Pochi italiani provvedono alla pensione complementare. Sfuma una rendita da 295 euro al mese
MILANO – Anche in questa manovra non emergono riforme significative per il sistema previdenziale, a causa di evidenti difficoltà di copertura. Infatti, i giovani risultano svantaggiati dal fatto che è consentito raggiungere i 1.600 euro per il pensionamento a 64 anni con 20 anni di contributi, cumulando anche i redditi dai fondi integrativi; tuttavia, sorprendentemente, questo vale solo per la pensione di vecchiaia: chi, a 67 anni, con 20 anni di contributi, non riesce nemmeno a ottenere un importo pari all’assegno sociale di 534 euro.
Si è discusso di misure per incentivare la previdenza complementare, come un nuovo semestre di silenzio assenso per il trasferimento del Tfr ai fondi pensionistici, oltre a soluzioni alternative a sostegno dei lavoratori a contribuzione totale. Tuttavia, come avverte la società di consulenza finanziaria Moneyfarm, è ancora insufficiente rispetto all’emergenza che riguarda i conti previdenziali degli italiani.
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03 Novembre 2024
Moneyfarm analizza i dati demografici per delineare un quadro preoccupante: nel 2023 le nuove pensioni erogate hanno superato di gran lunga il numero delle nascite, che ha raggiunto un ulteriore record negativo (379.339 neonati contro 519.879 neopensionati). “In Italia, quindi, si nascono meno bambini, si inizia a lavorare più tardi in un contesto lavorativo sempre più precario e si vive più a lungo: una combinazione di fattori che mina il patto intergenerazionale su cui si basa l’intero sistema previdenziale pubblico”. Si prevede che la spesa pensionistica possa oscillare tra il 15 e il 17% del Pil nei prossimi quindici anni.
Nel frattempo, i lavoratori e le lavoratrici italiane non si stanno preparando. “Dei oltre 24,2 milioni di cittadini nati tra il 1965 e il 1994, pari al 41% della popolazione italiana, solo il 26% ha un fondo pensione, mentre il restante 74% è occupato senza un fondo pensione o è disoccupato”, afferma la ricerca di Moneyfarm. Di questo 26%, una parte potrebbe essere contribuente “silente”, ovvero che non effettua versamenti (quasi il 28% degli iscritti, secondo il rapporto annuale Covip per il 2023). Anche l’utilizzo del Tfr per alimentare la previdenza integrativa è limitato: dal 2007 al 2023, solo il 22% dell’importo totale maturato è stato destinato ai fondi pensione. Il resto è rimasto nelle aziende o nel Fondo di Tesoreria dell’Inps, che gestisce il Tfr delle aziende con più di 50 dipendenti.
Il problema delle donne
In questo contesto, le giovani donne tra i 30 e i 39 anni presentano una vulnerabilità ulteriore: qui il tasso di adesione alla previdenza integrativa precipita al 17%. La questione per le donne è seria. Moneyfarm osserva che a partire dai 50 anni, il tasso di occupazione continua a diminuire con l’aumentare dell’età, arrivando a toccare quasi il 48% per le donne tra i 55 e i 64 anni (rispetto al 69% dei loro coetanei uomini). “Spesso, quindi, pur avendo la possibilità di beneficiare del requisito di pensione anticipata inferiore di un anno (41 anni e 10 mesi rispetto a 42 anni e 10 mesi per gli uomini), le donne non hanno la continuità lavorativa necessaria per accedere alla pensione per anzianità contributiva”.
Per quanto riguarda il “tasso di sostituzione netto”, ovvero il rapporto tra la pensione netta e l’ultima retribuzione netta da lavoro dipendente o autonomo, non ci sono differenze significative tra donne e uomini (dal 59%-65% in uno scenario prudenziale fino al 70-80% per le carriere più lunghe e continuative); sono proprio la continuità lavorativa e il divario retributivo di genere a svantaggiare le lavoratrici.
Rendite di 295 euro al mese
Coloro che hanno aderito a qualche forma di previdenza integrativa, infine, secondo le stime di Moneyfarm, hanno versato una media annuale di 2.004 euro, con valori che variano tra i 1.700 euro delle trentenni e i 2.700 euro dei cinquantenni. “Tenendo conto di tale versamento medio fino all’età di 67 anni e di un montante medio stimato in 20.250 euro, la rendita integrativa netta prevista che ci si può aspettare da un fondo pensione bilanciato è di circa 295 euro al mese, con valori compresi tra i 231 euro delle cinquantenni e i 350 euro delle trentenni, sottolineando che la tempestività nell’iniziare a costruire la propria pensione di riserva è una variabile fondamentale”.