Nel 2025 l’inflazione aumenta, ma rimane contenuta.
La dinamica dei prezzi al consumo costituisce uno dei parametri più monitorati per valutare la condizione di un’economia, specialmente in un periodo caratterizzato da tensioni geopolitiche, transizioni energetiche e cambiamenti nelle catene globali di fornitura. I dati forniti dall’Istat riguardanti la chiusura del 2025 delineano un contesto di moderata accelerazione inflazionistica, che tuttavia sembra distaccarsi dalle pressioni osservate negli anni immediatamente precedenti. L’andamento dei prezzi indica una fase di consolidamento, in cui l’inflazione rimane sotto controllo pur mostrando segni di lieve rafforzamento rispetto al 2024.
La variazione congiunturale: dicembre segna un lieve rialzo
Esaminando l’andamento mensile, nel dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività evidenzia un incremento dello 0,2% rispetto a novembre. Si tratta di una crescita contenuta, in linea con la stagionalità tipica dell’ultimo mese dell’anno, periodo in cui si concentrano consumi legati alle festività ma anche revisioni tariffarie e aggiustamenti di fine esercizio. Questo aumento mensile, sebbene modesto, conferma una traiettoria dei prezzi orientata al rialzo, pur essendo priva di scatti improvvisi o tensioni anomale.
Il confronto su base annua: inflazione in lieve accelerazione
Più significativo risulta il dato tendenziale, che mette a confronto il livello dei prezzi di dicembre 2025 con quello dello stesso mese dell’anno precedente. In questo caso, l’aumento si attesta all’1,2%, in crescita rispetto all’1,1% registrato a novembre. La variazione segnala un’accelerazione contenuta ma costante, che riflette l’effetto combinato di diversi fattori: dalla graduale normalizzazione dei costi energetici alla ripresa della domanda interna, passando per l’adeguamento dei prezzi nei servizi.
La conferma delle stime preliminari
Un aspetto rilevante dell’ultima comunicazione statistica riguarda la conferma delle stime preliminari del tasso di inflazione. Questo elemento rafforza l’affidabilità delle rilevazioni e indica una sostanziale stabilità del quadro inflazionistico già delineato nelle settimane precedenti. L’assenza di revisioni significative suggerisce che le pressioni sui prezzi risultano ben monitorate e che non si sono verificati shock inattesi nel breve periodo.
Il bilancio dell’anno
Rivolgendo l’attenzione dall’ultimo mese all’intero arco dell’anno, emerge un dato di particolare interesse per analisti e decisori politici. Nel 2025, i prezzi al consumo crescono in media dell’1,5%, un valore in accelerazione rispetto all’1% registrato nel 2024. Questo incremento medio annuo segnala una ripresa dell’inflazione dopo un periodo di rallentamento, ma si colloca ancora su livelli considerati compatibili con una crescita economica equilibrata.
Un’inflazione più sostenuta ma non allarmante
L’aumento dell’inflazione media annua non sembra, al momento, motivo di particolare preoccupazione. Al contrario, può essere interpretato come il riflesso di un’economia che ha progressivamente assorbito gli shock degli anni precedenti e che sta ritrovando una dinamica più fisiologica dei prezzi. Il dato dell’1,5% rimane infatti al di sotto delle soglie che storicamente destano allarme, soprattutto se confrontato con i picchi inflazionistici sperimentati a livello europeo e internazionale nel recente passato.
Per comprendere appieno la natura dell’andamento inflazionistico, è fondamentale analizzare le cosiddette misure “di fondo”, che escludono le componenti più volatili del paniere. L’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi rappresenta un indicatore chiave per valutare le pressioni strutturali sui prezzi. Nel 2025, questa misura registra un aumento medio annuo dell’1,9%, in lieve diminuzione rispetto al 2,0% del 2024.
La riduzione dell’inflazione di fondo, seppur contenuta, suggerisce un progressivo raffreddamento delle spinte strutturali sui prezzi. Ciò indica che, al di là delle oscillazioni legate a fattori esterni o stagionali, il sistema economico sta mostrando una maggiore capacità di assorbire gli aumenti dei costi senza trasferirli integralmente sui consumatori finali. Questo elemento è particolarmente rilevante per le politiche monetarie e per la valutazione delle prospettive di medio termine.
L’inflazione al netto dei soli energetici
Un’ulteriore chiave di lettura è fornita dall’indice dei prezzi al consumo calcolato escludendo esclusivamente la componente energetica. In questo caso, nel 2025 si registra un aumento medio annuo del 2,0%, leggermente inferiore rispetto al 2,1% osservato nel 2024. Anche questo dato conferma una tendenza alla stabilizzazione, con un contributo meno incisivo delle pressioni provenienti dai settori non energetici.
La componente energetica continua a esercitare un ruolo significativo nell’evoluzione dei prezzi, sebbene il suo impatto risulti più contenuto rispetto agli anni di forte volatilità dei mercati internazionali. La graduale normalizzazione dei prezzi dell’energia, unita alle politiche di diversificazione delle fonti e agli interventi di regolazione, ha contribuito a ridurre le oscillazioni più marcate, rendendo l’andamento dell’inflazione complessiva più prevedibile.
Dal punto di vista delle famiglie, l’inflazione registrata nel 2025 si traduce in un aumento moderato del costo della vita, che tuttavia può essere percepito in modo differenziato a seconda delle abitudini di consumo e delle fasce di reddito. Le variazioni dei prezzi nei servizi, nei beni alimentari e nei trasporti incidono in maniera diversa sui bilanci familiari, contribuendo a una percezione soggettiva dell’inflazione che non sempre coincide con i dati medi ufficiali.
I numeri diffusi dall’Istat forniscono indicazioni preziose per l’orientamento delle politiche economiche. Un’inflazione moderata e relativamente stabile offre maggiori margini di manovra sia sul fronte fiscale sia su quello monetario.
Una lettura complessiva dei dati
Nel loro insieme, i dati sull’inflazione di dicembre e sull’intero 2025 delineano un quadro coerente e privo di elementi di discontinuità. L’aumento dei prezzi appare graduale, controllato e in linea con una fase di normalizzazione dell’economia. La conferma delle stime preliminari rafforza la credibilità delle rilevazioni statistiche e consente agli operatori economici di basare le proprie decisioni su un quadro informativo stabile.
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