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(ansa)
È iniziata una nuova serie di intercettazioni nei confronti delle ultime dieci imbarcazioni della Flotilla ancora in navigazione. La prima a essere abbordata è stata la Andros. Le ultime riprese della telecamera di bordo, che hanno seguito l’intera missione, mostrano uomini armati che si avvicinano alla nave mentre l’equipaggio li attende con le mani alzate, a testimonianza del carattere pacifico e non violento dell’iniziativa. Successivamente, il segnale si interrompe e sullo schermo appare il messaggio: “La Andros è stata intercettata”. Poco dopo è toccato alla Zefiro, mentre a bordo si riferisce di gommoni d’assalto in prossimità dell’Alcyone.
“Questo rappresenta il terzo atto di pirateria in meno di tre settimane subito da imbarcazioni a vela civili, con bandiere europee e italiane, da parte di un esercito straniero senza alcuna giustificazione. Credo che tra poche ore sarò sequestrato, mi troverò forse a bordo di una nave prigione, non so quale trattamento ci riserveranno, so solo che considero politicamente responsabili i nostri governi, poiché questa violenza può manifestarsi solo nell’impunità. L’unica cosa che ci preoccupa in questo momento non è ciò che sta accadendo a noi, ma il mondo che si sta formando”, afferma dal ponte della don Juan Dario Salvetti, rappresentante sindacale del collettivo di fabbrica ex Gkn.
Attualmente rimangono in navigazione otto barche, dislocate a ventaglio, con a bordo circa venti italiani, nella speranza che almeno una riesca a raggiungere la costa di Gaza. Mancano poco più di settanta miglia, circa una dozzina di ore di navigazione, ma a bordo tutti sono consapevoli che sarebbe quasi un miracolo e che per chi è ancora in rotta, l’abbordaggio è solo una questione di tempo. Ieri quaranta vele, una dopo l’altra, sono state intercettate in un’operazione durata oltre dodici ore, con più di trecento attivisti catturati e trasferiti su quella che nella Flotilla chiamano ormai “nave prigione”.
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È la stessa imbarcazione sulla quale, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, sono stati portati gli equipaggi fermati durante il primo raid, tutti rilasciati a Creta, eccetto Thiago Àvila e Said Abukeshek, trasferiti ad Ashdod e per oltre una settimana detenuti nel carcere di Ashkelon. Al momento non c’è ancora conferma ufficiale riguardo al destino di chi è stato fermato ieri e di chi è stato intercettato nelle ultime ore. Tuttavia, secondo fonti ben informate, i primi trecento dovrebbero arrivare ad Ashdod intorno alle 19 (ora italiana).
In linea di massima, a tutti dovrebbe essere applicata la procedura accelerata di espulsione, approvata esclusivamente per gli attivisti delle flotille a fine marzo, che prevede che siano espulsi entro 24 ore, senza dover attendere i tre giorni di trattenimento previsti dal normale iter. Tuttavia, la sorte di coloro che hanno già ricevuto un divieto di ingresso – quasi tutti i partecipanti a precedenti missioni hanno ricevuto un “ban” di 99 anni – o di chi venga considerato “sospetto” da Israele, come Abukeshek o Àvila, potrebbe essere diversa.