina che elabora i dati in base a temperatura, umidità e altri parametri, modificando automaticamente la frequenza degli interventi”.
Nell’azienda è stata introdotta anche la mungitura robotizzata, che ha richiesto una fase di adattamento per gli animali. “Nonostante il caldo e alcune difficoltà iniziali, siamo riusciti a mantenere una buona produzione. Ma proprio perché le estati stanno cambiando, oggi ventilazione, bagnatura e raffrescamento non sono più elementi accessori: sono diventati parte integrante della gestione di una stalla moderna“.
Per Confagricoltura Ferrara, la sfida è duplice: continuare a garantire il benessere degli animali e la produttività degli allevamenti, affrontando però investimenti e costi di gestione sempre più elevati in un settore che deve confrontarsi con condizioni climatiche sempre più estreme.