“Carife, un episodio senza precedenti nella storia del sistema bancario italiano”
L’associazione Amici della Carife, il Centro Consumatori Italia, Ferrara Civica Culture e Movimento Risparmiatori Traditi sono stati ricevuti giovedì 16 aprile dalla Commissione parlamentare Banche del Senato. La commissione, guidata dal senatore Pierantonio Zanettin, ha il compito di raccogliere informazioni riguardo alla gestione degli istituti bancari che sono stati messi in risoluzione (ossia chiusi, come nel caso della Carife) e di attuare misure legislative per la protezione dei risparmiatori.
Le associazioni sono state ascoltate riguardo alla situazione della Cassa di Risparmio di Ferrara, colpita dal decreto Salvabanche del 22 novembre 2015 che ha portato all’azzeramento del valore di azioni e obbligazioni per 32.000 risparmiatori della banca.
Il presidente di Amici della Carife, Marco Cappellari, ha sottolineato che il caso Carife rappresenta un evento senza precedenti nella storia bancaria italiana. “Solo a Ferrara – afferma Cappellari – è successo che l’organo di vigilanza sulle banche, Banca d’Italia, abbia operato per otto anni ritirandosi e lasciando 32.000 risparmiatori con titoli azzerati. Dopo 4 anni di vigilanza, dal 2009 al 2013, e ulteriori 4 di gestione diretta, dal 2013 al 2017, Banca d’Italia si è ritirata, lasciando azioni e obbligazioni a valore nullo e di fatto cedendo Carife a un altro istituto.”
“L’aspetto incomprensibile – continua Cappellari – è che Banca d’Italia, un caso unico in Italia, aveva già approvato il piano di salvataggio di Carife, successivamente ratificato dall’assemblea degli azionisti il 30 luglio 2015. Quattro mesi dopo, Carife è stata inclusa nel decreto salvabanche del 22 novembre 2015 ed è stata chiusa, insieme a Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti. Solo quattro giorni dopo, il 26 novembre, il Fondo Interbancario sarebbe stato pronto a effettuare il bonifico di 300 milioni già previsto dal piano di salvataggio.”
“Negli ultimi anni, inoltre, i processi contro il management di Carife si sono conclusi con pene esigue – osserva ancora Cappellari -. Pertanto, rimangono molte domande senza risposta. Perché Carife è stata inclusa nel decreto salvabanche, che ha applicato la nuova direttiva europea sui salvataggi bancari (bail-in)? Perché tale norma è stata applicata retroattivamente su titoli acquistati in precedenza, anziché su titoli di nuova emissione? Perché 32.000 risparmiatori hanno subito l’azzeramento dei loro investimenti?”.
Amici della Carife, dal 2015 a oggi, ha già sollevato queste questioni in numerose sedi governative e parlamentari e, insieme ad altre associazioni di risparmiatori, ha ottenuto il Fir, Fondo Indennizzo Risparmiatori, che ha consentito ai risparmiatori di recuperare parte del valore dei titoli.
Tuttavia, molte domande rimangono ancora senza risposta. “Siamo già stati auditi da questa Commissione banche il 6 dicembre 2017 – prosegue Cappellari -. All’epoca erano presenti anche rappresentanti di Banca d’Italia, del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi (che avrebbe dovuto salvare Carife dopo il piano di salvataggio approvato il 30/5/2015), i commissari delle banche e tutti i protagonisti della vicenda, ma la Commissione del 2017 decise di mantenere segreti gli atti delle audizioni.”
Tre le richieste di Amici Carife alla commissione banche del Senato, per correggere “errori sistemici” che sarebbero stati commessi nel caso Carife: rifinanziare il Fondo Indennizzo Risparmiatori, in modo da garantire un indennizzo del 100% ai risparmiatori ex Carife; far emergere gli atti della commissione secretati “per chiarire cosa sia realmente accaduto”; “attuare interventi legislativi sistemici affinché simili drammi non si ripetano e non causino ulteriori danni ai risparmiatori e a un territorio, quando ci sono le condizioni per un salvataggio della banca, come nel caso Carife.”
Nel suo intervento, Cerniglia ha delineato con chiarezza la storia della Cassa di Risparmio di Ferrara, ricordando il ruolo storico delle banche locali, ma anche gli errori che hanno portato al fallimento. “Le banche locali sono state e continuano a essere un patrimonio importante del nostro Paese”, ha osservato, sottolineando però che tali istituti “hanno perso di vista le finalità della loro missione quando hanno tentato di operare al di fuori del loro territorio, assumendo rischi e impieghi non proporzionati alle loro dimensioni.”
Cerniglia ha ricordato come, già all’epoca, quella situazione fosse stata denunciata senza ricevere ascolto. Oggi, a più di dieci anni di distanza, un punto cruciale riapre concretamente la prospettiva per migliaia di famiglie coinvolte. “Il 12 dicembre 2024, nel decidere un giudizio da me patrocinato, -spiega Cerniglia – la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei diritti risarcitori in materia di investimenti finanziari non inizia dall’acquisto dei titoli, ma dal momento in cui il risparmiatore può far valere il diritto, cioè quando si è verificato il danno che per gli azionisti della Carife si colloca a novembre 2015, momento dell’azzeramento dei titoli.”
Su questa base, “dal febbraio 2025, insieme a Ferrara Civica Culture, il Movimento Risparmiatori Traditi e il Centro Consumatori Italia – continua Cerniglia in audizione – abbiamo avviato una massiccia campagna di interruzione della prescrizione da parte dei risparmiatori coinvolti nella risoluzione della Carife.”
La prescrizione si è interrotta il 22 novembre 2025 e, per coloro che hanno validamente esercitato prima l’interruzione, si apre ora un nuovo termine di dieci anni.
Lo ribadisce con chiarezza lo stesso Cerniglia: “Migliaia di risparmiatori che hanno interrotto la prescrizione potranno rivendicare entro 10 anni i loro diritti.”
Una battaglia che riguarda anche la parte di danno ancora non risarcita. In audizione è stato ricordato che “18.000 azionisti risparmiatori della Carife hanno ricevuto risarcimenti fino a un massimo del 40% delle somme investite tramite il Fir.”
Per questo, ha aggiunto Cerniglia, “resterebbe quindi da recuperare dalla Bper il residuo 60% delle somme investite, oltre a interessi e rivalutazione.”
Accanto al quadro giuridico, Milena Zaggia del Movimento Risparmiatori Traditi ha richiamato con forza il dramma di chi è rimasto escluso dai ristori FIR a causa di un meccanismo procedurale ingiusto: “Non è il cittadino ad aver sbagliato binario. È il sistema ad essere stato costruito con binari chiusi e regole contraddittorie”, ha dichiarato, denunciando “la trappola del binario sbagliato” che ha impedito a molti risparmiatori di ottenere una vera protezione non per mancanza di diritto, ma per un sistema complesso.
“Alla luce di questo – conclude Zaggia – chiediamo alla Commissione di intervenire per superare le rigidità del sistema Fir, consentendo una reale protezione sostanziale dei diritti e di prevedere la riapertura dei termini per la presentazione delle domande con tempi ‘umani’ per i risparmiatori esclusi per motivi procedurali, poiché la tutela del risparmio, sancita dalla Costituzione, richiede oggi un intervento chiaro, equo e verificabile.”
A margine, Riccardo Forni, presidente di Ferrara Civica Culture-Centro Consumatori Italia Ferrara, promotore della campagna d’interruzione della prescrizione degli azzerati Carife, sottolinea un punto cruciale: la garanzia concessa a Bper dal Fondo Nazionale di Risoluzione per 150 milioni di euro: “È fondamentale comprendere come siano state utilizzate queste risorse. Sono fondi pubblici, Bper ha l’obbligo di rendere conto del loro utilizzo.”
I commenti sono chiusi.