La Carta Atlantica e le potenze coloniali

La Carta Atlantica e le potenze coloniali 1

Durante la Seconda guerra mondiale, quando l’esito del conflitto era ancora incerto, gli Stati Uniti e il Regno Unito stabilirono una serie di principi per il futuro del mondo. La Carta Atlantica, resa pubblica il 14 agosto 1941 da Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill, trattava di autodeterminazione, rinuncia alle conquiste territoriali, cooperazione economica e sicurezza internazionale. Queste affermazioni avrebbero avuto un impatto significativo sulla creazione delle Nazioni Unite, evidenziando al contempo una contraddizione che avrebbe pesato sul periodo post-bellico: molte delle nazioni che sostenevano il diritto dei popoli a decidere il proprio destino possedevano ancora vasti imperi coloniali.

Nell’agosto del 1941, la era in corso da quasi due anni. La Germania nazista controllava o occupava gran parte dell’Europa continentale e, dopo l’invasione dell’Unione Sovietica il 22 giugno, si trovava a combattere su entrambi i fronti, occidentale ed orientale.

Il Regno Unito era in guerra dal settembre del 1939. Gli Stati Uniti, invece, non avevano ancora preso parte attivamente al conflitto. L’attacco giapponese a Pearl Harbor sarebbe avvenuto solo il 7 dicembre 1941.

Il presidente americano Franklin D. Roosevelt aveva però progressivamente incrementato il supporto per il Regno Unito e riteneva ormai necessario discutere con anche dell’ordine internazionale che avrebbe dovuto subentrare a quello sconvolto dalla guerra.

Fu da questa necessità che emerse uno dei documenti politici più significativi del conflitto.

L’incontro riservato tra Roosevelt e Churchill

Roosevelt e Winston Churchill si incontrarono nell’agosto del 1941 nella baia di Placentia, al largo di Terranova.

Il presidente statunitense giunse nella zona a bordo dell’incrociatore USS Augusta, mentre Churchill arrivò sulla corazzata britannica HMS Prince of Wales.

I due leader discussero della guerra, degli aiuti americani al Regno Unito, della minaccia rappresentata dalla Germania nazista e delle relazioni internazionali che avrebbero dovuto essere stabilite una volta concluso il conflitto.

Da quelle conversazioni nacque una dichiarazione congiunta composta da otto principi, resa pubblica il 14 agosto.

Non si trattava di un trattato e non comportava obblighi giuridici paragonabili a quelli di un accordo internazionale formalmente ratificato. La Carta Atlantica delineava piuttosto gli obiettivi politici condivisi dai due governi e la loro visione per il dopoguerra.

La sua influenza si sarebbe estesa ben oltre l’incontro tra Roosevelt e Churchill.

Gli otto principi della Carta Atlantica

Stati Uniti e Regno Unito dichiaravano innanzitutto di non cercare espansioni territoriali attraverso la guerra.

Eventuali modifiche dei confini avrebbero dovuto rispettare la volontà delle popolazioni interessate. Roosevelt e Churchill affermavano inoltre di rispettare il diritto dei popoli a scegliere la forma di governo sotto la quale vivere e auspicavano il ripristino dell’autogoverno per coloro che ne erano stati privati con la forza.

La Carta affrontava anche tematiche economiche.

Le nazioni avrebbero dovuto avere accesso in condizioni più eque al commercio internazionale e alle risorse necessarie per la propria prosperità. Una maggiore cooperazione economica avrebbe dovuto contribuire a migliorare le condizioni lavorative, la sicurezza sociale e il benessere delle popolazioni.

Un altro principio riguardava la libertà dei mari.

L’obiettivo finale era costruire una pace che consentisse alle nazioni di vivere in sicurezza entro i propri confini e agli individui di vivere liberi dalla paura e dal bisogno.

Il documento auspicava infine la riduzione degli armamenti e l’abbandono dell’uso della forza come strumento della politica internazionale.

Dopo due guerre mondiali scoppiate nell’arco di una generazione, Roosevelt e Churchill cercavano quindi di immaginare un sistema capace di prevenire un nuovo conflitto globale.

La questione dell’autodeterminazione

Uno dei passaggi destinati ad avere le conseguenze politiche più rilevanti riguardava il diritto dei popoli a scegliere la propria forma di governo.

Il principio poteva essere facilmente applicato ai Paesi europei occupati dalla Germania nazista.

La sua applicazione alle colonie risultava invece molto più complessa.

Nel 1941, il Regno Unito era ancora alla guida di uno dei più vasti imperi della storia. Milioni di persone in Asia, Africa, Medio Oriente e nei Caraibi vivevano sotto il dominio britannico.

Churchill non interpretava il principio di autodeterminazione contenuto nella Carta come un impegno generale a concedere l’indipendenza ai territori coloniali. Per il primo ministro britannico, il riferimento riguardava principalmente gli Stati europei occupati dalle potenze dell’Asse.

Per molti leader anticoloniali, al contrario, quelle parole avevano una portata inevitabilmente più ampia.

Se ogni popolo aveva il diritto di scegliere il proprio governo, perché questo principio avrebbe dovuto fermarsi davanti ai confini degli imperi europei?

La Carta Atlantica e le colonie

La contraddizione divenne particolarmente evidente in India.

Il movimento per l’indipendenza poteva interpretare i principi proclamati dalle potenze occidentali come un argomento ulteriore contro il dominio britannico. chiedeva agli abitanti delle colonie di contribuire allo sforzo bellico contro le potenze dell’Asse, mentre continuava a negare loro la piena sovranità politica.

La Carta Atlantica non provocò direttamente la decolonizzazione e sarebbe errato attribuirle un ruolo che dipese da processi molto più ampi: le lotte dei movimenti indipendentisti, l’indebolimento economico delle potenze europee, gli effetti della guerra e il nuovo equilibrio internazionale furono determinanti.

Il documento fornì però un linguaggio politico che poteva essere utilizzato anche contro gli imperi.

Principi formulati principalmente pensando alla guerra europea iniziarono così a essere rivendicati da popolazioni che chiedevano la fine del colonialismo.

Pochi anni dopo, il processo di decolonizzazione avrebbe profondamente trasformato Asia e Africa.

Dalla Carta Atlantica alle Nazioni Unite

L’influenza del documento divenne ancora più evidente durante il conflitto.

Il 1º gennaio 1942, ventisei Paesi impegnati contro le potenze dell’Asse sottoscrissero la Dichiarazione delle Nazioni Unite, richiamando i principi contenuti nella Carta Atlantica.

L’espressione “Nazioni Unite”, proposta da Roosevelt, sarebbe poi diventata il nome dell’organizzazione internazionale fondata nel 1945.

La Carta non fu quindi l’atto di nascita dell’ONU, ma rappresentò uno dei passaggi politici che contribuirono alla formulazione dei principi sui quali sarebbe stato costruito il nuovo organismo internazionale.

Quando il 24 ottobre 1945 entrò in vigore la Carta delle Nazioni Unite, il mondo era profondamente cambiato rispetto a quello in cui Roosevelt e Churchill si erano incontrati quattro anni prima.

La Germania nazista era stata sconfitta. Roosevelt era deceduto nell’aprile dello stesso anno. Le bombe atomiche erano state utilizzate contro Hiroshima e Nagasaki e anche la guerra nel Pacifico era giunta al termine.

Restava però aperta una delle questioni già implicitamente contenute nella dichiarazione del 1941: chi poteva realmente rivendicare il diritto all’autodeterminazione?

Una promessa che superò le intenzioni dei suoi autori

La Carta Atlantica occupa un posto particolare nella storia del Novecento proprio per questa ambiguità.

Roosevelt e Churchill stavano cercando di definire gli obiettivi della guerra e immaginare un ordine internazionale capace di prevenire il ritorno delle condizioni che avevano portato al conflitto mondiale. Non stavano annunciando la fine immediata degli imperi coloniali.

Le parole utilizzate, però, potevano essere interpretate in modo molto più ampio.

Nel giro di pochi decenni, India, Pakistan e numerosi territori africani e asiatici avrebbero ottenuto l’indipendenza. Il principio di autodeterminazione sarebbe entrato stabilmente nel linguaggio delle relazioni internazionali e delle Nazioni Unite.

La Carta Atlantica del 14 agosto 1941 racconta quindi anche una delle grandi contraddizioni del Novecento: le potenze occidentali proclamarono il diritto dei popoli a scegliere il proprio governo mentre milioni di persone continuavano a vivere sotto il loro dominio coloniale. Una contraddizione che i movimenti indipendentisti avrebbero presto utilizzato per rivolgere quelle stesse promesse contro gli imperi che le avevano formulate.

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