E nelle strade scoppia la protesta “Nessuno tocchi il nostro Paese”
A member of the militia group known as “Colectivos” holds a weapon, after the United States struck Venezuela and captured its President Nicolas Maduro and his wife Cilia Flores, in Caracas, Venezuela January 3, 2026. REUTERS/Maxwell Briceno (reuters)
Ci sono i colectivos, le milizie di volontari civili che già pattugliano le strade. E i motorizados, che da Petare sono scesi in migliaia per unirsi alla manifestazione convocata da quel che resta del governo a plaza de la Candelaria per protestare contro il raid degli Usa. Ma anche la gente comune, che si contende le telecamere di Vtv, la tv di Stato per dire che «il Venezuela non si arrende».
Quasi 700mila abitanti, case e baracche addossate le une alle altre. Petare è uno dei ranchitos, i quartieri popolari, più grandi non solo di Caracas, ma di tutta l’America Latina. Insieme al 23 de Enero, altra zona complicata della capitale, è stata una delle roccaforti del chavismo. È lì che le prime misiones – i programmi sociali avviati quando Chàvez per la prima volta ha vinto le elezioni – hanno portato acqua corrente, assistenza sociale, ambulatori medici e scuole. E che migliaia di abitanti, nati e cresciuti senza che fosse mai stata registrata la propria esistenza, hanno avuto per la prima volta documenti e un’identità formale.
I cortei
Da allora sono passati più di vent’anni, inflazione, disoccupazione, corruzione, repressione hanno scavato trincee di disincanto. I sostenitori del regime ci sono, ma alle ultime contestate elezioni molte persone non sono neanche andate a votare, c’è chi ricorda persino un cacerolazo contro Maduro. Dopo il raid però i quartieri storici del chavismo sono scesi in piazza ancora prima delle convocazioni ufficiali. «Non è questione di partiti, qui è il Venezuela che non si arrende», dice Yaelis, dalla piazza principale. «È chiaro che qualcuno ha tradito, ma adesso bisogna difendere il Paese», afferma uno degli abitanti del quartiere al microfono di un imbarazzato reporter, esprimendo ciò che molti, se non tutti, pensano, ma che pochi si azzardano a dire.
Messaggio al governo
Da Petare, 23 de Enero, come da Catia, zona operaia parzialmente colpita dal raid, si sono presentati in massa alla manifestazione che ieri ha inondato il centro di Caracas. Ma soprattutto hanno risposto alla convocazione del ministro della Difesa Padrino Lopez.
Da oggi, ha annunciato, colectivos, motorizados e i volontari della “riserva civile” verranno integrati nel sistema di sicurezza militare e di polizia. E la gigantesca colonna di riservisti, anche visibilmente armati, che a bordo di moto ha raggiunto il corteo, è forse uno dei primi messaggi della neo nominata presidente ad interim Delcy Rodriguez. Con destinatari dentro e fuori dal Paese.