Forze armate italiane, detriti di un razzo impattano sulla base Unifil. Preoccupazione anche a Baghdad.

Leggi in app

Forze armate italiane, detriti di un razzo impattano sulla base Unifil. Preoccupazione anche a Baghdad.0 Forze armate italiane, detriti di un razzo impattano sulla base Unifil. Preoccupazione anche a Baghdad. 2

()

è riservato agli abbonati premium

METULLA – Non esiste un luogo che possa considerarsi sicuro in Libano, in particolare nel sud. Alcuni frammenti di un razzo di Hezbollah, intercettato dai sistemi di difesa israeliani, sono caduti sulla base Unifil di Shama, dove operano i militari della Brigata Sassari. Fortunatamente, i detriti sono atterrati in un’area aperta, evitando feriti o danni, sebbene un soldato sia stato trasferito in infermeria per accertamenti a causa di un dolore a un occhio. I medici hanno rassicurato che non si tratta di nulla di grave.

Poche ore dopo, a Baghdad, un drone ha colpito un hotel che ospitava anche personale italiano, il quale non è stato coinvolto nell’esplosione ed è stato successivamente trasferito in sicurezza nei bunker.

Iran, le news sulla guerra in diretta

  • avverte la Nato: “Futuro molto negativo”
  • La base italiana in Kuwait è nel mirino dei pasdaran
  • La fatwa di Teheran: “Uccideremo Netanyahu”
  • Due settimane di una guerra che rischia di andare fuori controllo

Iscriviti a “La sottile linea rossa”, la nuova newsletter di Gianluca Di Feo

Il livello di allerta è al massimo, in particolare in Libano, anche perché non è la prima volta che la forza di interposizione viene presa di mira, sia in modo diretto che indiretto. Il 6 marzo scorso, il quartier generale delle forze ghanesi era stato colpito da un proiettile, probabilmente un proiettile di carro armato o un razzo anti-tank. Due giorni fa, tre pattuglie sono state attaccate nei pressi delle loro basi.

Shama è la sede del Comando del settore ovest della missione Unifil, attualmente sotto la guida del generale Diodato Abagnara. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha immediatamente contattato il generale per seguire l’evoluzione della situazione sul campo, complicatasi ulteriormente con la decisione di Israele di avviare un’operazione terrestre “limitata” nel sud del Libano.

L’obiettivo a breve termine — hanno comunicato fonti dell’Idf — è eliminare i miliziani che si nascondono nei villaggi sciiti, per ridurre la minaccia di lanci di droni e razzi sulla Galilea. Nel medio termine, si prevede di occupare una zona cuscinetto fino al fiume Litani, in violazione della risoluzione 1701 dell’Onu che Unifil, insieme all’esercito libanese, è incaricata di monitorare.

Il contingente italiano è composto da 1.300 soldati ed è il più numeroso tra i circa 50 Paesi che partecipano alla missione. Opera nelle tre basi di Shama, Al Mansouri e Naqura. Oltre a cercare di contenere l’escalation tra Hezbollah e Israele, è impegnato nella distribuzione di generi alimentari e medicinali alla popolazione colpita dal conflitto: già tredici tonnellate sono state consegnate all’Unione dei comuni di Tiro, dove sono accolti migliaia di sfollati. Per ora, non è prevista l’evacuazione dei caschi blu italiani per motivi di sicurezza, sebbene un piano di evacuazione via mare sia già stato predisposto.

Il futuro di Unifil è incerto, oscillando tra la possibilità di nuove regole di ingaggio e la chiusura anticipata: la decisione sarà presa dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, forse già a giugno. Il mandato, in ogni caso, scade alla fine del 2026. Il Libano — dove l’Italia è attivamente coinvolta anche con la missione Mibil a sostegno delle forze di sicurezza locali — rappresenta il fronte con gli scenari più incerti. Se dovesse sfumare l’idea di una nuova missione Onu, l’ipotesi più plausibile è l’istituzione di missioni bilaterali per rafforzare l’esercito libanese affinché diventi, nel minor tempo possibile, autonomo e formato.

I commenti sono chiusi.