Mare bollente, devastati gli allevamenti di cozze in Emilia-Romagna: perso oltre il 90% della produzione

Il caldo estremo colpisce ancora una volta la pesca nel ferrarese. Tra Goro e Porto Garibaldi, cuore della mitilicoltura emiliano-romagnola, le temperature elevate dell’Adriatico e la carenza di ossigeno nell’acqua hanno provocato una moria che avrebbe cancellato oltre il 90% della produzione di cozze.

A lanciare l’allarme è Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che attraverso il proprio monitoraggio fotografa una situazione particolarmente grave lungo l’Alto Adriatico. Proprio nel tratto di costa ferrarese compreso tra Goro e Porto Garibaldi si concentra oltre il 60% degli allevamenti di cozze in mare dell’Emilia-Romagna.

Secondo le prime stime sarebbero andate perse tra le 20mila e le 25mila tonnellate di prodotto, comprendendo sia i mitili ormai pronti per essere commercializzati sia il seme destinato a garantire la produzione del prossimo anno.

Il conto, al momento, supera i 50 milioni di euro di danni diretti, ma rischia di diventare ancora più pesante proprio per le conseguenze che la moria potrà avere sulla stagione 2027.

Alla base dell’emergenza c’è una combinazione particolarmente pericolosa: acqua eccezionalmente calda e fenomeni di anossia, cioè una forte riduzione dell’ossigeno disponibile. La quinta ondata di calore dell’estate avrebbe dato il colpo definitivo agli allevamenti dell’Emilia-Romagna, dopo che problemi analoghi si erano già manifestati nelle settimane precedenti in Veneto.

«Dopo il duro colpo avuto a fine luglio per le vongole per via delle alghe ora dobbiamo affrontare un’altra emergenza», spiega Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca dell’Emilia-Romagna. Una situazione che riporta alla memoria quanto accaduto appena tre anni fa, ma che questa volta preoccupa ancora di più gli operatori. «Siamo molto preoccupati», sottolinea Paesanti, «ma questa volta ad essere in sofferenza non è solo la laguna ma il mare aperto. Stiamo lavorando per il riconoscimento della calamità naturale».

Il problema, infatti, non riguarda soltanto ciò che i pescatori avrebbero dovuto raccogliere e vendere in queste settimane. La mitilicoltura segue un ciclo stagionale preciso e proprio tra la fine dell’estate e l’autunno vengono poste le basi per la produzione dell’anno successivo, destinata poi a raggiungere le dimensioni commerciali tra marzo e la fine di agosto.

La perdita del seme rischia quindi di aprire un secondo fronte di crisi nel 2027, con una disponibilità di prodotto sensibilmente ridotta anche nella prossima stagione.

La situazione ferrarese si inserisce in un’emergenza che interessa buona parte dell’Alto Adriatico. Nella Sacca di Scardovari, in provincia di Rovigo, l’acqua ha raggiunto nelle scorse settimane temperature attorno ai 32 gradi, provocando la morte improvvisa di circa mille quintali di cozze nel pieno della stagione di vendita. Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine è arrivato a sospendere la commercializzazione delle cozze Dop provenienti dalla laguna, mantenendo soltanto quella degli allevamenti in mare.

Ora però proprio il fatto che la mortalità abbia raggiunto anche gli impianti in mare aperto rappresenta per i produttori dell’Emilia-Romagna uno dei segnali più allarmanti di questa estate segnata dalle temperature eccezionali.

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