Rob Jetten guida il nuovo esecutivo dei Paesi Bassi.
Il contesto politico nei Paesi Bassi ha intrapreso una nuova fase istituzionale con la formale investitura del governo presieduto da Rob Jetten, il più giovane primo ministro nella storia recente del paese. Dopo un lungo periodo di negoziati complessi e compromessi in parlamento, l’esecutivo di minoranza, composto da tre forze politiche, è stato ufficialmente insediato ieri con una cerimonia solenne alla presenza del re.
La cerimonia di giuramento si è tenuta in mattinata presso il Huis ten Bosch Palace a L’Aja, dove il sovrano ha ufficialmente conferito i poteri ai membri del nuovo governo. Dopo l’investitura, i ministri hanno posato per la tradizionale fotografia ufficiale sulle scale del palazzo, segnando l’inizio formale delle attività governative.
Nonostante il contesto istituzionale e la solennità dell’evento, l’esecutivo guidato da Jetten non dispone di una maggioranza parlamentare: le tre forze al governo hanno 66 seggi su 150 nella camera bassa, costringendo l’esecutivo a fare affidamento sul sostegno esterno dell’opposizione per l’approvazione di leggi e misure.
Un premier giovane con un mandato ambizioso
La nomina di Rob Jetten, 38 anni, segna un cambiamento significativo nella politica olandese. Dopo aver ottenuto un successo elettorale nella tornata di ottobre 2025, Jetten ha superato di poco l’estrema destra di Geert Wilders, raggiungendo un consenso sorprendente rispetto alle previsioni iniziali.
La sua leadership si distingue per un forte orientamento europeista e per una visione progressista su vari temi, in particolare diritti civili e cooperazione internazionale. Una parte significativa delle priorità del nuovo governo è dedicata alle relazioni con l’Unione Europea e ai rapporti transatlantici, con l’obiettivo di riorientare l’azione politica dopo anni caratterizzati da governi nazionalisti e polarizzanti.
La composizione dell’esecutivo
L’accordo di coalizione ha portato alla formazione di un governo tripartito con ruoli chiave distribuiti tra i progressisti del Democrats 66 (D66), i conservatori cristiano-democratici del CDA e i liberali del VVD. I dettagli sulla distribuzione delle deleghe ministeriali evidenziano un quadro di condivisione di responsabilità e competenze.
Tra le figure di maggiore rilievo:
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Tom Berendsen (CDA) assume la direzione del Ministero degli Esteri, portando con sé esperienza come ex membro del Parlamento Europeo.
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Dilan Yeşilgöz (VVD) è stata nominata per la Difesa, un incarico cruciale in un contesto internazionale caratterizzato da incertezze geopolitiche.
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Eelco Heinen continua come Ministro delle Finanze, affrontando sfide economiche interne e la gestione del bilancio statale.
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Bart van den Brink (CDA) si occupa delle politiche relative all’asilo e all’immigrazione.
Le sfide di una coalizione senza maggioranza
La principale criticità del nuovo governo risiede nella sua natura minoritaria. Senza il controllo della metà dei seggi in parlamento, l’esecutivo di Jetten dovrà stipulare accordi specifici con i gruppi d’opposizione su ogni provvedimento.
Questa situazione comporterà trattative continue e possibili compromessi su temi delicati come:
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la riforma delle pensioni e dell’età pensionabile;
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la revisione dei contributi sanitari;
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l’aumento delle spese per la difesa per raggiungere gli standard della NATO;
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politiche più rigorose in materia di migrazione.
Orizzonti europei e priorità esterne
Fin dall’insediamento, Jetten ha sottolineato come prioritario il ruolo internazionale dell’Olanda all’interno del progetto europeo e nelle alleanze globali.
Il sostegno alle alleanze strategiche, in particolare con gli Stati Uniti e i paesi membri dell’Unione Europea, è considerato essenziale per mantenere l’influenza olandese nei processi decisionali multilaterali.
La natura minoritaria dell’esecutivo accentua l’incertezza politica: la capacità di Jetten di mantenere un’agenda coerente, in grado di attrarre consensi parlamentari esterni, determinerà la stabilità della legislatura. In un sistema che tradizionalmente ha favorito coalizioni di maggioranza, la nascita di un governo “di compromesso continuo” non può fare a meno di sollevare interrogativi sulla durata stessa di questa esperienza politica.
Il governo Jetten, quindi, rappresenta un crocevia per la politica olandese: giovane, progressista e con una visione europeista, ma al contempo costretto a confrontarsi con un parlamento frammentato e difficile da governare senza alleanze esterne. La necessità di cooperazione trasversale potrebbe rivelarsi una risorsa o, al contrario, un elemento di instabilità. Ciò che è certo è che l’Olanda ha avviato un nuovo capitolo istituzionale, all’insegna del compromesso e dell’adattamento alle complesse dinamiche del XXI secolo.
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