Economia sommersa e lavoro nero: nel 2024 superano i 198 miliardi di euro

Nel 2024 l’economia sommersa raggiunge 198,4 miliardi di euro. Secondo l’Istat, le unità di lavoro irregolari aumentano del 4,6% nell’anno dell’abolizione del reddito di cittadinanza. Una crescita che contrasta con le aspettative del governo, pur senza dimostrare un rapporto causale tra i due fenomeni.
Nel 2024 il lavoro irregolare è cresciuto quasi tre volte più di quello regolare. Le stime dell’Istat contano 3,27 milioni di unità di lavoro fuori dalle regole, oltre 145mila in più rispetto al 2023, con un aumento del 4,6%. L’incremento del lavoro regolare si è fermato all’1,6%, sostenuto dai dipendenti e frenato dalla diminuzione degli autonomi.
Le unità di lavoro traducono le ore lavorate nell’equivalente di occupati a tempo pieno. Il dato descrive quindi il volume dell’attività irregolare, anziché il numero delle persone coinvolte. La sua quota sul lavoro totale ha raggiunto il 13,1%, contro il 12,5% del 2022, anno dell’insediamento del governo Meloni.
Il lavoro nero cresce nell’anno dell’abolizione del reddito
Nel marzo 2023 Giorgia Meloni sosteneva che il reddito di cittadinanza avesse fatto «proliferare il nero». Il governo ha cancellato dal 2024 il sostegno contro la povertà introdotto nel 2019, sostituendolo con interventi meno generosi e con criteri di accesso più selettivi.
Proprio nel 2024 le unità di lavoro irregolari hanno continuato a crescere. Erano circa 2,98 milioni nel 2021 e si erano mantenute pressoché stabili nel 2022. Sono poi salite a 3,13 milioni nel 2023 e a oltre 3,27 milioni nell’anno successivo. Rispetto al 2022, l’aumento è di 298mila unità.
La successione dei dati, da sola, non permette di attribuire questa crescita all’abolizione del reddito di cittadinanza. L’andamento registrato dall’Istat contrasta però con l’aspettativa che la cancellazione del sussidio avrebbe ridotto il lavoro nero. Anche il superamento dei 24 milioni di occupati, raggiunto nel luglio 2024 e rivendicato dalla maggioranza, va considerato insieme alla crescita dell’attività irregolare.
Alla fine del 2023 il governo aveva già ottenuto da Bruxelles una modifica degli impegni del Pnrr. L’obiettivo di ridurre di due punti percentuali la quota di lavoro nero rispetto al 2020 era stato sostituito con obblighi sulle ispezioni, sul potenziamento dei centri per l’impiego e sull’attivazione di un portale nazionale dedicato. Con i risultati successivamente registrati, il precedente traguardo sarebbe rimasto lontano.
L’aumento del 2024 riguarda soprattutto i dipendenti irregolari, arrivati a 2,39 milioni, con 121.800 unità aggiuntive rispetto all’anno precedente e una crescita del 5,4%. Per questa categoria la regolarizzazione del rapporto ricade sui datori di lavoro. Gli autonomi irregolari sono invece circa 881mila, in aumento di 23.400 unità, pari al 2,7%.
Nei servizi alla persona l’irregolarità supera il 41%
Il peggioramento interessa quasi tutti i settori. Nei servizi alla persona, che comprendono il lavoro domestico, il tasso di irregolarità raggiunge il 41,4%, con un aumento di 0,9 punti percentuali sul 2023.
In agricoltura passa dal 17,6% al 18,4%. Nelle costruzioni sale al 13,6%, guadagnando 0,8 punti. Per commercio, trasporti, alberghi e ristorazione arriva al 15,5%, mezzo punto in più rispetto all’anno precedente.
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Al maggior volume di lavoro nero corrisponde una crescita del valore aggiunto prodotto. Nel 2024 questa voce ha raggiunto 80,3 miliardi di euro, circa 3,1 miliardi in più sul 2023, con un incremento del 3,9%.
Il suo peso nell’economia non osservata è salito dal 35,5% al 36,8%. Le altre componenti hanno seguito la direzione opposta.
L’economia non osservata vale 218,2 miliardi
L’Istat stima in 218,2 miliardi di euro il valore dell’economia non osservata nel 2024, che comprende principalmente sommerso e attività illegali. La crescita sul 2023 è dello 0,3%, inferiore al 3,2% del Pil a prezzi correnti. Di conseguenza, la sua incidenza sul prodotto interno lordo è scesa dal 10,2% al 9,9%, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali.
Il sommerso vale 198,4 miliardi, circa 800 milioni in più rispetto all’anno precedente. Le attività illegali ammontano a 19,8 miliardi, in calo dello 0,9%, pari a circa 200 milioni.
La sottodichiarazione resta la componente più consistente dell’economia non osservata. Si tratta dei ricavi nascosti o dei costi sovrastimati dalle imprese per abbassare il reddito dichiarato al fisco. Il valore aggiunto riconducibile a queste pratiche è diminuito dello 0,6%, da 108,2 a 107,6 miliardi, con una perdita di circa 600 milioni. Il suo peso sul totale è passato dal 49,7% al 49,3%.
Più ampia la diminuzione delle altre componenti del sommerso, tra cui mance e fitti non dichiarati. La flessione è del 13,1%, pari a circa 1,6 miliardi di euro, e la loro quota nell’economia non osservata scende dal 5,6% al 4,9%.
Le attività illegali rappresentano infine il 9,1% del totale, contro il 9,2% del 2023. Rispetto al 2021, il loro peso si è ridotto di un punto percentuale.
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