Coperion. La narrazione interna: “Quale principio etico può sostenere la chiusura di una realtà simile?”
“Io c’ero”. Si tratta di un racconto personale, ma apprezzato e condiviso anche dai colleghi, una testimonianza che ripercorre i 33 anni di storia di Coperion. A inviarla al nostro giornale è stata Mariarita Chiari, matricola numero 2 dell’azienda ferrarese attualmente coinvolta nella procedura di licenziamento collettivo.
Ai nostri taccuini, Chiari ribadisce quanto è stato ampiamente sottolineato in questi giorni. Coperion è un’azienda solida, che ha lavoro, e per questo l’apertura della procedura è stata “un fulmine a ciel sereno”.
Nel suo intervento, torna con la memoria agli albori dell’avventura imprenditoriale, quando, racconta, tutto ebbe inizio “grazie all’intuito e al coraggio di un intraprendente Sales Manager, affiancato da un eccellente tecnico che si sarebbe poi rivelato un General Manager di grande valore”.
“Io c’ero: matricola numero 2 – scrive -. La mia prima scrivania era una scatola di cartone e, quando pioveva, non era raro dover sistemare un secchio per raccogliere l’acqua che filtrava dal controsoffitto”.
Un ricordo che evoca gli anni di sacrifici ma anche di entusiasmo: “Sono stati anni di impegno e dedizione, ma anche di una straordinaria voglia di fare, di crescere e di costruire insieme qualcosa di significativo, sempre con ottimismo e spirito di squadra”.
Nel racconto si susseguono le tappe della crescita dell’azienda: le prime commesse, l’ingresso di nuovi collaboratori, la nascita dell’ufficio tecnico, il potenziamento dei reparti commerciali, amministrativi e logistici, fino al trasferimento nella sede di via Calvino e alla creazione di una realtà capace di affermarsi come punto di riferimento nel settore.
“Abbiamo costruito – e sottolineo abbiamo – una realtà solida e riconosciuta”, mette in evidenza Chiari, ricordando come l’azienda si sia distinta “per l’elevato contenuto tecnico e tecnologico delle proprie attività, per la qualità delle soluzioni proposte e per i rapporti di fiducia instaurati nel tempo con fornitori, partner e clienti”.
Tuttavia, il fulcro della riflessione è dedicato alle persone. “Continuerò sempre a sostenere che questa realtà lavorativa sia straordinaria. Non solo per l’eccellenza professionale che l’ha sempre caratterizzata, ma soprattutto per quel patrimonio umano raro e prezioso che ne ha rappresentato la vera forza”.
Dopo oltre tre decenni trascorsi in azienda, Chiari si interroga sul futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori: “In tutti questi anni ci è stato trasmesso il valore dell’etica, del rispetto, della responsabilità e dell’impegno. Proprio per questo oggi non posso fare a meno di chiedermi: quale etica può giustificare la chiusura di una realtà che crea lavoro, genera valore e custodisce un patrimonio straordinario di competenze, esperienza e professionalità?”.
Da qui l’appello affinché venga rivista la procedura di licenziamento collettivo. “Il mio più grande auspicio – conclude – è che si possa riconsiderare la decisione e avviare un confronto costruttivo con le istituzioni e Confindustria per individuare soluzioni concrete che salvaguardino questa importante realtà aziendale, evitando la dispersione di un patrimonio costruito in oltre trent’anni di lavoro, professionalità, competenze e sacrifici”.
Il messaggio si chiude con una frase che riassume il senso dell’intera testimonianza: “Io c’ero. Ho vissuto questa storia fin dall’inizio e so quanto impegno, sacrificio e talento siano stati necessari per costruirla. Per questo continuerò a credere nel valore straordinario di questa realtà”.
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