Transizione 5.0, riduzione degli incentivi: preoccupazione tra le aziende di Ferrara

Transizione 5.0, riduzione degli incentivi: preoccupazione tra le aziende di Ferrara 1

“La scelta del governo mina la fiducia delle aziende nelle scelte di politica industriale adottate, rendendo l’Italia meno attrattiva per chi desidera investire nel nostro Paese. Inoltre, contraddice le politiche a favore della sostenibilità ambientale e dell’autoproduzione energetica che Cna ha sempre sostenuto e che, più che mai, andrebbero invece promosse con determinazione”. Jessica Morelli, presidente di Cna Ferrara, manifesta la profonda preoccupazione del settore imprenditoriale, sia ferrarese che , per il significativo taglio apportato dal governo alle agevolazioni previste dal piano Transizione 5.0.

Qual è la situazione? Il governo, attraverso un decreto del 27 marzo, ha drasticamente ridotto il credito d’imposta precedentemente promesso alle aziende in attesa di beneficiare del Piano Transizione 5.0. Questa decisione colpisce circa 7mila imprese che avevano presentato domanda regolare ma che, nella fase iniziale di assegnazione delle agevolazioni, erano state escluse a causa dell’esaurimento dei fondi disponibili: il credito d’imposta loro attribuito è stato ridotto del 65%, con una diminuzione delle risorse complessive da un miliardo e trecento milioni a 500 milioni. Alla fine, secondo le stime più diffuse, il credito d’imposta effettivo si attesterà attorno al 14-15% della spesa sostenuta da ciascuna azienda. È importante ricordare che Transizione 5.0 è stato concepito per incentivare le imprese a investire in beni strumentali a maggiore efficienza energetica.

Tra le aziende che subiranno il taglio del credito d’imposta c’è “Suono e , nota realtà ferrarese che da anni fornisce e gestisce impianti multimediali all’avanguardia per eventi temporanei e installazioni permanenti. “È vero, anche noi siamo inclusi in quella lista – afferma l’amministratore di Suono e Immagine Davide Franco – abbiamo effettuato un investimento significativo, con spese di certificazione, e ora rischiamo di ricevere un’agevolazione molto inferiore a quella inizialmente promessa”.

“Cosa posso dire? – aggiunge con rassegnazione Davide Franco – Ci era stato garantito un incentivo, siamo stati spinti a investire e ora ci viene comunicato che l’incentivo è stato drasticamente ridotto. Questo porta le imprese a vivere in una totale incertezza”.

Laura Padovani, titolare dell’Enginplast di Bondeno e presidente di Cna Industria, non ha investimenti diretti candidati su Transizione 5.0: “Tuttavia, subiremo comunque le conseguenze del taglio attraverso i nostri clienti che, invece, hanno creduto nel piano e hanno deciso di investire”.

Enginplast produce e commercializza macchinari per il dosaggio e il trasporto delle materie plastiche: “Ho appena parlato con un cliente molto importante, situato nelle Marche, che ha riposto fiducia nel piano e ora si trova a dover affrontare un taglio drastico del contributo promesso. Inevitabilmente, questo avrà ripercussioni anche sulle aziende fornitrici, come noi: potrebbe essere costretto a dilazionare i tempi di pagamento delle forniture o a rivedere gli ordini futuri, e così via. Sono certo che non è l’unico tra i nostri clienti a trovarsi in questa situazione. In sintesi, la decisione del governo ha introdotto un ulteriore fattore di incertezza in un contesto già molto complesso, caratterizzato da grande instabilità, costi elevati e un futuro imprevedibile. Senza contare il clima di sfiducia che si è venuto a creare”.

Anche Eleonora Fiorani, titolare dell’Estepack di Terre del Reno e presidente di Cna Produzione, prevede gravi e pesanti conseguenze dal decreto del governo: “Per le aziende è una vera doccia fredda – spiega – che metterà in difficoltà l’intero sistema produttivo. Oggi, infatti, la produzione è organizzata in filiere interconnesse e ciò che danneggia un’azienda della filiera finisce per coinvolgere tutte le altre: per questo le conseguenze di questo taglio si diffonderanno a macchia d’olio”.

Eleonora Fiorani aggiunge: “Il mercato del packaging in cui opera la mia azienda è sempre stato soggetto a forti fluttuazioni. Tuttavia, il periodo attuale, caratterizzato da costi energetici elevati e una situazione geopolitica instabile, è davvero molto complesso. Questi tagli inaspettati non fanno che aggravare la situazione”.

Non è tutto: il decreto del 27 marzo prevede un’ulteriore penalizzazione. Il credito d’imposta, già ridotto, potrà essere calcolato solo sugli investimenti in beni strumentali diretti; sono stati esclusi gli investimenti, inizialmente previsti, per i sistemi di gestione dell’energia e per gli impianti per energia da fonti rinnovabili a fini di autoconsumo. Ad esempio, impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica.

Manuele Marani, titolare di Marani Impianti e presidente di Cna Installazione Impianti, non nasconde le sue preoccupazioni: “Mai come in questo momento il costo dell’energia è aumentato in modo esponenziale e sembra fuori controllo. L’installazione di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione consentirebbe alle aziende manifatturiere di abbattere i costi energetici e, di conseguenza, i costi di produzione. Paradossalmente, proprio ora si accumulano ostacoli di ogni genere. Prima le difficoltà, più volte segnalate, per i piccoli impianti fotovoltaici, a ottenere l’allacciamento alla rete elettrica nazionale; ora il taglio netto, retroattivo, delle agevolazioni fiscali. Come si può pretendere che le aziende investano nelle energie alternative se le trattiamo in questo modo?”

“Mercoledì prossimo – conclude Jessica Morelli – è previsto un incontro di confronto sul tema, convocato dal ministro . Noi parteciperemo con senso di responsabilità a questo incontro. Siamo consapevoli che le risorse disponibili sono limitate, ma riteniamo che il Governo debba necessariamente stabilire delle priorità e, soprattutto, non possa infrangere il patto di fiducia reciproca che lo alle forze economiche del Paese”.

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