Coldiretti Ferrara: Visotti riflette sul futuro dell’agricoltura
Coldiretti Ferrara ha visto lo scorso 13 ottobre un momento di riflessione tra i funzionari responsabili dei servizi e delle aree provinciali, i segretari di zona e il direttore provinciale, Alessandro Visotti.
Al centro dell’incontro i temi fondanti dell’azione sindacale della maggiore organizzazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana ed europea, con una franca discussione sugli obiettivi identitari della difesa della salute dei cittadini attraverso il buon cibo e del conseguente necessario reddito per le imprese agricole. Questioni ineludibili che pongono la necessità di una rappresentanza sia elettiva che funzionariale di alta qualità ed impegno che si esprime pienamente solo se coniugata con un profondo senso di appartenenza e un sentimento che va oltre lo svolgimento delle pratiche e delle incombenze d’ufficio, ma che deve entrare in sintonia con i produttori agricoli, con i soci e le loro necessità e prerogative in un contesto di un lungo periodo di crisi. Crisi – ha evidenziato il direttore – che in buona parte deriva da eventi non controllabili come le diverse crisi internazionali che si riflettono sui fattori economici mondiali e che non risparmiano certo l’Italia e l’Europa, ed ulteriormente dagli eventi climatici avversi, mentre altri sono e devono essere affrontati con lungimiranza e capacità propositiva e mobilitativa, come l’approccio ai mercati, l’origine delle produzioni in etichetta e le misure di regolazione e contrasto alle pratiche commerciali sleali.
«Siamo convinti – ancora la riflessione evidenziata dal direttore – che la “cittadella agricola” faccia parte di un passato che non è utile al futuro della nostra agricoltura e dell’agroalimentare italiano, e che quindi i percorsi di Coldiretti devono andare nella esclusiva direzione di rappresentare con trasparenza ed impegno le imprese agricole italiane e costruire insieme un percorso di futuro, operando per trovare tutte le condizioni per la continuità d’impresa o i passaggi generazionali, sfruttando le opportunità e modificando tutto quello che è appesantimento e difficoltà nelle scelte e nella quotidianità del lavoro agricolo, comunicando e restando in relazione con ogni strumento, con i soci, specialmente nelle assemblee, nel territorio, nelle situazioni in cui si vive la realtà. Non dobbiamo aspettare ricette risolutive da altri, dobbiamo essere in grado noi stessi, per le nostre imprese, per l’agricoltura italiana, gli strumenti ed i modi per risolvere quanto nelle nostre possibilità, trovando le risorse necessarie, operando anche i cambiamenti culturali, a partire da noi stessi, che possano essere utili, senza mai però rinnegare i nostri principi ed i nostri valori!».
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