Settore petrolchimico: necessità di investimenti o rischio di dismissione

Il coordinamento degli appalti della Cgil del petrolchimico, riunitosi venerdì, ha manifestato la propria preoccupazione riguardo all’apertura della procedura avviata da Versalis, ponendosi la seguente domanda: “la chimica e l’industria italiana si trovano a un crocevia: rilancio o declino? È sempre più chiaro che il Paese sta attraversando una fase di regressione economica, evidenziata dalla crisi che affligge il suo sistema produttivo e il settore manifatturiero”.

La chimica di base è storicamente un settore cruciale per l’intero Paese e “le notizie giunte in questi giorni da uno dei siti produttivi storicamente fondamentali per la chimica, come quello di Ferrara, richiedono un’attenzione maggiore”.

L’annuncio di 30 licenziamenti da parte di Eni Versalis, spiega il coordinamento, “rappresenta solo la parte emersa di un problema ben più ampio. È fondamentale rilanciare la vertenza che coinvolge l’industria chimica di base e le filiere ad essa associate”.

Il coordinamento sostiene che “il piano di dismissione della Chimica sta mostrando tutti i suoi limiti, portando al progressivo svuotamento dei petrolchimici. Riguardo alla situazione di Ferrara, non lasciamoci ingannare da narrazioni fuorvianti! L’atto formale inviato da Versalis il 4 maggio 2026 attiva gli artt. 4 e 24 della Legge 223/91”.

Tale normativa non regola “scivoli” volontari, “ma mette in evidenza l’eccedenza di personale. La legge non contempla la volontarietà, ma identifica gli esuberi in base a criteri normativi o di prossimità alla pensione”.

“Sminuire come una fuga in avanti le preoccupazioni del sindacato significa distogliere l’attenzione delle lavoratrici, dei lavoratori e della comunità dal problema reale – prosegue il coordinamento -: la perdita di posti di lavoro in questo territorio. La diminuzione delle attività all’interno del sito ha ripercussioni occupazionali anche sull’indotto”.

Nel settore della logistica, che opera per Eni Versalis, non sono stati rinnovati 24 contratti di lavoratori in somministrazione, è stata avviata una procedura di cassa integrazione (FIS) per 66 carrellisti e facchini dell’appalto, su un totale di 104, riducendo di fatto il numero di ore lavorate e causando la perdita di posti di lavoro.

“Nel settore della ristorazione e nei servizi di pulizia – si aggiunge -, aree caratterizzate da una forte presenza di lavoro femminile e da assunzioni con part-time involontario, si sta osservando una contrazione delle ore lavorative, con la conseguente significativa diminuzione del salario. Riteniamo che la situazione non sia affatto positiva”.

“Chi afferma il contrario cerca sistematicamente di celare la scelta di abbandonare il sito di Ferrara per motivi economici – prosegue la nota -. Sono gli investimenti a prevenire i processi di deindustrializzazione, generando nuovo sviluppo e nuova occupazione. Il coordinamento degli appalti del petrolchimico Cgil ribadisce che la Legge 223/91 non deve essere utilizzata come strumento di gestione ordinaria per ridurre gli organici”.

“Il sito di Ferrara deve essere tutelato nella sua totalità – queste le conclusioni – , cercando tutte le soluzioni per preservare le competenze qualificate e le attività ad esse correlate; è l’unico modo per garantire la crescita del territorio sviluppando relazioni con l’Università, gli enti e altre filiere industriali esterne al polo chimico ma ad esse collegate”.

Per questi motivi, il coordinamento degli appalti della Cgil richiede alla Regione Emilia-Romagna di avviare un confronto con tutte le aziende del petrolchimico, coinvolgendo gli enti locali, le parti e le istituzioni.

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