Rapporto ISTAT sui redditi: le conclusioni dell’esecutivo Meloni
Lunedì 16 febbraio è stato reso pubblico il nuovo rapporto ISTAT riguardante il reddito in Italia, con particolare attenzione all’impatto delle politiche fiscali adottate dalla maggioranza per l’anno 2025. Sostegno al reddito, natalità e redistribuzione fiscale: quali risultati ha ottenuto il governo Meloni nelle sue politiche contro la povertà?
Il rapporto dell’ISTAT e l’indice di Gini
Secondo l’analisi dell’ISTAT, le misure implementate nel 2025 influenzano circa il 70% delle famiglie residenti in Italia. Come evidenziato, le famiglie che vedono un miglioramento del proprio reddito sono quelle in cui risiedono lavoratori dipendenti.
“In generale, il sistema di tassazione diretta e di trasferimenti contribuisce a ridurre la disuguaglianza nel reddito, misurata dall’indice di Gini, di 16,1 punti percentuali (da 47,3% a 31,2%)”.
Rispetto all’anno precedente, si osserva un “miglioramento limitato”: confrontando i dati del 2025 con gli stessi parametri di policy in vigore nel 2024, l’indice di Gini si attesta al 31,41%. Questo lieve miglioramento è principalmente attribuibile agli interventi volti a contrastare la povertà, in particolare alle modifiche apportate all’Assegno di Inclusione (ADI).
Dalla decontribuzione al “bonus fiscale”
Iniziamo con ordine: la Legge di bilancio 2024 interveniva sul cuneo fiscale attraverso la cosiddetta decontribuzione parziale, abbattendo gli oneri previdenziali fino al 7% per i lavoratori dipendenti con reddito inferiore ai 35mila euro. Nel 2025, il Governo Meloni sostituisce questa misura introducendo il “bonus fiscale” e una nuova tipologia di detrazione.
Il primo consiste in una porzione di reddito esente da tasse per i lavoratori dipendenti con guadagni inferiori a 20mila euro; la seconda prevede una riduzione di mille euro per redditi compresi tra 20mila e 32mila euro. Le nuove misure hanno avuto un impatto su circa metà delle famiglie residenti (13,4 milioni), con un incremento medio del reddito dello 0,2%.
“Questo effetto è il risultato di due impatti di natura opposta: per 6,3 milioni di famiglie si prevede una variazione positiva del reddito (mediamente pari a 365 euro su base annua con un incremento del reddito dello 0,8%), mentre per 7,1 milioni si stima una variazione negativa (-145 euro, -0,3%). Sia le famiglie con effetti positivi che quelle con effetti negativi si collocano prevalentemente nei quinti centrali della distribuzione, dove si trova la maggior parte delle famiglie con lavoratori dipendenti”.
Lavoratrici madri e sostegno alla natalità
Il nuovo bonus di 40 euro mensili ha in parte sostituito l’esonero contributivo totale previsto nel 2024 e ha ampliato la platea dei beneficiari, influenzando complessivamente il reddito di circa 900mila famiglie: per una prima metà, si prevede un effetto positivo di circa 415 euro all’anno, principalmente per lavoratrici che non ricevevano alcun sostegno nel 2024; per l’altra metà, invece, la perdita media è di mille euro annui.
“In questo caso si tratta di famiglie di lavoratrici a tempo indeterminato madri di due figli che non possono accedere al bonus di 40 euro (se con reddito superiore a 40mila euro) o che ricevono un beneficio inferiore a quello dell’esonero totale dei contributi, di cui erano beneficiarie nel 2024”.
Le misure di sostegno alla natalità registrano un beneficio medio di circa 120 euro per 6 milioni di famiglie, principalmente grazie all’indicizzazione automatica dell’Assegno Unico e Universale al costo della vita. Anche in questo caso, il miglioramento si concentra nelle fasce centrali della distribuzione del reddito.
Contrasto alla povertà e all’esclusione sociale
La novità più significativa riguarda le modifiche e gli importi dell’Assegno di Inclusione (ADI) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL). La legge di bilancio 2025 ha aumentato sia la soglia ISEE per accedere alle misure, sia la soglia massima di integrazione del reddito: il guadagno medio è di circa il 10%, a beneficio delle famiglie più svantaggiate.
“Queste modifiche comportano un incremento del reddito disponibile di oltre 1.300 euro annui per un milione di famiglie (il 3,9% delle famiglie residenti). Quasi la totalità di queste famiglie (92,5%) si colloca nel primo quinto della distribuzione del reddito”.
Questa ultima misura, da sola, riduce l’indice di Gini di 0,13 punti percentuali. In generale, la diminuzione complessiva di quasi 0,2% menzionata in precedenza è attribuibile al miglioramento dei redditi più bassi: l’ISTAT registra un rapporto invariato tra fascia alta e fascia centrale, mentre tra quest’ultima e quella bassa diminuisce di 0,07 punti percentuali. Il rapporto tra le due estremità, infine, si riduce di 0,27 punti.
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