Nuovo programma di sicurezza: tra proteste e gruppi giovanili violenti.
La maggioranza ha presentato un nuovo pacchetto di sicurezza che sarà oggetto di discussione la prossima settimana in Parlamento. Nel mirino ci sono la libertà di manifestazione, l’immigrazione e le “baby gang”, ma l’approccio non sembra discostarsi dalle soluzioni già proposte negli anni recenti.
Nuovo pacchetto sicurezza: le parole chiave
Il Governo interviene nuovamente sul tema della sicurezza. A seguito dell’omicidio del diciottenne Aba Youssef, ucciso da un compagno di scuola con un colpo di coltello, la maggioranza accelera i tempi per il nuovo decreto sicurezza, il primo di due interventi previsti nel mese a venire.
Come anticipato dall’associazione Antigone, i due provvedimenti seguono la linea già adottata dalla maggioranza nei primi interventi sul tema, tra cui il decreto anti-rave e, più recentemente, il decreto sicurezza entrato in vigore a giugno: inasprimento delle pene e maggiore libertà per le forze di polizia sono le parole chiave.
Reati contro il patrimonio
Il disegno di legge, ancora non presentato in forma ufficiale, prevede un significativo aumento delle pene per vari reati. In particolare, per alcuni crimini contro il patrimonio si amplia la cornice edittale fino a dieci anni, equiparabile a quella di reati contro la persona di gravità maggiore. In altre parole, il furto in abitazione sarà punito più severamente rispetto al sequestro di persona. Questa situazione appare irragionevole, soprattutto considerando la riduzione della pena per la violenza sessuale discussa proprio in questi giorni.
Il commento dell’associazione Antigone, specializzata in repressione e detenzione, è chiaro:
“Un evidente stravolgimento del principio di proporzionalità. Una scelta che segna un arretramento culturale e giuridico profondo”.
Immigrazione: blocco navale e CPR
La maggioranza non si ferma qui: interviene anche sul tema dell’immigrazione, introducendo la possibilità di un’interdizione temporanea delle acque territoriali (c.d. “blocco navale”) in caso di “pressione migratoria eccezionale”. Se la compatibilità con l’obbligo di soccorso in mare previsto dal diritto internazionale è dubbia, è invece certa la marginalizzazione del controllo giurisdizionale, poiché la competenza è completamente affidata all’Esecutivo.
La legge delega, inoltre, al Governo la regolamentazione della vita all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Secondo l’associazione Antigone,
“resta il rischio concreto che si consolidino regimi di trattenimento deteriori rispetto a quelli carcerari, in aperta violazione dei principi affermati dalla Corte costituzionale”.
Libertà di manifestazione: “penalizzazione” del diritto amministrativo
In tema di libertà di protesta, il semplice sospetto di pericolo diventa sufficiente per subire un fermo fino a dodici ore, senza controllo giurisdizionale. Durante le manifestazioni, gli agenti di polizia potranno effettuare perquisizioni fisiche sul posto: non più “in casi di necessità e urgenza”, come previsto dalla normativa attuale, ma anche per verificare il possesso di “strumenti o oggetti atti ad offendere”. Questa formulazione ampia, come ci ha abituato la maggioranza, consente un margine di applicazione più ampio per le forze dell’ordine.
Infine, sono previste multe fino a 10mila euro per deviazioni durante un corteo e 20mila per chi non rispetta l’ordine di sciogliere una riunione. Il nuovo pacchetto sicurezza conferirebbe, inoltre, a sindaci e questori il potere di disporre il Daspo urbano anche a chi è solo denunciato per reati che prevedono l’arresto in flagranza, ora limitato ai soli condannati in via definitiva. Ulteriore esempio di “penalizzazione” del diritto amministrativo: strumenti nati per la prevenzione e la gestione dell’ordine pubblico vengono progressivamente caricati di funzioni sostanzialmente punitive, eludendo le garanzie proprie del sistema penale.
Criminalità minorile tra “baby gang” e populismo
Un capitolo a parte riguarda i minori. L’estensione dell’ammonimento del questore, così come l’introduzione di sanzioni pecuniarie a carico della famiglia, esemplificano l’approccio della maggioranza: con superficialità, si riducono fenomeni complessi a soluzioni repressive, escludendo qualsiasi investimento nel sociale. È difficile credere che il divieto assoluto di porto d’armi bianche, previsto nel pacchetto, avrà un’efficacia deterrente rispetto al c.d. fenomeno delle “baby gang”.
L’uso demagogico del diritto penale rischia di frammentare il tessuto sociale, oltre a peggiorare le condizioni materiali dei soggetti coinvolti. Non a caso, l’Italia ha registrato per la prima volta nella sua storia un sovraffollamento nei carceri minorili: condizioni di vita critiche, abuso di psicofarmaci e incapacità delle strutture, in parte dovuta al proliferare dei reati introdotti dalla maggioranza che, con quest’ultimo pacchetto, propone il sesto provvedimento sul tema sicurezza in meno di tre anni.
Eppure, nonostante i fatti, le forze populiste continuano a prosperare sull’individuazione di un nemico. Se negli ultimi anni il bersaglio sono stati gli immigrati, ora si sposta verso la criminalità minorile. A chi toccherà poi?
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