Spagna, controversia su niqab e burqa: avanzata la proposta di divieto

Spagna, controversia su niqab e burqa: avanzata la proposta di divieto 1

Attualmente, in Spagna, si discute della possibile introduzione di un divieto nazionale riguardante l’uso del niqab e del burqa negli spazi pubblici. Questa iniziativa, sostenuta da forze politiche di destra e estrema destra, ha riportato alla ribalta una questione che periodicamente riemerge nel dibattito europeo su identità, sicurezza e integrazione. Tuttavia, al di là della retorica che accompagna la proposta, i dati disponibili offrono un quadro ben diverso da quello evocato nel dibattito politico.

Una presenza statisticamente insignificante

Secondo le stime più affidabili, in Spagna vivono circa 2,5 milioni di persone di fede musulmana, una componente ormai consolidata della società iberica. All’interno di questa comunità, tuttavia, le donne che decidono di indossare il burqa o il niqab costituiscono una percentuale estremamente ridotta: si stima che si tratti di poche centinaia di casi su tutto il territorio . Si tratta quindi di una quota minima, priva di un impatto significativo sulla vita pubblica, sulle istituzioni o sulla sicurezza.

Il burqa e il niqab sono due forme di velo integrale utilizzate in determinati contesti culturali e religiosi per coprire il corpo e il volto. Il primo nasconde completamente la figura femminile, lasciando visibile solo una griglia all’altezza degli occhi; il secondo copre il viso ma lascia scoperti gli occhi. In Spagna, il loro utilizzo è sporadico e non rappresenta un fenomeno diffuso né visibile nelle principali città o nei centri istituzionali. Inoltre, non ci sono dati che indichino problematiche di ordine pubblico direttamente collegate a questa pratica.

L’iniziativa legislativa e i suoi sostenitori

A sostenere il progetto di legge sono in particolare membri di Vox, un partito che negli ultimi anni ha rafforzato la propria presenza in Parlamento facendo leva su temi legati alla sovranità nazionale, al controllo dell’immigrazione e alla difesa dell’identità culturale. Insieme a Vox, alcuni settori del Partito Popolare hanno mostrato apertura verso misure restrittive, sebbene con accenti e motivazioni diverse.

I sostenitori della proposta affermano che il divieto rappresenterebbe uno strumento di protezione dei valori costituzionali e dell’uguaglianza di genere. L’argomento principale si basa sull’idea che il velo integrale sia simbolo di sottomissione e incompatibile con i principi di una società democratica e laica. Tuttavia, la correlazione tra l’uso del burqa o del niqab e una minaccia concreta all’ordine pubblico non trova riscontro nei dati ufficiali né nelle statistiche sulle problematiche sociali.

L’assenza di un’emergenza misurabile rende il provvedimento fortemente simbolico. Non risultano episodi significativi che abbiano coinvolto donne velate in modo integrale in contesti di rischio per la sicurezza nazionale. Le forze dell’ordine non hanno segnalato un incremento di reati connessi a questa pratica, né esistono studi che dimostrino un impatto negativo diretto sulla coesione sociale.

Il quadro costituzionale e i diritti fondamentali

La Spagna è uno Stato laico che riconosce la libertà religiosa come diritto fondamentale. La Costituzione garantisce la libertà di culto e di espressione, a condizione che non si traducano in violazioni dell’ordine pubblico o dei diritti altrui. L’introduzione di un divieto generalizzato sul vestiario religioso solleverebbe inevitabilmente interrogativi di natura costituzionale.

Eventuali restrizioni dovrebbero superare il vaglio di proporzionalità: dimostrare cioè che la limitazione è necessaria, adeguata e proporzionata rispetto a un obiettivo legittimo. In assenza di un’emergenza documentata o di un rischio concreto, il percorso legislativo potrebbe incontrare ostacoli significativi sia sul piano giuridico sia su quello politico.

Il confronto europeo

Il tema non è nuovo nel contesto europeo. Alcuni Paesi hanno già adottato normative che vietano o limitano l’uso del velo integrale negli spazi pubblici. In Francia, ad esempio, il divieto è stato introdotto nel 2010 sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, suscitando un ampio dibattito e ricorsi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Misure simili sono state adottate in Belgio e in altri Stati membri dell’Unione europea, spesso giustificate da motivazioni legate alla sicurezza.

In Spagna, tuttavia, la situazione appare differente per dimensioni e intensità del fenomeno. La presenza di donne che indossano il velo integrale è numericamente molto più contenuta rispetto ad altri contesti europei, rendendo il confronto solo parzialmente pertinente.

La dimensione politica del consenso

Non va trascurato il contesto elettorale in cui la proposta prende forma. Le forze che la sostengono hanno costruito parte del proprio successo su temi identitari e su una narrativa che contrappone valori tradizionali a presunte minacce esterne. In questo scenario, il burqa e il niqab diventano simboli potenti, capaci di sintetizzare paure e rivendicazioni in uno slogan facilmente comunicabile.

Il rischio, tuttavia, è quello di alimentare una polarizzazione che non trova riscontro nella quotidianità della maggioranza dei cittadini. L’assenza di dati che attestino un problema concreto potrebbe trasformare la legge in un atto prevalentemente ideologico, con effetti limitati sul piano pratico ma significativi sul clima sociale.

Uno degli argomenti più frequentemente citati riguarda la sicurezza. Il volto coperto renderebbe più difficile l’identificazione delle persone e potrebbe, secondo i sostenitori del divieto, favorire comportamenti illeciti.

Legiferare, quindi, su una pratica che coinvolge poche centinaia di persone su milioni di residenti musulmani potrebbe apparire come una risposta sproporzionata rispetto alla dimensione del fenomeno.

Patricia Iori

I commenti sono chiusi.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More