Tariffe doganali sulla pasta italiana e sui mobili imbottiti

Tariffe doganali sulla pasta italiana e sui mobili imbottiti 1

La conclusione del 2025 rappresenta un momento cruciale per la politica commerciale degli Stati Uniti, con decisioni che influenzano sia i rapporti con l’Europa sia gli equilibri interni dell’economia americana. Due misure distinte, adottate poco prima dell’inizio del nuovo anno, segnalano una parziale diminuzione delle tensioni protezionistiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni: la riduzione dei dazi sulla pasta italiana e il rinvio degli aumenti tariffari su alcune categorie di mobili importati.

Antidumping sulla pasta italiana

Nella notte, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha pubblicato alcune valutazioni preliminari riguardanti l’indagine antidumping sui produttori italiani di pasta. La comunicazione è giunta in anticipo rispetto alla conclusione ufficiale dell’istruttoria, prevista per l’11 marzo, sorprendendo osservatori e operatori del settore.

L’anticipo delle valutazioni rappresenta un passaggio significativo, poiché permette di ridimensionare un quadro che, nelle sue formulazioni iniziali, appariva particolarmente sfavorevole per l’export italiano.

La drastica diminuzione delle aliquote tariffarie

Le nuove determinazioni post-preliminari abbassano in modo considerevole i dazi fissati provvisoriamente il 4 settembre. In quell’occasione, le aliquote erano state stabilite a un livello estremamente elevato, pari al 91,74%, suscitando forti preoccupazioni per la stabilità del settore.

Secondo quanto comunicato dalla Farnesina, la revisione riduce i dazi al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati. Una correzione che modifica radicalmente l’impatto economico delle misure.

L’importanza strategica del mercato statunitense

La pasta italiana occupa una posizione di rilievo nel mercato americano, sia in termini di volumi sia di valore simbolico. Un dazio vicino al 100% avrebbe seriamente compromesso la competitività dei prodotti italiani, favorendo alternative locali o di diversa origine.

La diminuzione delle aliquote, pur mantenendo un regime di controllo commerciale, consente alle aziende italiane di continuare a operare negli Stati Uniti senza subire un blocco di fatto delle esportazioni.

Oltre agli effetti economici, la revisione dei dazi assume un significato politico. L’anticipo delle valutazioni e la diminuzione delle tariffe sembrano indicare una maggiore apertura al dialogo con l’Unione europea, in un momento in cui i rapporti transatlantici restano complessi ma strategicamente centrali.

La diplomazia italiana ha accolto con favore l’annuncio, sottolineando come le nuove aliquote risultino più coerenti con i dati di mercato e con le reali dinamiche concorrenziali.

Il rinvio dei dazi sull’arredamento

Sul fronte interno, un altro intervento significativo riguarda il settore dell’arredamento. Poche ore prima della fine del 2025, il presidente Donald ha firmato un provvedimento che posticipa di un anno l’entrata in vigore dei nuovi aumenti tariffari su mobili imbottiti, mobili da cucina e mobili da bagno.

L’attuazione degli incrementi tariffari viene così rinviata al 2027, spostando una scadenza che inizialmente era prevista per l’inizio del 2026.

Il percorso delle tariffe e le scelte dell’amministrazione

Già a settembre, l’amministrazione Trump aveva introdotto dazi del 25% sui mobili da cucina e sui mobili imbottiti, entrati in vigore nel mese di ottobre. Il piano prevedeva un aumento progressivo delle aliquote, che avrebbero dovuto raggiungere il 50% per i mobili da cucina e il 30% per quelli imbottiti entro il 2026.

Il rinvio interrompe temporaneamente questa traiettoria, senza però annullarla del tutto.

La decisione di posticipare gli aumenti tariffari risponde alle richieste provenienti dal mondo imprenditoriale e dai consumatori. Le associazioni di settore hanno evidenziato il rischio di un incremento dei prezzi al dettaglio, con effetti negativi sull’inflazione e sul potere d’acquisto delle famiglie americane.

Allo stesso tempo, molte aziende hanno segnalato la difficoltà di riorganizzare rapidamente le catene di approvvigionamento, ancora fortemente dipendenti da fornitori esteri.

Una finestra temporale per l’adattamento del mercato

Il rinvio al 2027 offre alle aziende un margine di più ampio per adattare strategie produttive e logistiche. Le imprese potranno considerare investimenti interni o soluzioni alternative, mentre i consumatori beneficeranno di una maggiore stabilità dei prezzi nel breve periodo.

La misura non rappresenta tuttavia un abbandono definitivo della linea protezionistica, che rimane uno strumento centrale della politica economica americana.

Nel loro insieme, i provvedimenti adottati a fine 2025 delineano una politica commerciale più sfumata rispetto al passato. Accanto alla volontà di proteggere alcuni settori strategici, emerge l’esigenza di considerare le ricadute economiche interne e le relazioni con i partner internazionali.

Molto dipenderà dagli sviluppi futuri. L’esito finale dell’indagine antidumping sulla pasta, atteso per marzo, sarà cruciale per confermare l’attuale orientamento. Anche il destino delle tariffe sull’arredamento sarà influenzato dall’andamento dell’economia americana e dalle scelte politiche dell’amministrazione.

Patricia Iori

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