Rifiutata la proposta di legge sul congedo parentale equo.

Rifiutata la proposta di legge sul congedo parentale equo. 1

In una giornata caratterizzata da intensi eventi politici, la proposta di legge per l’implementazione di un congedo parentale paritario è stata bocciata dall’assemblea parlamentare in Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati. Questa scelta rappresenta un freno a un’iniziativa ritenuta cruciale da molteplici fonti per l’equità di genere, la conciliazione tra vita lavorativa e familiare e il supporto alle coppie con figli.

La tematica, che nei mesi precedenti aveva ottenuto un ampio consenso tra i gruppi di , è stata interrotta proprio nel momento in cui si preparava a essere discussa in Aula, a causa di un parere di soppressione approvato dalla maggioranza parlamentare di centrodestra. Alla base della decisione ci sono problematiche tecniche relative alle coperture finanziarie indicate nel provvedimento, ritenute dalla Ragioneria generale dello Stato “inadeguate” e insufficienti.

L’iniziativa, promossa da Schlein e sostenuta da tutte le forze di opposizione, prevedeva un congedo parentale paritario di cinque mesi, retribuito al 100%, esteso a madri, padri, coppie non sposate e lavoratori autonomi. La proposta intendeva anche rafforzare il congedo obbligatorio di maternità, aumentando la retribuzione dall’80% al pieno 100% per lavoratrici dipendenti, autonome e libere professioniste.

Il nodo delle coperture tecniche

Il fulcro della decisione si trova nella relazione tecnica elaborata dalla Ragioneria generale dello Stato sul disegno di legge. Il documento, inviato alla Commissione Bilancio dopo la richiesta di un approfondimento sul piano finanziario, ha evidenziato criticità significative. In particolare, gli oneri complessivi stimati per l’attuazione della normativa – derivanti dall’estensione e dalla parità dei periodi di congedo per madri e padri, nonché dall’aumento della copertura dall’80 al 100% – risulterebbero sottovalutati o non calcolati con adeguato dettaglio.

Secondo la Ragioneria, le stime sulle risorse necessarie per il primo anno di applicazione e per gli anni successivi non possono essere validate positivamente alla luce delle incertezze riguardanti i soggetti coperti, i costi reali e gli effetti futuri sul bilancio pubblico. Inoltre, sono stati evidenziati problemi legati alle modalità di copertura proposte nel testo, considerate più programmatiche che pienamente sostenibili nel contesto finanziario attuale.

La legge, che prevedeva un investimento strutturale su più anni, avrebbe richiesto una copertura stimata in miliardi di euro all’anno: risorse che, secondo i tecnici contabili, non risultano completamente accertate o verificate. Questa valutazione ha alimentato la decisione della Commissione Bilancio di esprimere un parere negativo, ostacolando così il percorso parlamentare del provvedimento.

La posizione della maggioranza

Dal lato della maggioranza di centrodestra, la scelta è stata giustificata con la necessità di rispettare i parametri di sostenibilità finanziaria previsti per ogni iniziativa legislativa che comporti nuovi oneri economici. I rappresentanti della maggioranza hanno affermato che, senza una valutazione chiara e dettagliata dei costi e delle conseguenze sul bilancio statale, non è possibile avviare con certezza un provvedimento di tale portata economica e sociale.

Questa decisione è stata accompagnata da una rappresentazione della questione come un rispetto delle norme legislative e contabili, piuttosto che un rifiuto ideologico della proposta. Tuttavia, la contrarietà della maggioranza è stata percepita dai gruppi di opposizione come una vera e propria “bocciatura politica” del testo, più che un semplice stop tecnico.

L’opposizione

I gruppi di opposizione che avevano sostenuto la proposta di legge – tra cui Partito Democratico, +Europa, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Azione – hanno denunciato la decisione come una mancanza di visione su politiche familiari e sociali.

Il segretario del Partito Democratico, Elly Schlein, ha manifestato profonda delusione per la scelta della maggioranza e ha esortato il governo, e in particolare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a riaprire il dialogo e riconsiderare la propria posizione sul tema. Secondo Schlein, misure come quella del congedo paritario non sono semplici strumenti economici, ma rappresentano un passo fondamentale per l’equità sociale, la parità di genere e il supporto alla genitorialità.

Allo stesso tempo, altri esponenti dell’opposizione hanno ribadito come le risorse per provvedimenti simili siano disponibili, citando investimenti statali su altri fronti come prova che non mancherebbe la volontà politica di finanziare misure sociali se vi fosse un orientamento condiviso.

La normativa proposta mirava non solo a garantire una parità formale tra madri e padri nella fruizione del congedo dopo la nascita di un figlio, ma anche a porre le basi per un cambiamento culturale più profondo. In Italia, infatti, le dinamiche tradizionali del lavoro di cura sono spesso ancora sbilanciate verso le madri, con conseguenze sia sul ruolo dei padri sia sulla carriera lavorativa delle donne.

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