Cia Ferrara organizza un Flash Mob per tutelare “la cerealicoltura e i guadagni delle imprese agricole”

In vista della mobilitazione organizzata da Cia-Agricoltori Italiani, programmata per venerdì 12 giugno alle ore 10.30, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, Massimo Piva, illustra le ragioni che spingeranno gli agricoltori locali a manifestare con un flash mob simultaneo presso il Porto di Ravenna e il Varco della Vittoria del Porto di Bari.

“Saremo – afferma Piva – in prima linea per fermare le importazioni indiscriminate di grano estero di qualità scadente, utilizzato per deprimere il valore del prodotto nazionale. Gli agricoltori ricevono compensi irrisori per i loro prodotti, mentre i controlli nei porti risultano un “flop” poiché effettuati solo a campione, con rischi concreti per la salute dei consumatori. Le nostre richieste sono chiare: fermare il sottocosto attraverso il rispetto della normativa sulle pratiche sleali, controlli su ogni nave con il coinvolgimento di Nas, Guardia di Finanza e Sanità Marittima, e l’applicazione di standard Ue rigorosi per il grano importato.”

Il presidente di Cia sottolinea inoltre l’importanza di una legge Pasta Made in Italy che assicuri il 100% di grano italiano e l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta, accompagnata da un piano nazionale di promozione.

“È importante notare – aggiunge – che la crisi colpisce anche altri settori d’eccellenza: anche il riso è in difficoltà, con i prezzi di mercato che sono ulteriormente diminuiti nell’ultimo periodo e non coprono affatto i costi sostenuti per la produzione.”

A questa situazione si aggiunge quello che viene considerato il paradosso della rotazione colturale. “La nuova Pac (politica agricola comune, ndr) – conclude Piva – stabilisce che per accedere ai fondi le aziende debbano seguire pratiche agronomiche sostenibili che non impoveriscono i terreni, una scelta peraltro comunemente adottata e condivisibile. Tuttavia, poiché i cereali sono un elemento necessario all’interno della rotazione, si finisce per ‘costringere’ le aziende a coltivare varietà che si sa già porteranno a perdite, con costi di produzione che superano le entrate. Questa mobilitazione prosegue una battaglia che Cia porta avanti con determinazione dal 2023, supportata da una petizione nazionale che ha già raccolto quasi 100.000 firme per la salvaguardia del reddito agricolo e della qualità alimentare.”

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