Cuba in difficoltà a causa di una crisi energetica e di pressioni internazionali.

Cuba in difficoltà a causa di una crisi energetica e di pressioni internazionali. 1

Cuba al collasso tra crisi energetica e assedio globale

Cuba in crisi: tra blackout sempre più frequenti, scarsità di carburante e pressioni internazionali, il regime dell’Avana è messo alla prova.

All’Avana, le interruzioni di corrente non sono più un evento raro. Sono diventate la norma. Nei quartieri popolari, l’illuminazione va e viene, gli ascensori rimangono fermi, i generatori ronzano davanti agli ospedali. Nei mercati, i prodotti essenziali scarseggiano e le file si allungano sotto il sole. Questo è l’effetto più evidente di una nuova stretta americana che, a partire dal 2026, ha riportato Cuba al centro di un conflitto con Washington.

Con il ritorno di Donald alla Casa Bianca, la politica verso l’isola è diventata più severa. Il punto di rottura è stato l’energia. Gli Stati Uniti hanno bloccato, sia direttamente che indirettamente, le forniture di petrolio venezuelano che alimentavano le centrali cubane e hanno intensificato la pressione sui Paesi terzi per ostacolare soluzioni alternative. Per un sistema elettrico che si basa in gran parte sui combustibili fossili, è stato un colpo devastante.

L’economia cubana, già vulnerabile, ha cominciato a mostrare di cedimento. La produzione industriale è diminuita, i trasporti sono diventati irregolari, l’agricoltura ha risentito della mancanza di carburante e fertilizzanti. Quando l’energia scarseggia, tutto si ferma: dalla conservazione degli alimenti al funzionamento delle reti idriche. La crisi non è solo macroeconomica, ma anche domestica. Si misura nel frigorifero spento e nelle ore trascorse al buio.

Definire quanto sta accadendo un semplice embargo rischia di semplificare eccessivamente. La strategia americana appare più complessa, con l’obiettivo dichiarato di forzare un cambiamento politico. La Casa Bianca ha alzato i toni, alternando richiami alla democrazia a messaggi diretti alla popolazione cubana. La pressione economica diventa così anche uno strumento politico: isolare il governo, indebolirne il consenso, spingere verso una trattativa o verso una rottura interna.

Tuttavia, la partita non si gioca solo tra Washington e l’Avana. Sullo sfondo c’è il confronto con Cina e Russia, sempre più attive in America Latina. Cuba, per la sua posizione geografica e le relazioni politiche, è un elemento sensibile. Per gli Stati Uniti, limitare l’influenza di Pechino e Mosca nei Caraibi significa riaffermare un primato storico nella regione. Per i rivali, mantenere un punto d’appoggio a poche decine di miglia dalle coste americane è un chiaro segnale politico.

Accanto alla dimensione strategica, esiste anche quella economica, meno visibile ma altrettanto cruciale. Cuba possiede alcune delle più significative riserve di nichel a livello mondiale. Questo metallo ha assunto un ruolo fondamentale nella produzione di batterie per veicoli elettrici negli ultimi anni. La transizione energetica, che spinge governi e industrie a investire nell’auto elettrica, ha incrementato la domanda di materie prime considerate “critiche”.

Il nichel è tra queste. Le batterie di nuova generazione ne utilizzano quantità sempre maggiori per aumentare l’autonomia dei veicoli. Le stime internazionali prevedono una crescita sostenuta della domanda nei prossimi dieci anni, con un mercato destinato ad espandersi insieme alla produzione globale di auto elettriche. In questo contesto, il controllo delle risorse e delle capacità di raffinazione diventa una questione di sicurezza economica.

Secondo le proiezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), la domanda globale di nichel aumenterà di circa il 250% tra il 2020 e il 2035. Con una produzione di veicoli elettrici prevista di 45-50 milioni di unità all’anno entro il 2030, si stima che la richiesta di nichel per le batterie necessarie a tale produzione salirà a 1,5-2 milioni di tonnellate all’anno. Questa cifra corrisponde a circa la metà dell’attuale produzione globale totale di nichel.

Gli Stati Uniti, attualmente, dipendono in parte dalle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno di nichel, mentre la Cina ha consolidato nel tempo una posizione dominante nella raffinazione e nella filiera delle batterie. Cuba, con i suoi giacimenti – in particolare nell’area di Moa – rappresenta un potenziale bacino di approvvigionamento a breve distanza dalla Florida. Tuttavia, l’attuale assetto politico e le alleanze con aziende russe e cinesi escludono le imprese americane dal mercato.

È qui che si intrecciano embargo e geopolitica del nichel. Le difficoltà energetiche dell’isola influenzano direttamente l’attività estrattiva. Senza un’energia elettrica stabile e senza un accesso agevole ai mercati finanziari internazionali, la produzione rallenta. Questo indebolisce un settore strategico per L’Avana e complica i piani dei partner asiatici. Al contempo, si apre uno spazio di per chi intende ristrutturare le catene di fornitura globali.

Nel frattempo, ad Avana cresce l’incertezza. L’apparato statale mantiene il controllo, ma la pressione sociale è palpabile. Negli ultimi anni, l’emigrazione è aumentata notevolmente, soprattutto tra i giovani. Questo fenomeno pesa sull’economia e sulla stabilità demografica del Paese. Ogni partenza rappresenta una competenza che si perde, un contribuente in meno, una famiglia divisa.

Impatto sulla vita quotidiana

La pressione economica si intreccia con le tensioni sociali. Le famiglie devono affrontare blackout frequenti, mancanza di carburante per i trasporti e scarsità di generi alimentari. Le scuole operano a singhiozzo, le piccole imprese locali faticano a sopravvivere e l’insicurezza alimentare si aggrava, con effetti diretti sulla salute dei cittadini più vulnerabili.

Il rischio non è tanto un crollo repentino quanto un logoramento progressivo. Un’economia che riesce a sopravvivere grazie a sostegni esterni limitati, ma che non riesce a ripartire realmente. Russia e Cina continuano a fornire supporto, ma in modo calibrato, senza arrivare a uno scontro diretto con Washington. Gli Stati Uniti, dal canto loro, sembrano puntare su una pressione costante, evitando l’intervento militare ma mantenendo chiusi i rubinetti energetici e finanziari.

Per Trump, la questione cubana ha anche un peso interno. Un cambiamento sull’isola sarebbe presentato come un successo storico e avrebbe un’eco particolare in Florida, dove la comunità cubano-americana rappresenta un bacino elettorale significativo. La linea dura diventa così uno strumento di politica estera e un messaggio per l’elettorato domestico.

Tuttavia, resta la dimensione umana, che sfugge alle analisi strategiche. Le sanzioni non colpiscono solo i palazzi del potere, ma anche le case comuni. Ogni blackout ha un volto: quello di un anziano che resta senza ventilatore, di uno studente che studia alla luce di una torcia, di un medico che deve rinviare un intervento. La competizione per il nichel e per le batterie del futuro si traduce in difficoltà quotidiane per milioni di persone.

Cuba si trova intrappolata tra la necessità di difendere la propria sovranità e l’urgenza di trovare ossigeno economico. Gli Stati Uniti cercano di ristabilire ordine nella propria sfera d’influenza e di ridurre le dipendenze strategiche in un settore chiave per la transizione verde. In mezzo, c’è un’isola che paga il prezzo di una sfida globale.

A ciò si aggiunge la crescente instabilità politica interna. La giovane generazione, scoraggiata dalla mancanza di prospettive, continua a cercare opportunità all’estero. La coesione sociale è messa alla prova da carenze e disuguaglianze, mentre le élite del partito e l’apparato militare cercano di mantenere il controllo con sempre maggiore difficoltà.

Il prossimo capitolo dipenderà da molteplici fattori: dalla capacità del governo cubano di riformare un’economia stagnante, dalla disponibilità dei partner internazionali a investire risorse, dalla decisione americana di mantenere o modulare la pressione. Per ora, il quadro è quello di un Paese sospeso, alle prese con una crisi energetica che è insieme economica, politica e sociale. E con una guerra del nichel che, pur combattuta nei mercati e nelle diplomazie, si riflette nella vita quotidiana.

La crisi cubana del 2026 rappresenta una lotta di potere globale su più livelli, all’intersezione tra ideologia, geopolitica, sicurezza energetica e trasformazione verde. In questa battaglia, Cuba, pur essendo una piccola nazione insulare, costituisce un elemento cruciale sulla scacchiera delle maggiori potenze economiche e militari mondiali. Ciò che sta accadendo non è un semplice embargo, ma la prima linea di una nuova generazione di guerra geopolitica basata sulle risorse strategiche e sulle catene di approvvigionamento del XXI secolo.

Questo assedio non colpisce solo Cuba, ma l’intero asse antiamericano in America Latina. Cuba, nel frattempo, sta lottando per preservare il proprio regime e il proprio ordine sociale, cercando di guadagnare tempo in questo importante gioco psicologico. Tuttavia, le condizioni attuali indicano che l’isola pagherà un pesante prezzo economico e sociale nel prossimo decennio.

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